Se a fare razzia dei diritti delle donne sono i maschi trans si chiama progresso
  • In pochi giorni, i transgender hanno avuto l’accesso a sport, concorsi, persino bagni del sesso opposto. Fino al diritto al parto.
  • In Parlamento iniziano le audizioni per capire come sia stato possibile che a maggio siano arrivate nelle scuole della regione delle linee guida stilate da attivisti Lgbt.

Lo speciale contiene due articoli.

Jess De Wahls è originaria di Berlino, ma ha fatto fortuna come «artista tessile» nel Regno Unito, dove i suoi lavori sono stati esposti e messi in vendita dalla prestigiosa Royal Academy, una delle principali istituzioni culturali britanniche. Qualche settimana fa, tuttavia, l’accademia reale ha fatto sapere che non avrebbe più trattato le opere della talentuosa Jess. Motivo? L’artista era stata accusata di transfobia per via di alcuni commenti pubblicati sui social network. «Gli umani non possono cambiare sesso», aveva scritto in un post. E in un altro si era spinta addirittura ad affermare che «una donna è una femmina umana adulta (non un’identità o un sentimento)». Insomma, la De Wahls è stata la prima «epurata arcobaleno» nel mondo dell’arte.

La faccenda ha suscitato molte polemiche, a la Royal Academy ha tentato una mezza retromarcia, ammettendo di aver sbagliato a mettere in discussione la sua «libertà di parola». L’istituzione ha dichiarato che ridiscuterà il contratto con l’artista, ma nel frattempo gli attivisti transgender continuano a pretendere che la battagliera Jess venga boicottata e censurata. Lei, in ogni caso, non ha cambiato idea, anzi continua a mantenere la posizione, e proprio ieri ha pubblicato su Twitter un commento che descrive perfettamente la situazione in cui ci troviamo immersi: «Era l’anno 2021, quello in cui i sentimenti degli uomini hanno vinto sulla sicurezza delle donne, e tutto ciò è stato definito “progressista”».

La descrizione è semplicemente perfetta. E per rendersi conto che le cose stanno esattamente come dice l’artista britannica basta mettere in fila una serie di fatti avvenuti nelle ultime due settimane circa: una serie incredibile di aggressioni ai diritti delle donne.

Andiamo in ordine cronologico. Il 21 giugno scorso si è saputo che Laurel Hubbard, 43 anni, neozelandese, sarebbe stata la prima transgender a partecipare alle Olimpiadi. Nata maschio col nome di Gavin, a 35 anni ha deciso di cambiare sesso e poco dopo ha ripreso l’attività agonistica nel sollevamento pesi, che da uomo aveva abbandonato perché non ne aveva cavato grandi soddisfazioni. Potendo competere nella categoria femminile, Laurel Hubbard ha cominciato a collezionare vittorie, e ha ottenuto un posto alle gare di Tokyo. Un posto che, ovviamente, ha sottratto a una donna.

Altro giorno, altro furto al sesso femminile. Il 24 giugno, il Parlamento europeo ha approvato la risoluzione A9/2021/0169 la quale prevede, tra le altre cose, il riconoscimento e la tutela della gravidanza di «uomini transgender e persone non binarie». La risoluzione fa presente che «in talune circostanze, anche uomini transgender e persone non binarie possono essere in stato di gravidanza». E fa presente anche anche i trans «dovrebbero, in tal caso, beneficiare di misure di assistenza alla gravidanza e al parto, senza essere discriminati sulla base della loro identità di genere».

Il 29 giugno, poi, è stata la volta dei bagni. La Corte Suprema americana ha respinto il ricorso presentato da un istituto scolastico della Virginia che aveva impedito a uno studente identificatosi come transgender di utilizzare i servizi «corrispondenti alla sua identità di genere». La causa riguardava Gavin Grimm. Nato femmina, a 14 anni ha dichiarato di sentirsi maschio. Nel 2014, all’età di 15 anni, ha iniziato la battaglia legale contro la scuola per l’utilizzo del bagno, e dopo sette anni la Corte suprema gli ha dato ragione. Ora, nello specifico si tratta di una ragazzina divenuta maschio, ma dopo questa sentenza è evidente che anche i maschi che si dichiarano ragazze potranno sentirsi in diritto di utilizzare il bagno delle donne. Si suppone, quindi, che anche i transgender che non hanno completato la transizione chirurgica (e quindi hanno ancora gli attributi maschili), potranno entrare in uno spazio riservato alle femmine. Quali potrebbero essere le conseguenze, seppure in casi estremi, non è difficile immaginarlo.

Da una storia all’altra, arriviamo a un paio di giorni fa, quando Kataluna Enriquez, 27 anni, è stata incoronata Miss Nevada. La Enriquez è transgender, cioè è nata uomo, ma ha trionfato in un concorso di bellezza riservato alle donne e sarà la prima trans a competere per Miss America. Se avrà successo potrà arrivare fino al palco di Miss Universo, dove nel 2018 si era già presentata una concorrente trans, la spagnola Angela Ponce.

Proviamo dunque a riepilogare brevemente. Nell’arco di poco più di dieci giorni, i transgender hanno avuto accesso a luoghi e competizioni normalmente riservati alle donne. I trans hanno ottenuto il diritto a prendere il posto delle donne alle Olimpiadi; il diritto a partorire; il diritto a utilizzare i bagni del sesso in cui si riconoscono e pure quello a partecipare ai concorsi di bellezza riservati alle donne. In compenso, le donne hanno perso il diritto a competizioni sportive (e pure di bellezza) eque; il diritto ad avere privacy e sicurezza nei bagni; hanno perso perfino – almeno a livello simbolico – il monopolio della maternità. Ecco, quando sentite dire che nuove leggi arcobaleno (ad esempio il ddl Zan, che introduce l’identità di genere) «non tolgono niente a nessuno», ricordatevi di tutte queste storie. Ricordatevi dei «diritti Lgbt» ottenuti togliendo altrettanti diritti alle donne.


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