Proverbio piemontese: la cattiva lavandaia, che non ha nessuna voglia di lavare non trova mai la pietra che vada bene. Il proverbio si riferisce ai tempi in cui si lavavano i panni al ruscello sbattendoli sulle pietre. Il proverbio è la chiave dell’enigma del giallo di Carlo Fruttero e Franco Lucentini, La donna della domenica, e ci può spiegare la questione mediorientale.
Se dovessi consigliare un unico libro per comprendere il disastro in medio oriente consiglierei Figlio di Hamas, dall’intifada ai servizi segreti israeliani, l’autobiografia di Mosab Hassan Yousef, figlio di uno dei fondatori di Hamas. Il testo racconta la maniera di vivere la vita dei palestinesi. In condizioni normali questa vita è miserabile. Quando le cose vanno storte diventa un inferno. L’autore racconta di quando i soldati israeliani vanno ad arrestare suo padre, giurando alla famiglia che lo avrebbero riportato dopo poche ore. Suo padre è stato prigioniero per mesi, ha subito torture. Durante la sua assenza, la sua famiglia non ha di che vivere. La madre fabbrica dolcetti che Mosab vende gli operai e questa è l’unica fonte di reddito. A 18 anni anche Mosab viene arrestato. Ha comprato dei fucili e ha trattato l’acquisto con il cellulare del padre, sicuramente sotto controllo. Considerato terrorista è trattato nei primi giorni con una brutalità impietosa che viene descritta accuratamente. Mosab odia gli israeliani. Finalmente finisce in una normale prigione, dove i detenuti sono accuratamente divisi a seconda dell’appartenenza politica: i vari gruppi vanno tenuti separati perché si odiano. In prigione le torture inflitte dagli uomini di Hamas ad altri prigionieri palestinesi sono di gran lunga più gravi e più disumane di quelle inflitte dagli israeliani.
C’è anche una differenza importante: gli israeliani stanno facendo qualcosa, cercare di evitare il terrorismo. Gli uomini di Hamas hanno come unico scopo di aumentare il loro potere mediante il terrore. Uno degli uomini massacrati è un contadino analfabeta che ha avuto la colpa di ricevere una grossa sporta di viveri dalla figlia, che anche altri vorrebbero. Mosab accetta di collaborare con servizio segreto di Israele. Il suo odio per Israele è intatto. Finge di accettare per essere poi meglio in grado di colpire Israele. La prima cosa che gli viene richiesta è di laurearsi. Nei quattro anni di studi Mosab comprende moltissime cose. Mentre si laurea Mosab conosce il cristianesimo. Il concetto di amare i propri nemici lo affascina enormemente. Trova lavoro in una società statunitense cristiana che si occupa di portare una rete idrica nei territori palestinesi. Si rende conto che gli atti terroristici palestinesi uccidono innocenti, scatenano ritorsioni israeliane in cui muoiono altri innocenti e la terra dei palestinesi è devastata, le cose abbattute, gli alberi bruciati e la loro vita è resa ancora più miserabile. Mosab riuscirà a evitare parecchi atti di terrorismo. L’essere figlio di suo padre gli permette una incredibile vicinanza ai vertici palestinesi. Si rende conto dell’enorme quantitativo di denaro che arriva ai palestinesi. Saddam Hussein manda 10.000 dollari alla famiglia di ogni terrorista che sia riuscito ad assassinare degli israeliani, anche donne e bambini. Se si è trattato di un terrorista suicida i dollari alla famiglia sono 25.000. Fiumi di denaro arrivano dal mondo arabo perché continui lo stato di guerra, ma un altro fiume di denaro arrivano anche dal mondo occidentale senza mai pretendere che i palestinesi rinuncino al terrorismo. Questa enorme quantitativo di risorse viene gestito dai capi palestinesi che regnano come satrapi su un popolo cui manca l’essenziale. La moglie di Arafat viveva al Ritz Hotel di Parigi alla modica cifra di 100.000 dollari al mese, 3.300 dollari al giorno. Un fiume di soldi che si arresterebbe nel momento stesso in cui palestinesi accettassero la pace. Molte persone adesso stanno parlando dell’ipotesi due popoli, due stati. Si tratta di persone con la memoria molto corta. Non ricordano che è già stato fatto e non ha funzionato perché la cattiva lavandaia non vuole la buona pietra. Il vertice di Camp David tra Yasser Arafat, il presidente americano Bill Clinton e il primo ministro israeliano Ehud Barak si concluse il 25 luglio 2000. Barak aveva offerto ad Arafat circa il novanta per cento della Cisgiordania, l’intera Striscia di Gaza e Gerusalemme Est, come capitale del neonato Stato palestinese.
