Per Alberto Cirio, governatore della Regione Piemonte, si è trattato di una vera e propria epifania. Una sorta di illuminazione arrivata osservando un lampadario. «Sono un liberare, ma anche un cristiano. Per molto tempo ho vissuto questo conflitto interiore, poi ho incontrato un uomo che da 15 anni vede solo il lampadario della sua camera. Ho capito che il mio dovere è aiutare chi soffre», dice il presidente alla Stampa spiegando perché sia diventato favorevole al suicidio medicalmente assistito.
Cirio, al solito, si esprime con garbo e con una sensibilità che in un politico è cosa sicuramente apprezzabile. Ripete di parlare a titolo personale e di essere a favore della libertà di coscienza. «Credo che su questi temi le tifoserie e le certezze che le alimentano non siano utili a nessuno. Preferisco un approccio moderato e dubitativo», racconta. «Da una parte sono un liberale e credo, quindi, che la libertà te la dia la nascita e non lo Stato, è tua da quando nasci a quando muori. Dall’altra sono cristiano, credo nella vita e penso di avere il dovere di difenderla. E allora ho affrontato questo conflitto interiore per tanto tempo prima di maturare una posizione, ho iniziato ad approfondire, anche a studiare, a confrontarmi ma soprattutto sono andato a trovare un malato».
Dopo la ricerca, ecco l’epifania: «Poi, la Corte costituzionale mi ha illuminato. Io sono innamorato della nostra Carta. In questo caso basta leggere la sentenza, la prima, quella con i quattro parametri per accedere al suicidio medicalmente assistito. Li ho imparati a memoria. E allora ho pensato: se la Corte ha stabilito requisiti che permettono di trovare il giusto punto di equilibrio tra la libertà individuale del porre fine alla sofferenza e allo stesso tempo il rispetto della vita, io dovevo impegnarmi. Perché il mio dovere di cristiano è quello di aiutare chi soffre».
Le epifanie dei governatori di centrodestra
Come detto, apprezziamo la franchezza di Cirio. E anche il fatto che insista su un punto centrale, e cioè sul fatto che riguardo al fine vita la decisione spetta al Parlamento e non ai Consigli regionali. Tuttavia, qualche interrogativo sorge, accompagnato da perplessità. Notiamo che da qualche tempo è tutto un fiorire di folgorazioni, illuminazioni e epifanie tra i governatori di centrodestra, i quali – dopo avere conversato con gli esponenti dell’associazione Luca Coscioni – a sorpresa si allineano con i radicali sul fine vita.
In Lombardia Attilio Fontana e il suo assessore Guido Bertolaso hanno di fatto scavalcato il Cconsiglio regionale (che aveva rifiutato di legiferare) imponendo un regolamento che consente al sistema sanitario di procedere in autonomia e di sdoganare il suicidio assistito. In Veneto l’ex governatore Luca Zaia e i suoi fedelissimi hanno spinto per l’approvazione di una legge regionale che pure non era presente nei programmi della coalizione destrorsa.
Ora il piemontese Cirio sostiene che serva una legge nazionale, ma specifica che – qualora il suo Consiglio regionale decidesse di esprimersi sulla proposta dell’associazione Coscioni – non si metterà in mezzo e, in ogni caso, si dice favorevole alle idee dei progressisti e dei radicali. I quali, ovviamente, hanno vita facile nelle Regioni in cui governano, dalla Sardegna all’Emilia-Romagna fino all’Umbria che ieri ha dato il via libera all’ennesima norma locale.
«Esprimo soddisfazione, gioia e commozione per l’approvazione in aula della proposta di legge sul fine vita, nata dalla proposta popolare dell’associazione Luca Coscioni, sottoscritta da quasi 5.000 cittadine e cittadini dell’Umbria», ha dichiarato ieri con entusiasmo il presidente dell’assemblea legislativa umbra, Sarah Bistocchi. «Una pagina storica per la nostra terra, che si mette in linea con le Regioni che lo avevano già fatto, di diverso colore politico, ma accomunate tutte dalla volontà di garantire diritti e non imposizioni ai malati».
Tutti i punti deboli del discorso di Cirio
Anche se non stupisce, fa specie che questa retorica dei diritti e della libertà si stia largamente diffondendo anche a destra. Cirio, ad esempio, fa passare l’idea che avere una posizione riflessiva, saggia e moderata significhi approvare il suicidio assistito, limitandosi a questionare su chi eventualmente debba scrivere la legge che lo consenta. In un colpo, la contrarietà alla morte di Stato è ridotta a postura da estremisti fuori dal tempo, da spietati e ottusi conservatori che non considerano le sofferenze altrui.
Si potrebbe fare notare che il discorso del governatore piemontese contiene il passaggio capace di smontarlo. Quando racconta del malato con cui si è confrontato, Cirio spiega che non ha dolore fisico, grazie alle cure palliative. Il che già dimostra quante bugie si dicano sul contrasto alla sofferenza e quanto sarebbe, invece, importante (e prioritario) garantire a tutti una vera libertà, cioè la possibilità di accedere alle terapie che possono ridurre o eliminare lo strazio.
Sempre Cirio, poi, spiega che quel malato soffre di solitudine. Non ha figli, la sua sofferenza è dunque intima, affettiva, spirituale. E quale risposta gli viene offerta? La morte rapida. In nome della libertà, del liberalismo, della moderazione, dei diritti.
I moderati a destra che calano le braghe
Sarebbe allora il caso che gli osservatori più acuti e gli amministratori più sensibili si ponessero almeno una domanda: come mai la posizione più ragionevole deve essere sempre e solo quella della sinistra? Sappiamo che a destra c’è chi cavalca certe sensibilità per marcare una differenza all’interno della coalizione e apparire più presentabile agli occhi dei maestri del pensiero prevalente. Ma c’è pure chi sembra in buona fede quando svolge certi ragionamenti. Ed è a questi che vale la pena dedicare un minuto in più.
Il fatto è che se si ci si presenta come alternativi a un sistema politico-culturale incrostato da decenni a prescindere da chi stia al governo, l’alternativa bisogna incarnarla davvero. Bisogna sforzarsi di andare oltre i luoghi comuni e produrre un pensiero che sia per lo meno critico. Se invece anche stimabili esponenti del mondo politico destrorso si allineano al racconto dominante, per quale motivo un elettore dovrebbe scegliere loro e non gli originali, cioè i progressisti?
Questo è il problema di tanti che si dichiarano moderati: vogliono calare le braghe, ma con calma. Con moderazione, appunto.
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