«La Wagner non combatterà più in Ucraina»
Evgenij Prigozhin (Getty Images)
L’annuncio alla Duma. Intanto il Cremlino ammette di non sapere dove sia Evgenij Prigozhin, che non ha firmato il contratto richiesto dal governo. Mistero sul generale Sergej Surovikin, girano voci di un suo arresto, ma la figlia è sibillina: «È al suo posto di lavoro…».

A Mosca nessuno sa dove si trovi il capo della Wagner, Evgenij Prigozhin. Nemmeno il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov incapace di rispondere anche all’altro dilemma delle ultime ore: che fine ha fatto il generale Sergej Surovikin? Da sabato scorso non si hanno più sue notizie e Peskov ai giornalisti risponde: «Chiedete al ministero della Difesa». Inevitabilmente si rincorrono le voci su un suo eventuale arresto, ma non viene pubblicato alcun annuncio ufficiale. Il Moscow Times due sere fa ha dato la notizia del suo fermo. Dal Cremlino nessuna ratifica, nessuna smentita. La conferma dell’arresto arriva dal Financial Times che precisa: «Il Cremlino è impegnato in un giro di vite sui simpatizzanti della Wagner dopo il fallito ammutinamento della milizia la scorsa settimana», per poi aggiungere: «Non è ancora chiaro se Surovikin, il capo delle forze aeree russe, sia stato accusato di essere un complice della rivolta o se sia semplicemente detenuto per essere interrogato». La figlia del generale commenta: «Onestamente, non gli è successo niente. È al suo posto di lavoro» e chiarisce: «è tutto a posto. Non ha mai rilasciato dichiarazioni quotidianamente». Dichiarazioni dal tono sibillino, che non chiariscono poi molto.

Ad ogni modo è evidente che il colpo della Wagner, seppur non riuscito, avrà un impatto a livello interno ed esterno. Intanto i mercenari guidati da Prigozhin non combatteranno più in Ucraina. Il capo del comitato di difesa della Duma, Andrei Kartapolov ha affermato che pochi giorni prima del tentativo di ribellione, il ministero della Difesa russo aveva annunciato che «tutti i gruppi che svolgono missioni di combattimento devono firmare un contratto» con il ministero. Hanno firmato tutti «tranne il signor Prigozhin» ha chiarito.

«Dobbiamo anche tenere a mente che l’insurrezione di Wagner non avrà un impatto solo in Ucraina, ma anche in Africa», ha giustamente ricordato il presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen. Il gruppo di mercenari guidati da Prigozhin, infatti, opera in molte parti del mondo e la guerra in Ucraina non è certamente il primo incarico che riceve.

Secondo alcuni studi americani, il gruppo Wagner è presente in ben 12 Stati africani e sono molti gli interessi che li legano a quel continente. Dal commercio di minerali preziosi, all’addestramento degli eserciti locali fino al controllo degli apparati di sicurezza e della politica interna. I miliziani della Wagner sono da tempo i padroni della Repubblica Centrafricana dove agiscono da pretoriani del presidente Faustin-Archange Touadera e gestiscono le miniere d’oro di uno dei Paesi più poveri del mondo. E, ancora, operano in Sudan, Mali, Guinea, Burkina Faso. Alcuni alti ufficiali hanno già lasciato il fronte ucraino per trasferirsi in Africa. Adesso resta da capire in che modo, soprattutto dopo quello che è successo, il Cremlino riuscirà a riprendere il controllo di questo suo braccio ufficioso che negli anni è diventato un potere indipendente. Nelle stesse ore Kiev si preoccupa soprattutto di mandare avanti il suo processo di adesione all’Unione europea prima e alla Nato poi. Il ministro degli Esteri Dmytro Kuleba, ieri ha telefonato al segretario generale dell’Alleanza Atlantica Jens Stoltenberg per elogiarlo e ricordargli: «L’Ucraina continua a lavorare attivamente con tutti gli alleati della Nato per convincerli che è arrivato il momento di fare chiarezza sull’adesione dell’Ucraina all’Alleanza». La massima carica della Nato ieri ha preso parte al Consiglio Europeo per un pranzo di lavoro anche in vista del summit di Vilnius. Il vertice di Bruxelles si è aperto proprio con l’Ucraina.

Sul tema adesione all’Unione europea il presidente dell’europarlamento Roberta Metsola si è mostrato ottimista. «I negoziati potrebbero iniziare entro l’anno per Moldavia e Ucraina. Stanno facendo delle riforme straordinarie» ha concluso. Il capo del Consiglio europeo Charles Michel ci va più cauto, con realismo politico: «L’Ue ha bisogno di un dibattito interno sulle riforme prima che il blocco possa accettare l’Ucraina – importante nazione agricola – come membro». L’alto rappresentante per la politica estera Ue Josep Borrell invece si concentra sui rifornimenti militari: «Al momento stiamo parlando di impegni di sicurezza. Per me questo significa assicurare all’Ucraina sostegno militare di lungo periodo, non solo il prossimo pacchetto da 500 milioni, ma che continui durante la guerra e dopo. Dobbiamo mettere l’Ucraina in grado di difendersi. E il Fondo europeo per la pace deve diventare un Fondo per l’Ucraina. L’addestramento deve continuare, così come la modernizzazione dell’esercito». I leader Ue riuniti ieri hanno approvato le conclusioni sull’Ucraina, compresa la parte sugli impegni di sicurezza per Kiev.

Sul campo la battaglia prosegue feroce. Ci si aspetta il peggio. Tanto che le autorità ucraine hanno dato il via a esercitazioni su larga scala in quattro regioni del Paese per preparare una risposta a un eventuale «attacco terrorista» da parte dei russi alla centrale nucleare di Zaporizhzhia. Il presidente Volodymyr Zelensky nei giorni scorsi aveva avvertito il mondo intero di tale minaccia, smentita con fermezza da Mosca. Le truppe di Kiev oltre a difendersi contrattaccano. La regione di Belgorod è la più colpita delle ultime settimane, ma gli ucraini guadagnano terreno anche in Donbass, a Donetsk. «Il percorso per la vittoria è difficile, ma ce la faremo» la promessa di Zelensky.

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