La lezione sindacale della Cisl alla Cgil: «Maduro ha rimosso pure i nostri diritti»
Daniela Fumarola (Ansa)
  • Ennesima frattura tra le sigle. Daniela Fumarola bastona Maurizio Landini: «Sosteniamo popolazioni che si ribellano a feroci dittatori».
  • Approvata la risoluzione che blocca eventuali altre azioni militari del tycoon a Caracas. The Donald: «Una vergogna». Liberati diversi prigionieri: si spera per Alberto Trentini.

Lo speciale contiene due articoli

«Senza libertà sindacale non c’è giustizia sociale, e Maduro ha scientemente distrutto entrambe». Non c’è bisogno di essere uno scienziato della politica per dire quello che Daniela Fumarola, segretario della Cisl, ha avuto il coraggio di affermare ieri sul cambio di regime in Venezuela. Concetti ribaditi nei giorni scorsi anche da Pierpaolo Bombardieri, leader della Uil, per il quale «da anni la popolazione venezuelana subisce la sistematica violazione dei diritti civili, politici e sindacali perpetrata dalla dittatura di Maduro». Come sempre, fuori sincrono Maurizio Landini. Il segretario della Cgil ha occhi solo per l’intervento armato degli Stati Uniti a Caracas e sostiene che sono le violazioni del diritto internazionale a mettere a repentaglio i diritti civili. Quando li trovano, verrebbe da dire. Perché sotto lo scarpone chiodato dell’ex autista di Chavez di diritti ce n’erano ben pochi, soprattutto per i lavoratori.

Fumarola è uscita allo scoperto ieri, anche per non lasciare l’impressione che il sindacato italiano sia tutto sulle posizioni seminegazioniste della Cgil. In un’intervista al Foglio della famiglia Mainetti, il leader della Cisl ha messo le cose in chiaro: «Nel caso del Venezuela non esiste simmetria possibile tra chi ha sfregiato la democrazia, falsificato elezioni, calpestato sistematicamente diritti e chi, pur con metodi discutibili, ne denuncia il fallimento». Tradotto in parole semplici, Trump ha fatto un po’ alla Trumpmaniera, ma con l’arresto di Maduro ha messo fine a una dittatura sanguinaria. O almeno si spera. Fumarola ha poi proseguito il ragionamento alludendo al comunismo: «Credo che oggi stupisca soprattutto il radicalismo politico e sociale che continua a leggere il mondo con categorie superate o che ancora insegue miti condannati dalla storia. Basterebbe parlare con una qualsiasi famiglia venezuelana o cubana per capire che si tratta di una deriva anti occidentale più identitaria che solidale». E ha concluso che «in Venezuela, come in Iran e purtroppo in tanti altri regimi, il sindacato deve invece stringere le reti della solidarietà internazionale e promuovere processi di democratizzazione per sostenere popolazioni che si ribellano a feroci dittature […] la democrazia non e’ negoziabile, così come non lo sono i diritti civili, sociali e sindacali».

I sindacati italiani hanno anche patronati in Venezuela, come è logico che sia visto che in quel paese vivono e lavorano tanti connazionali, e quindi un’idea di come abbia vissuto la gente in questi anni di dittatura ce l’hanno sicuramente. Lunedì anche Bombardieri, capo della Uil, è stato attento a non salvare Maduro con la scusa della violazione del diritto internazionale da parte degli Stati Uniti. Da un lato, ha definito «inaccettabile la violenza dell’operazione militare statunitense» in Venezuela e ha sottolineato che «il sistema multilaterale che abbiamo costruito negli ultimi ottant’anni viene progressivamente smantellato in Ucraina, a Gaza e ora anche in Venezuela». Dall’altro, ha affermato che «il nostro pensiero e il nostro pieno appoggio vanno alla popolazione venezuelana che, da anni, subisce la sistematica violazione dei diritti civili, politici e sindacali perpetrata dalla dittatura» venezuelana. Quindi ha ricordato (forse anche al collega Landini) che «troppi sindacalisti sono stati vittime di violenze indicibili nelle prigioni del Venezuela, della negazione della libertà personale e della costrizione all’esilio».

Già, il parolaio modenese con la passione per la politica. Dopo il blitz degli Usa, Landini è sembrato poco connesso con i lavoratori e i sindacalisti del Venezuela. In una nota diramata sabato ha fatto sapere che «la Cgil condanna con fermezza la violazione della sovranità nazionale della Repubblica del Venezuela da parte degli Stati Uniti d’America, con l’attacco militare, l’isolamento del sistema di comunicazione, fino alla annunciata cattura del presidente Maduro». Poi ha sottolineato che «la pace, la sicurezza comune, la democrazia, i diritti e le libertà sono indivisibili dal rispetto dei diritti umani e dall’applicazione del diritto internazionale». Bene, bravo, bis. Quindi ha chiesto al governo guidato da Giorgia Meloni di muoversi per la condanna a livello internazionale dell’intervento Usa, fino a ottenere l’immediata convocazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite». Se un marziano leggesse queste parole del leader Cgil potrebbe anche credere che in Venezuela ci fossero la democrazia e il pieno rispetto dei diritti, compresi quelli sindacali. Purtroppo non è così e Landini lo sa da sempre. Per esempio, il 24 gennaio del 2019, il giorno della sua elezione a segretario della Cgil, un tweet infelice, che sembrava a favore di Maduro, fu rapidamente smentito. Landini riconobbe l’errore e precisò: «La Cgil non sarà mai con Maduro […] ed è sbagliato descriverla come amica di un dittatore sanguinario». E in conferenza stampa precisò: «Non abbiamo mai detto che la Cgil è con Maduro, abbiamo sempre detto che quel governo ha peggiorato le condizioni di quelle persone. Ma pensiamo anche che un intervento esterno sia una lesione alla democrazia che non va bene». Sei anni fa, Landini era un po’ più connesso di oggi. Il presidio sotto l’ambasciata Usa messo in piedi contro l’arresto di Maduro, che lui riteneva «un presidente eletto dal popolo», ha suscitato anche le proteste della comunità venezuelana in Italia. Con Soreilis Rojas, attivista e rifugiata politica in Italia, che straccerà la tessera della Cgil.

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