- L’esecutivo pasticcia con i colori: ieri create cinque zone arancioni, ma già Emilia, Campania, Friuli e Veneto sono nel mirino. Giuseppe Conte tratta con i governatori: niente «retrocessioni» se ci saranno chiusure in singole città.
- Per Franco Locatelli, del Consiglio superiore di sanità, «c’è una decelerazione» del contagio, per Silvio Brusaferro dell’Iss «l’Rt rallenta». Eppure il fronte del confinamento a tutti i costi non sente ragioni: vogliono imporre il lockdown totale a colpi di propaganda.
Lo speciale contiene due articoli.
Il giallo delle Regioni gialle dovrebbe far arrossire il governo giallorosso. Ieri ministro della Salute, Roberto Speranza, ha firmato l’ordinanza che individua le Regioni che passano dall’area gialla a quella arancione e rossa. Come già noto, entrano in fascia arancione Abruzzo, Basilicata, Liguria, Toscana, Umbria; entra nell’area rossa la Provincia autonoma di Bolzano. Complessivamente quindi la ripartizione delle Regioni nelle diverse aree è attualmente la seguente: in «fascia gialla» Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Marche, Molise, Provincia autonoma di Trento, Sardegna, Veneto; in «fascia arancione» Abruzzo, Basilicata, Liguria, Puglia, Sicilia, Toscana, Umbria; in «fascia rossa» Calabria, Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta, Provincia autonoma di Bolzano. Una ripartizione già vecchia: ieri l’Istituto superiore di sanità, analizzando i dati dell’ultimo monitoraggio, ha annunciato misure più restrittive in quattro Regioni fino ad ora in fascia gialla: Emilia Romagna, Campania, Friuli Venezia Giulia e Veneto. Secondo l’Iss, queste quattro Regioni sono entrate in scenario 4 a rischio moderato con alta probabilità di progressione.
Che succederà, quindi? Con ogni probabilità, queste quattro Regioni nei prossimi giorni passeranno dalla fascia gialla a quella arancione, andando quindi a unirsi a Liguria, Toscana, Abruzzo, Basilicata, Umbria, Puglia e Sicilia. Ma nulla è certo, in questo caleidoscopio impazzito chiamato Italia: la confusione generata da questo meccanismo infernale di valutazione del rischio è totale. Ben 21 i parametri da analizzare per classificare le Regioni, ma neanche questo basta. In alcuni casi, come ad esempio la Campania, anche l’attendibilità degli stessi dati trasmessi dalla Regione a Roma è fonte di incertezze, dubbi, polemiche.
Per la Campania, infatti, la decisione era stata annunciata per ieri, ma non è arrivata. Per fugare i dubbi sulla veridicità dei dati trasmessi dalla Regione guidata da Vincenzo De Luca a Roma, a Napoli sono arrivati i tecnici del ministero della Salute per controllare numeri e parametri e per capire se il flusso di informazioni sia stato trasmesso correttamente. «Riteniamo validi i dati della Campania ma approfondimenti sono in atto per cogliere aspetti che potrebbero completare una analisi che è in corso», ha affermato il presidente dell’Iss, Silvio Brusaferro, prima di annunciare che «sulla base dell’ultimo monitoraggio ci sono 4 regioni che vanno verso rischio alto e nelle quali è opportuno anticipare le misure più restrittive»: appunto Emilia Romagna, Campania, Friuli Venezia Giulia e Veneto. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha telefonato al governatore del Veneto, Luca Zaia: «Mi ha chiamato il Capo dello Stato», ha detto Zaia, «per chiedere informazioni su come sta andando. Ho ringraziato per l’interesse, ho parlato lungamente della situazione, della preoccupazione per i comportamenti di pochi, che inficiano la situazione di molti».
Fin qui le comunicazioni ufficiali, ma la quello che sta succedendo in Italia conferma la totale incapacità del governo di assumersi la benché minima responsabilità. A quanto apprende la Verità, infatti, tra Regioni e esecutivo ci sono due livelli di trattativa: uno strettamente tecnico, quindi basato sulla valutazione dei dati, che pure si prestano a diverse interpretazioni, e l’altro puramente politico. In sintesi, il governo avrebbe spiegato alle Regioni a rischio che il passaggio dalla fascia gialla a quella arancione potrebbe essere evitato se le stesse Regioni si assumessero la responsabilità di blindare, dichiarandole zona rossa, le città e le aree metropolitane più esposte al contagio. Prendiamo ancora l’esempio della Campania: Napoli e Caserta, con le rispettive province, sono molto più in sofferenza di Avellino, Benevento e Salerno. Se Vincenzo De Luca dichiarasse Napoli e Caserta zone rosse, eviterebbe la «retrocessione» in fascia arancione. Va detto che ieri il governatore campano ha chiarito che «la collocazione di fascia della Campania è già stata decisa ieri (lunedì, ndr), a fronte della piena rispondenza dei nostri dati a quanto previsto dai criteri oggettivi fissati dal ministero della Salute», dunque «non c’è più nulla da decidere e da attendere».
Qui casca l’asino: una decisione drastica da parte di un governatore scatenerebbe contro di lui la rabbia delle categorie colpite dal provvedimento, considerato che i sostegni economici promessi da Roma sono pochi e incerti. Si andrebbe incontro quindi a fortissime tensioni sociali, e le Regioni sarebbero il bersaglio, come già capitato nelle scorse settimane, di proteste e tumulti. Lo scorso 23 ottobre, De Luca annunciò in diretta Facebook un imminente lockdown in Campania: successe il finimondo, con la sede della Regione assediata, le forze dell’ordine prese di mira, la tensione alle stelle. Certo, tra i manifestanti si infiltrarono i soliti facinorosi, ma migliaia di commercianti, piccoli imprenditori, lavoratori, protestarono pacificamente temendo di finire sul lastrico, e De Luca fece marcia indietro.
Il paradosso è lampante: De Luca avrebbe voluto chiudere tutto già due settimane fa, lo stesso sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, continua a chiedere che la Campania diventi zona rossa, le organizzazioni dei medici avvertono che la situazione è prossima al collasso, ma il governo non fa altro che rimandare la decisione, in preda al terrore. Senza un adeguato e tempestivo piano di sussidi alle categorie colpite, infatti, si scatenerebbe una nuova sommossa popolare, e quindi si temporeggia, si nicchia, si gioca coi numeri. E con i colori.
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