Caro Antonio Patuelli, caro presidente delle banche italiane, le scrivo questa cartolina per asciugarle le lacrime in questo momento per lei difficile. Ho sentito infatti che si lamentava per il contributo chiesto dal governo al sistema finanziario, e ovviamente noi la possiamo capire: ma come è venuto in mente a quel vampiro di Giorgetti di colpire le banche?
Non poteva tartassare, come fanno tutti i governi, solo i pensionati? In effetti, i pensionati da questa manovra sono stati tartassati ben bene: basta prendere 2.400 euro lordi al mese per subire la stangata. Ma non si poteva fare di più? Tartassare anche i pensionati da 1.500 euro lordi al mese? Anziché tartassare le banche che quei soldi li guadagnano in un secondo?
Gli utili delle banche e la «stanza dei giochi»
L’anno scorso, infatti, le banche hanno realizzato 47,5 miliardi di utili. Significa 130 milioni di euro al giorno, cioè 5,5 milioni di euro l’ora, cioè 90.000 euro al minuto, cioè 1.500 euro al secondo. Una montagna di soldi così grande che non sapete più dove metterli, tanto è vero che li usate per giocare a Risiko, fra offerte, controfferte, conquiste e scalate di potere. Ora questo governo s’intromette nella stanza dei giochi: ma come si permette? Lei ha ragione a lamentarsi: per altro già l’anno scorso vi era stato chiesto un contributo e non è che tutti gli anni voi potete rivedere i vostri piani. Perbacco: non lo sa quel sanguisuga di Giorgetti che un contributo nuovo ogni anno si chiede solo ai pensionati? Che solo i pensionati possono essere costretti a rivedere ogni anno i loro piani?
Il vitalizio a 43 anni e i sogni dei giovani
Bolognese trapiantato a Ravenna e un po’ anche a Firenze, 75 anni, ex giornalista di Tribuna elettorale, ex segretario di Gioventù liberale, presidente della Cassa di risparmio di Ravenna da trent’anni, lei è entrato nell’Abi (Associazione bancaria italiana) nel 1998: prima consigliere, poi vicepresidente, dal 2013 ininterrottamente presidente. Cavaliere del lavoro, cavaliere dell’Ordine equestre di Sant’Agata, presidente emerito dell’Accademia degli Incamminati e consigliere dell’Accademia dei Georgofili, è stato parlamentare per due legislature: finito il secondo mandato, nel 1994, ha cominciato a ricevere il vitalizio (4.725 euro lordi, 3.000 euro netti) alla tenera età di 43 anni.
«C’è il rischio che i giovani perdano i sogni», ha detto l’altro giorno a proposito delle manifestazioni di piazza. Ancora una volta dobbiamo darle ragione: c’è il rischio che i giovani perdano i sogni. Soprattutto se non possono sognare di avere 3.000 euro netti di pensione a 43 anni…
La filantropia delle banche e la lacrima sul Visa
Comunque, caro Patuelli, capisco la sua amarezza, così come capisco quella del presidente delle Fondazioni bancarie, Giovanni Azzone che l’altro giorno, di fianco a lei, si lagnava all’unisono dicendo che ogni soldo tolto alle banche è un soldo tolto alla filantropia. Eccome no: si sa che le banche usano soldi solo per filantropia. È per questo che quando sono in difficoltà i contribuenti sono costretti ad aiutarle, come è accaduto nel recente passato. Adesso invece che in difficoltà sono i contribuenti, perché mai le banche dovrebbero aiutarli? Le banche pensano alla filantropia. E a lagnarsi.
Se fossi in lei le canterei ancor più chiare a tutta l’Italia. Che ne dice di andare al prossimo Sanremo? Il brano è già pronto: una lacrima sul Visa, ovviamente.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >