Con l’inganno della «droga dolce» l’Occidente avvelena i suoi figli
  • Nonostante le tragiche conseguenze della liberalizzazione negli Usa, l’Italia rinuncia a informare i ragazzi sui pericoli della cannabis. Che provoca danni irreparabili a livello fisico e psichico. Così si uccide il futuro.
  • «La canapa light è la porta d’ingresso a eroina e coca». Il vicepresidente di San Patrignano Antonio Boschini: «Questo sdoganamento della marijuana sta vanificando tutti gli sforzi fatti nella prevenzione».

Lo speciale comprende due articoli.

Ne ha fatti fuori più la cannabis che una guerra. Certo, non sono tutti morti. Però nello sviluppo di difficoltà scolastiche, nel lavoro, nelle disabilità mnemoniche, problemi cognitivi, capacità d’iniziativa, tendenza alla paranoia, la cannabis oggi tanto glorificata e di moda ha sempre avuto un ruolo centrale, da tempo assolutamente evidente e documentato da tutte le agenzie sanitarie nazionali e internazionali. Quando scrissi Cannabis. Come perdere la testa e a volte la vita, nel 2007, a uso e consumo dei più giovani, speravo che il problema sarebbe stato superato di lì a poco, sia da interventi legislativi che mettessero cannabis e derivati realmente fuori legge, sia soprattutto da campagne educative che spiegassero ai ragazzini i pericoli che correvano. Non fu fatta né l’una né l’altra cosa. È solo da pochi anni, per dire, che polizia e carabinieri sono autorizzati a verificare se il guidatore coinvolto in un incidente ha fatto uso della droga (come è spessissimo). L’informazione nelle scuole, del tutto assente per anni, è scarsissima anche oggi, non sistematica, sabotata dai molti insegnanti che ne fanno uso essi stessi e non sostenuta dai presidi se non da pochi eroi (soprattutto eroine).

Ed ora, proprio mentre arrivano i nuovi gravissimi dati dei risultati della liberalizzazione in molti Stati negli Usa (aumento esponenziale degli incidenti, nel consumo di droga, negli episodi psichiatrici, nessuna diminuzione nello spaccio illegale che ha tranquillamente diminuito i prezzi, tanto ci guadagna sempre), arrivano nelle sfinite terre d’Europa i trendy shop della cannabis light. Decine di migliaia di esercizi spuntati come funghi in tutta Italia, accompagnati da campagne commerciali per l’iniziazione al business, riviste (spesso stampate all’estero in lingua italiana, con indirizzi introvabili) per illustrare i vari prodotti di accompagnamento (resine, profumi, eccetera), invitanti guide al mondo dello sballo light, fiere con sindaci democratici e fascia tricolore.

È la versione aggiornata del mondo della «droga dolce» con cui la cannabis era stata lanciata negli anni della vita peace and love. Che poi tanto light non è perché, come è tipico della cannabis fin dall’inizio, può essere leggera come la marijuana del prato di casa, via via salendo fino agli impasti e alle resine più potenti. Grazie alle quali uno poi si butta dalla finestra credendo di poter volare, o tira fuori un machete e stacca la testa all’amico seduto accanto a lui sul divano (tutti episodi realmente avvenuti, più volte, e documentati. Più dalla stampa straniera che da quella italiana, fino a non molto tempo fa distrattissima sul tema).

D’altra parte, questa storia della droga dolce avrebbe dovuto impensierirci da subito. L’ultima cosa che va detta a un adolescente è che la vita sia dolce: è come tagliargli le gambe e la voglia e la forza di correre. È ciò che poi è effettivamente accaduto: i figli della cannabis non hanno nessuna voglia di correre e di fare fatica. Come gli hikikomori (originari del Giappone, ma ormai molto presenti anche qui) non vogliono competere. Ma mentre quelli si accontentano del piatto passato dalla mamma dalla porta nella loro cameretta, questi vogliono che l’intera società si adatti a loro, accettando i loro tempi, stili di vita, pigrizie e paranoie.

È la droga della noia, del lamento e della pretesa. E, naturalmente della bugia, con gli altri e con sé stessi. È inoltre il passaggio obbligato verso le altre, più dure: oltre l’80% di chi «si fa» più tardi di roba forte è prima passato dalla noia vanitosa della cannabis. Certo è antieroica, come hanno spesso notato, lodandola, fini pensatori sufficientemente ricchi da poter accantonare ogni eroismo. Ma è, appunto, molto costosa. Soprattutto per la comunità che quando hai più di 50 anni (come dimostrano recenti statistiche americane) deve poi mantenerti in tutto e per tutto. Perché non hai un lavoro, non sei autosufficiente, non ti muovi, hai il fegato in pessimo stato e il cervello in pappa. Soprattutto la memoria, che hai cominciato a distruggere da subito, quando hai cominciato prima dei 15 anni, l’età in cui proprio la memoria è la funzione che ti permette di mettere un mattone sopra l’altro per costruire la tua personalità.

Per vincere la guerra della distruzione dell’Occidente, la battaglia della cannabis, droga scema dalla quale si passa a quelle serie, è la prima da vincere, altrimenti è meglio lasciar stare (le altre, secondo il sottoscritto, sono quella delle autonomie, senza le quali non c’è la terra sotto i piedi, e quella della paternità, senza la quale non c’è l’io e non c’è la vita). Bravo Matteo Salvini se deciderà di combatterla davvero: perché non sarà affatto uno scherzo.


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