Un missile russo fuori rotta s’è schiantato all’alba di ieri in Polonia, per fortuna in un’area disabitata. Un altro missile ha violato lo spazio aereo polacco, per poi rientrare nei cieli ucraini. Già in passato si sono verificati episodi del genere, ma il governo polacco e la Nato sono entrati in allarme, come da prassi.
Alle 3.40 la difesa aerea polacca ha rilevato sui radar «un oggetto volante non identificato» entrato nello spazio aereo polacco nella regione di Lublino. L’aeronautica di Varsavia ha fatto decollare su allarme un caccia F-16, che ha seguito l’oggetto, finché questo, alle 3.46, è svanito dai radar. Si è ipotizzato che si fosse schiantato a Tarnawa-Kolonia, 80 chilometri dal confine ucraino. Una squadra di militari polacchi s’è recata sul posto con un elicottero Mil Mi-24. Il missile ha impattato in un campo di colza senza ferire persone, ma causando con la sua esplosione un cratere profondo 5 metri e del diametro di 10 metri. Dai rottami s’è arguito che era un missile da crociera, ovvero che vola in orizzontale come un aereo, Kh-101 dell’aviazione russa. È un missile costruito dalla fabbrica Raduga di Dubno, presso Mosca, lungo 7 metri, che viene sganciato in volo dai bombardieri pesanti Tupolev Tu-95 e Tu-160 e vanta una gittata di 3500 km con una velocità massima di 970 km/h. Come sistema di guida abbina un giroscopio alla guida satellitare Glonass, il Gps russo, ma può essere finito fuori rotta sia per guasti, sia per disturbi elettronici ucraini. I radar polacchi e della Nato hanno monitorato una decina d’altri missili la cui traiettoria avrebbe potuto sconfinare.
Il premier polacco Donald Tusk ha ammesso che i russi non intendevano colpire intenzionalmente la Polonia: «Non c’è motivo di credere che la Polonia fosse l’obiettivo, ma due di questi oggetti hanno violato lo spazio aereo polacco. Uno sicuramente sì, dato che ne abbiamo trovato tracce qui ed eravamo pronti ad abbatterlo. L’altro vicino al confine, ma si è trattato di un segnale molto breve, senza conseguenze». E ha proseguito: «Dopo questo evento considereremo un ulteriore sostegno all’Ucraina, affinché non perda questa guerra. I prossimi cento giorni potrebbero deciderne l’esito».
La Nato attiva le difese dell’Alleanza
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz si dice invece convinto che l’incidente «testimoni la spietata incoscienza russa e la sua disponibilità all’escalation». Per il segretario della Nato, Mark Rutte: «È un atto sconsiderato, Polonia e Nato hanno attivato le loro difese aeree e terrestri», tanto che il Comandante supremo alleato in Europa, il generale americano Alexus Grynkewich, s’è consultato con lo Stato Maggiore polacco promettendo «tutte le misure per difendere il territorio dell’alleanza».
I missili sconfinati erano parte di un’ondata russa su varie città ucraine, da Kiev a Poltava, da Leopoli a Krivyi Rih. Nel complesso i russi hanno lanciato 74 missili e 284 droni causando almeno otto morti totali, ma il bilancio potrebbe crescere. Il presidente ucraino Volodymir Zelensky ha postato la foto della «famiglia Voronov», la cui casa a Radushne, vicino a Kryvyi Rih, nella regione di Dnipro, è stata distrutta da un ordigno. Su due genitori, sette figli e un nipotino, finora sono stati accertati tre morti, ma si scavano ancora le macerie. Zelensky ha anche lamentato ancora la «grave carenza di missili antiaerei da parte dei nostri partner».
Il ministero della Difesa di Mosca ha affermato di aver mirato ad «aeroporti militari, imprese dell’industria della difesa, centri di telecomunicazione militare e strutture logistiche ucraine». Plausibile che nel caso di ordigni su case civili si tratti di errori, guasti o deviazioni di ordigni o loro rottami dopo un’intercettazione antiaerea.
Secondo i militari russi, a Kiev sono state centrate «due fabbriche di droni», ovvero lo stabilimento Mayak, dove oltre a droni si assemblano anche altre armi, e lo Stabilimento elettrotecnico che pure produce i velivoli senza pilota. A Odessa, danneggiate nel porto «quattro navi con carico militare». A Leopoli, invece, i missili e droni russi sono piovuti sullo stabilimento Lvov-1, che produce elettronica e radar per i missili ucraini Neptun-MD. Nella medesima città, danneggiata l’impresa di manutenzione aeronautica Lvov Aircraft Repair Plant Ldarz, che ripara i motori dei missili FP-5 Flamingo e di vari tipi di droni. L’Ucraina ha lanciato droni sul porto russo di Taman, nella regione di Krasnodar, vicino alla Crimea, danneggiando le infrastrutture portuali, tanto da far sospendere il carico e scarico delle navi. Gli ucraini hanno anche colpito altri tre magazzini della società commerciale russa Wildberries, nelle regioni di Pensa, dell’Udmurtia e di Perm, confermando come parte della loro strategia sconvolgere la cosiddetta «Amazon russa» per seminare malcontento. I russi hanno «sventato un attacco nemico alla centrale nucleare di Zaporizhzhia», neutralizzando un drone che, secondo Mosca, era stato avvistato «vicino al deposito di combustibile nucleare esaurito».
Sul terreno, le truppe russe affermano d’aver conquistato ieri quattro villaggi ucraini: «Le unità del gruppo di forze Nord hanno stabilito il controllo sugli insediamenti di Mogrytsia e Malaya Sloboda nella regione di Sumy, e su Yurtchenkovo nell’oblast di Kharkiv. Le forze del gruppo Centro hanno conquistato Krasnoyarskoye, nella regione di Donetsk».
Intanto la Commissione europea ha erogato altri 3,47 miliardi di euro all’Ucraina per l’acquisto di droni, missili e caccia svedesi Gripen, al che un portavoce ha spiegato che l’Ue intende versare «altri 20 miliardi entro la fine dell’anno».
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