- La psichiatra Maria Cristina Del Poggetto racconta la sua esperienza da relatrice a un convegno osteggiato da militanti arcobaleno. Che si è concluso con l’intervento delle forze dell’ordine.
- L’anno prossimo ci sarà l’assemblea generale della Chiesa inglese. Ma già volano gli stracci perché i coniugi omo degli alti prelati non sono stati invitati ufficialmente.
Lo speciale contiene due articoli
Venerdì scorso nella sala Belli della provincia autonoma di Trento si è tenuto il convegno «Donne e uomini. Solo stereotipi di genere o bellezza della differenza?». L’evento è stato pesantemente contestato da un gruppo di femministe e da attivisti Lgbt, i quali hanno costretto le forze dell’ordine a intervenire per proteggere l’assessore leghista Mirko Bisesti, tra i partecipanti all’evento.
La stampa locale, dopo quanto accaduto, ha cercato di squalificare il convegno e i relatori, così abbiamo voluto ascoltare la voce di uno di essi, il medico psichiatra Maria Cristina Del Poggetto.
Dottoressa, ha avuto paura?
«Per la mia professione sono abituata ad affrontare situazioni critiche. Non posso negare tuttavia che la situazione venutasi a creare mi ha inflitto un profondo disagio. È del tutto normale dovere rispondere a domande anche duramente critiche, ma non credo sia normale dovere parlare di questioni scientifiche temendo per la propria incolumità».
Come risponde alla sociologa di Trento Barbara Poggio, che l’ha accusata di non provenire dal mondo scientifico o universitario, né avere competenze di pedagogia o di pari opportunità?
«Non conosco la persona di cui mi parla, né ho mai sentito il suo nome in alcun congresso di medicina, psichiatria, o psicoterapia. È regola basilare avere bene presenti gli ambiti di competenza e i limiti della propria disciplina. Nella sociologia del lavoro non si acquisiscono competenze specifiche delle basi neuroanatomiche, neurofisiologiche e neuroendocrine oggetto del mio intervento avendone specifica competenza scientifica ed esperienza clinica. Ritenere che la scienza sia totalmente racchiusa dall’accademia mi sembra una visione molto ristretta ed elitaria».
Scusi se insisto, ma la professoressa Poggio l’ha definita sul suo profilo Facebook «medica-chirurga specializzata in psichiatria (che si occupa delle conseguenze psichiatriche dell’aborto)».
«Come medico e psichiatra mi occupo della cura di molte differenti sofferenze. Sì, assisto anche le donne che hanno subito traumi, per l’aborto, per essere state abusate, picchiate, abbandonate od oggetto di stalking e di mobbing. Questo è un problema?».
Va bene, ma l’hanno accusata di avere mostrato uno studio degli anni Trenta e di avere mescolato gli studi umani con quelli delle scimmiette.
«Nel mio breve intervento ho mostrato i risultati di 23 studi pubblicati su riviste scientifiche internazionali. Ho incluso il grafico dello Scottish Mental Survey, uno studio su oltre 80.000 bambini di 11 anni promosso dall’Ente per la ricerca della Scozia i cui risultati sono stati riesaminati e validati nel 2003 su un’importante rivista internazionale di psicologia. Un analogo studio del 2008 sulla prestigiosa rivista Science citava due pubblicazioni dell’Ottocento e una metanalisi pubblicata nel febbraio 2019 su oltre 5 milioni di soggetti ha inserito in bibliografia uno studio del 1922. In tutti si conferma la maggiore variabilità nella popolazione maschile in varie abilità. La buona scienza, a differenza delle mozzarelle, non ha scadenza».
E per quanto riguarda le scimmiette?
«Alcune teorie postulano che le differenze che registriamo tra uomini e donne siano solo e soltanto derivanti da una costruzione sociale. Ma i neurofisiologi mostrano differenze nella struttura e nel funzionamento del cervello maschile e femminile correlate al comportamento dimostrabili già nel primo giorno di vita. Nel modello animale di scimmia, anche standardizzando i parametri sin dalla nascita, gli esemplari maschi preferiscono giochi diversi dalle femmine, così come vediamo negli umani. In uno studio appena pubblicato gli autori scrivono: “I nostri risultati indicano che il sesso è un’importante variabile biologica della funzione del cervello umano e suggeriscono che le differenze osservate nelle performance neurocognitive hanno identificabili correlati neuronali intrinseci”. Gli esperimenti smentiscono la teoria della totale costruzione sociale del genere».
Che conclusioni trae da questa esperienza?
«Che quando si toccano certi temi, il confronto scientifico e la sincera ricerca della realtà, spesso finiscono per soccombere ad un pericoloso ed arrogante settarismo ideologico dietro al quale talora si cela una desolante povertà di contenuti».
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