Oltre a ciò, sarebbe stato stanziato un enorme fondo internazionale per compensare la popolazione dei terreni perduti con la nascita di Israele. Lo Stato palestinese sarebbe diventato la terra del latte e del miele. Non fu considerato sufficiente da Arafat. I capi palestinesi non vogliono lo Stato palestinese. Vogliono lo Stato di Israele. Vogliono la terra dal fiume al mare: dal fiume Giordano al mare Mediterraneo. Quello che vogliono è il califfato universale. Guardate una cartina che segni le terre dell’Islam. Sono un’estensione enorme e ovunque l’islam è arrivato col ferro e col fuoco e distruggendo le culture precedenti. Il Libano era cristiano, era la terra , l’unica, dei cristiani maroniti che ora sono senza terra perché sono minoranza in un disastroso stato islamico. Resiste solo il piccolo stato di Israele. I palestinesi devono essere sempre in guerra e sempre sconfitti. Solo se sono in guerra i loro capi possono ottenere i loro infiniti finanziamenti. Solo se sono in guerra e sconfitti, con le case bruciate e i bambini morti il vittimismo palestinese può destabilizzare l’Europa. Come spiega Bat Ye’or nel suo libro Verso il califfato universale il vittimismo palestinese fondamentale per la conquista islamica dell’Europa. Le sofferenze dei palestinesi commuovono, e sono necessarie perché l’antisemitismo si scateni e l’antisionismo diventi talmente brutale da tollerare la distruzione dello stato di Israele, e per favorire. Dopo aver firmato la pace, mentre tutto il mondo tira un respiro di sollievo, Arafat aveva tutto da guadagnare a continuare a versare sangue palestinese. L’autorità palestinese aveva quindi in mano il tempio, la spianata del tempio, il luogo più sacro degli ebrei. Ariel Sharon con il permesso dell’autorità palestinese osò andare sulla spianata, dove è rimasto qualche minuto. Questa è stata considerata una provocazione imperdonabile, ha scatenato la seconda intifada, durante la quale, Mosab lo spiega in maniera chiarissima, i capi palestinesi hanno fatto tutto il possibile per avere il maggior numero di morti palestinesi. Quando Sharon tolse con la forza i coloni da Gaza per dare la terra ai palestinesi a cominciare da Gaza. Di nuovo c’erano finanziamenti imponenti perché Gaza diventasse il paese del latte e del miele. Nel campo rifugiati di Jebaliya un’esplosione terribile uccide e ferisce innumerevoli palestinesi. Tutti giurano di aver visto degli aerei israeliani lanciare missili sopra la folla. Dicevano che Israele avevano rotto la tregua. Tutti rilanciano questa teoria e di nuovo si scatena la guerriglia. Israele dichiara di non aver fatto nulla, ma nessuno le crede.
In realtà basta guardare i filmati per rendersi conto che l’esplosione è arrivata dal basso. È stato uno dei missili Qassam di Hamas esploso al suolo. Mosab Hassan Yousef spiega con spaventosa chiarezza che il problema è religioso. La vita secondo l’Islam è come una scala in cui la preghiera occupa il gradino più basso. La Jihad, la lotta armata occupa quello più alto. In basso nella scala ci sono i musulmani che si limitano a pregare e provano un senso di colpa perché non sono buoni praticanti. In cima alla scala ci sono coloro che uccidono anche donne bambini per la gloria del Dio del Corano per instaurare il Califfato Universale. Tutti pensano che si tratti di una questione territoriale. In realtà è un problema religioso. Israele impedisce il Califfato. È scritto nel Corano (5/51): non lasciatevi dominare né dagli ebrei né dai cristiani. Il nodo è tutto qui: il mondo islamista è determinato a costruire una realtà in cui i due comprimari siano tenuti in stato di sottomissione.
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