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Lo speciale contiene due articoli.
Il re è nudo, dissero alla fine gli scienziati africani. Il comunicato del Gruppo di lavoro panafricano su epidemie e pandemie, firmato dal coordinatore generale Pedrito Cambrao dell’Università Zambeze del Mozambico, dal direttore sanitario Wellington Oyibo e dal coordinatore dei social media Reginald Oduor è un duro atto d’accusa contro le autorità internazionali, il Trattato pandemico, gli emendamenti al Regolamento sanitario internazionale (Rsi) e la gestione occidentale del Covid. Secondo il gruppo, l’attuale bozza di Trattato e il nuovo Rsi puzzano di «imperialismo sanitario»: il potere di imporre globalmente nuovi lockdown, definiti «misura colonialista», non porterà l’Africa da nessuna parte, anzi.
È da queste premesse che il gruppo di scienziati sta esortando i rispettivi governi a chiedere una revisione del ruolo dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), nel dar forma al nuovo Trattato e alla nuova versione del Rsi, prima della loro finalizzazione all’Assemblea mondiale della sanità, che si terrà a Ginevra il prossimo 27 maggio.
Il loro appello è un duro j’accuse contro le istituzioni occidentali e la gestione pandemica. In particolare, il gruppo panafricano chiede una revisione dell’articolo 12, del nuovo paragrafo 6 e del nuovo articolo 13 del Rsi recentemente modificato, che autorizza il direttore generale dell’Oms, Tedros Ghebreyesus, a determinare «in qualsiasi momento» che una malattia è un’emergenza di salute pubblica di rilevanza internazionale o una pandemia.
Oyibo, parassitologo presso l’Università di Lagos e direttore della consulenza sanitaria del gruppo, ha dichiarato che l’impatto delle misure restrittive già usate in pandemia è «simile all’uso di un bazooka per uccidere una formica». E questo, dice, farà sì che l’Africa perda l’opportunità di sviluppare soluzioni uniche alle sue sfide sanitarie uniche, e rafforzare il proprio sistema sanitario: «I lockdown erano basati sul censo e sono stati uno strumento non scientifico. Sono stati particolarmente dannosi per gli africani, che si guadagnano da vivere con un reddito di sussistenza. Come si può pensare di rinchiuderli per diversi mesi?», ha dichiarato lo scienziato, che è anche direttore del Centro per la ricerca interdisciplinare sulla malaria e le malattie tropicali rare presso l’Università di Lagos. «I casi di Covid sono stati bassi in Africa», ha dichiarato, «eppure l’autorità sanitaria globale vorrebbe che tutta l’Africa fosse vaccinata. Ma l’Africa ha le sue malattie come il colera, la febbre gialla, la malaria e altre ancora che uccidono più del Covid».
«Ai Paesi africani», si legge nel documento, «verrà chiesto di contribuire finanziariamente alla “preparazione alla pandemia” per aiutare i Paesi ricchi, distogliendo risorse dalle loro principali urgenze sanitarie come la malaria, la Tbc e la carestia», senza contare che «è prevista la vaccinazione di massa contro il Covid della giovane popolazione africana, nota per essere a rischio molto basso e già in possesso dell’immunità».
Secondo gli scienziati, anche che gli articoli 23 e 36 degli emendamenti al Regolamento sanitario internazionale, che riguardano i moduli obbligatori di localizzazione digitale dei passeggeri e i certificati obbligatori di vaccinazione, sono problematici e vanno contro il Codice di etica medica di Norimberga, che sostiene il consenso volontario.
«Le raccomandazioni elencate dalla direzione generale dell’Oms, che i Paesi africani si devono “impegnare” a seguire», accusano gli scienziati africani, «includono la chiusura delle frontiere, i lockdown e l’obbligo di vaccinazione contro i principi del consenso medico informato e dell’etica, come è già accaduto in pandemia. I Paesi africani», si legge ancora nel documento, «dovranno accettare di censurare le informazioni contrarie alle tesi dell’Oms», punto fortemente criticato. Secondo il gruppo, l’articolo 44 del Regolamento sanitario internazionale, che si occupa di contrastare la diffusione di presunte fake news, «costituisce censura ed è una violazione del diritto alla libertà di parola».
«Gli organismi globali e i Paesi ricchi non sono gli arbitri della conoscenza scientifica», ha lamentato Reginald Oduor, docente presso il dipartimento di filosofia dell’Università di Nairobi, in Kenya, «è imperialismo sanitario pensare che le innovazioni mediche e la conoscenza sul Covid o su altre pandemie debbano provenire da Ginevra o dai Paesi sviluppati». Non è un caso che, alla fine del documento, la frase “La perdita della sovranità sanitaria da parte delle nazioni africane potrebbe precorrere la perdita di sovranità nazionale e politica» sia evidenziata in neretto. Un atto d’accusa, quello del Pan-Africa epidemic and pandemic working group, non soltanto sanitario ma politico, insomma: la risposta pandemica, spiegano gli scienziati del gruppo, ha centralizzato il controllo con la scusa di «proteggere tutti».
Non è questo, forse, il mantra ribadito a ogni riunione del Wef, perorando la causa dei vaccini anti Covid «a tutti»? Sarà forse per questo che il gruppo sottolinea nel documento l’assenza di imparzialità ai vertici dell’Oms, «finanziato dall’industria farmaceutica di Stati Uniti e Germania e dalla Fondazione Bill e Melinda Gates. Quel Bill Gates che noi ci ostiniamo ancora a chiamare «filantropo».
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