Covid, il ritorno degli indecenti
Roberto Speranza (Ansa)

Alla presentazione del libello dell’ex ministro, i due fautori di diktat e restrizioni inutili (l’Italia ha avuto in proporzione più morti di quasi tutti i Paesi del mondo) si scambiano complimenti. Mentre la Annunziata li vezzeggia e tenta di rilanciare il campo largo.

Riunione di cricca alla presentazione del libro di Roberto Speranza, Perché guariremo, ieri a Montecitorio: sul palco, insieme all’autore , il segretario del Pd, Elly Schlein, e il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte, introdotti dal vice presidente della Camera, Anna Ascani, e moderati da Lucia Annunziata, editorialista della Stampa. È lei stessa a evidenziare a Conte e Schlein: «Non vi vedete da sei mesi, questa è l’occasione». In platea figurano Susanna Camusso, Pierluigi Bersani, Massimo D’Alema, Dario Franceschini, Gianni Cuperlo, Laura Boldrini, Andrea Orlando, Pierpaolo Sileri e tanti altri. Tutta l’intellighenzia della sinistra stretta nella celebrazione della pessima gestione della pandemia targata Conte e Speranza.

L’ex ministro della Salute ieri si è atteggiato a eroe, rivendicando ogni singola azione del suo operato. Non solo, con il suo libro ha inteso offrire soluzioni all’attuale governo, per lui incapace di gestire i problemi. Soffre un evidente calo di attenzione, Speranza, che di continuo ha chiesto al pubblico: «Non è che ci siamo dimenticati di quella stagione?». Trducasi: non è che vi siete dimenticati di me?

L’«eroe», nei pochi minuti in cui si ferma davanti ai microfoni, risponde a qualche domanda, a quelle dei soliti volti noti, alle domande dei giornalisti amici, senza mai rispondere alla domanda della Verità: «Perché nel suo libro non parla mai delle cure? Prova rimorso per i pazienti che si potevano salvare?». Gli strappiamo una promessa: «Alla domanda rispondo dopo». A fine convegno, Speranza coglie il nostro cenno e annuisce, ma nel frattempo, con il microfono ancora in mano nel salutare si alza. La sua è una vera e propria fuga. Scappa dalla porta sul retro, seguito da Schlein e Conte, noti ai giornalisti per dichiarare senza rispondere alle domande.

Di Covid, all’evento, si parla poco, e solo come vogliono loro. Mai in termini critici. Non si parla di cure, non si parla dei droni che inseguivano i jogger sulla spiaggia, men che meno della follia del green pass, durante l’era di Mario Draghi. Non si parla dell’odio che il governo Conte e quello di Mr Bce hanno scientemente alimentato, per creare quella polarizzazione che serviva a ottenere consenso. Non si poteva parlare di cure, perché loro hanno deciso che parlare di cure significava non parlare di vaccino, creando una dicotomia che ha provocato molti più ricoveri del dovuto e quindi anche molti morti in più. Non se ne parlava allora, non se ne può parlare oggi.

Giuseppe Conte interviene nel dibattito sollecitato da una Lucia Annunziata che gli chiede: «Perché se siete stati così bravi tra Pnrr e pandemia, alla fine ha vinto il centrodestra alle ultime elezioni?». Conte va in crisi, tanto che dopo qualche minuto dice: «Aspetti, devo raccogliere le idee» e poi risponde (forse dietro suggerimento): «Avremmo dovuto votare subito dopo». Insomma, loro non sbagliano mai e soprattutto rappresentano la massima espressione di governo che questo Paese ha mai avuto, che fa un po’ rima con la frase più abusata del convegno: «Il periodo più buio», riferito alla pandemia. Tanto che l’avvocato del popolo si complimenta con tutti per il loro lavoro, persino con Domenico Arcuri, commissario straordinario e collezionista di flop. E quando la Annunziata insiste, chiedendogli perché allora non si trovano al governo, lui, all’angolo, dà la colpa al leader di Italia viva, Matteo Renzi, che si sa, «è sempre stato insofferente». Del consenso e dei voti perduti, nulla.

Travaglio, responsabilità. Anche Conte è un eroe e anche lui se lo dice da solo, lodando l’operato di sé stesso e del suo governo. Lo ripete anche quando candidamente ammette: «All’inizio abbiamo improvvisato […], lavoravamo di notte». Si dice dispiaciuto per la commissione d’inchiesta e assicura che «sarà un boomerang per chi l’ha concepita come un plotone di esecuzione». Perché, alla fine, grillini e dem dimostreranno che i disastri erano tutta colpa delle Regioni di destra: «Non possono sfuggire».

«Ho zero paura della commissione, mi fa pena che un grande Paese come l’Italia debba ridursi a fare polemica sulla cosa più grave che è capitata negli ultimi anni», dice Speranza tra gli applausi. Poi torna sul voto mancato, a febbraio 2021: «Se avessimo potuto votare in quei giorni avremmo vinto senza Renzi». Ma, poveretti, non hanno potuto. Un sacrificio anche quello.

Schlein, silente per quasi un’ora, viene chiamata in causa dalla moderatrice e tra un ringraziamento e l’altro sfrutta l’occasione per parlare di scienza e di clima: «Abbiamo ascoltato gli scienziati per la pandemia e non li ascoltiamo per il clima». Insomma, una vetrina, quella di ieri, per officiare un comizio, con picchi di mitomania pura. Come nel momento in cui Giuseppe Conte, nominando i suoi esecutivi, ci aggiunge quello Draghi, rinominandolo «governo Conte-Draghi». Il vero obiettivo del convegno si rende evidente fin da subito. A un certo punto, si smette si far finta che l’argomento sia il Covid e parla solo di alleanze a sinistra.

«Nonostante le scelte sbagliate di Meloni, loro una coalizione ce l’hanno», nota Schlein riferendosi al centrodestra. «Noi dobbiamo trovare delle convergenze». Conte risponde: «Se in politica estera non abbiamo una visione comune è meglio discutere adesso». Così come sulla transizione energetica: «Prima di andare al governo». Su una cosa invece i relatori sono d’accordo: nel Conte 2, quello targato Pd-5 stelle, tutti bravi. Piovono applausi, sulla pelle di tanti italiani morti senza cure.

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