- Il dicastero, escluso dalla revisione della «Laudate Deum», forse avrebbe mosso rilievi alle sbandate filocinesi. Indiscrezioni sui veri autori (argentini) del testo: il cardinale inviso ai conservatori e la teologa terzomondista.
- Ok dell’Europarlamento al bando degli impianti con gas fluorurati già dal 2027. Proteste delle associazioni: «Divieti sconsiderati che ritarderanno l’addio ai fossili».
Lo speciale contiene due articoli.
È piaciuta a Giorgio Parisi, a Vandana Shiva, a Carlo Petrini, a Greenpeace; persino a Coima, la società immobiliare che gestisce il quartiere Porta Nuova a Milano e che, forse, pregusta il business delle case green. L’esortazione apostolica Laudate Deum, però, ha destato perplessità all’interno delle sacre stanze. Specie nella Segreteria di Stato vaticana, attualmente retta dal cardinale Pietro Parolin.
Ieri ne ha dato conto il sito americano The Pillar. Una fonte bene informata, oltre che direttamente interessata, per ovvie ragioni geografiche, alla contrapposizione tra il Papa e la frangia conservatrice del clero statunitense.
Secondo la testata, il dicastero che gestisce i rapporti tra la Santa Sede e gli organismi internazionali è stato escluso dal processo di stesura del documento. La decisione avrebbe lasciato i funzionari vaticani «sconfortati». Alla Segreteria il testo sarebbe stato consegnato soltanto per un commento e solo all’ultimo minuto, «senza nemmeno un giorno di tempo» per esaminarlo. Un comportamento anomalo, che ha violato la «prassi stabilita», in virtù della quale qualsiasi scritto che contenga riferimenti alla politica e alla diplomazia viene trasmesso al dicastero con largo anticipo, per tutte le opportune valutazioni. Certo, non è la prima volta che il Pontefice venuto «dalla fine del mondo» rompe le consuetudini. Ma stavolta, in ballo, non ci sono esclusivamente questioni dottrinali. Il malessere della Segreteria di Stato dev’essere legato alle osservazioni che ieri, sulla Verità, ha svolto Stefano Graziosi, a proposito delle sviolinate alla Cina di cui è disseminata l’esortazione apostolica.
Francesco ha assolto il Dragone, il grande inquinatore del pianeta, scaricando la responsabilità delle emissioni di CO2 sugli Usa e, più in generale, sullo «stile di vita irresponsabile» degli occidentali. Le frequenti strizzatine d’occhio al regime asiatico stanno compromettendo il Papato. Sullo sfondo, c’è la blindatura dell’accordo sinovaticano, che però, per i cattolici cinesi, non si sta rivelando granché vantaggioso: le persecuzioni non sono cessate e, di fatto, Xi Jinping ha ottenuto quello che voleva, ossia affidare al partito il controllo della Chiesa. Da parte Vaticana, invece, proseguono i cedimenti: il più clamoroso è stato l’invito di Jorge Mario Bergoglio ai fedeli cinesi, durante il viaggio in Mongolia, a essere «buoni cittadini».
L’ambigua relazione con il Dragone passa altresì per gli intrecci con la sinistra a stelle e strisce, a partire dalla famiglia Clinton. E quale inquilino della Casa Bianca promosse l’ingresso di Pechino nell’Organizzazione mondiale del commercio, grazie alla quale il gigante orientale ha potuto piegare a proprio vantaggio la globalizzazione? Il presidente Bill Clinton.
A proposito dell’interesse da Oltreoceano per la sensibilità green del Papa, le talpe della Segreteria di Stato, sentite da The Pillar, hanno riferito un dettaglio succoso: John Kerry, altro clintoniano, oggi inviato per il clima di Joe Biden, si era messo in contatto con il dicastero appena Bergoglio aveva dato l’annuncio di voler aggiornare l’enciclica Laudato Si’. Aveva fatto pervenire «suggerimenti molto seri», tuttavia gli uffici di Parolin non hanno avuto modo di girarli agli estensori della Laudate Deum. Ricordando gli attriti tra Kerry e i funzionari cinesi, durante la sua visita di luglio a Pechino, si può ipotizzare perché il Papa abbia preferito dribblare la Segreteria: l’organismo di governo della Santa Sede avrebbe magari chiesto di temperare i vari passaggi filocinesi. È un disagio che le fonti interne confermano: «Ai sensi del protocollo, la vicenda è molto imbarazzante e rende ancor più difficile il lavoro di molte persone intelligenti». I responsabili della politica estera vaticana.
L’entourage di Kerry ha preferito tenersi fuori dalla disputa: il messo di Biden si è limitato a salutare con ammirazione le «parole potenti» del testo appena licenziato.
A questo punto sorge una domanda: di chi è la «manina» dietro l’esortazione ecologista? Si mormora che le penne al servizio della causa verde siano quelle del cardinale Víctor Manuel Fernández, da poco prefetto del Dicastero per la dottrina della fede, e della teologa Emilce Cuda. Entrambi argentini come il Pontefice, il primo è reduce da una feroce polemica con il porporato americano Raymond Leo Burke, sull’ipotesi di concedere la comunione ai divorziati risposati; la seconda, esegeta semiufficiale del pensiero economico di Francesco, ha già tentato di normalizzare le posizioni eccentriche di Bergoglio, approfittandone per riabilitare la teologia della liberazione.
Pure la scelta dei ghost writer, allora, è un segnale eloquente: monsignor Fernández è in rotta con i conservatori statunitensi, era inviso al ratzingeriano cardinale Gerhard Müller e soprattutto alla curia romana, alla quale il Papa dichiarò guerra dal momento dell’elezione al soglio. L’ex arcivescovo di La Plata era stato già coinvolto nella redazione della Laudato si’ e della Evangelii gaudium, un’esortazione smaccatamente pauperista, in linea col terzomondismo abbracciato dal successore di Pietro.
È appena il caso di sottolineare che, circa un anno e mezzo fa, Buenos Aires e Pechino strinsero un accordo commerciale da quasi 24 miliardi di dollari. E che l’Argentina, a fine agosto, è stata invitata a entrare nei Brics. Bergoglio non ha mai avuto rapporti idilliaci con le élite politiche del suo Paese, ma osserva un nuovo mondo che si muove. Per la sua «Chiesa in uscita», l’Occidente, culla del cristianesimo, non è più una priorità.
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