Continuano a emergere dettagli che gettano una luce sempre più inquietante sulla gestione del pericolo islamista da parte delle autorità tedesche. Dopo aver scoperto che Abdul Ballout era uno jihadista già noto ai servizi, classificato come «potenzialmente molto pericoloso» (Gefährder), condannato e poi rimesso in libertà appena due mesi prima della strage del gay pride di Berlino, l’inchiesta aggiunge ora nuovi elementi destinati ad alimentare ulteriormente le polemiche.
Secondo quanto rivelato dalla Bild, infatti, sul cellulare di Ballout gli investigatori hanno trovato un video registrato il giorno stesso dell’attentato, nel quale il ventunenne dichiara la propria appartenenza allo Stato islamico. Per gli inquirenti, si tratterebbe del classico «video di martirio» che i terroristi jihadisti sono soliti registrare prima di entrare in azione.
Questa scoperta, ovviamente, non può che rafforzare il quadro accusatorio, ma soprattutto rende ancora più difficile comprendere la decisione del tribunale di Tiergarten di scarcerarlo lo scorso maggio. Proprio la presunta presa di distanza dall’Isis e da ogni forma di violenza, infatti, era stata uno degli elementi decisivi che avevano convinto i giudici a considerarlo «ancora recuperabile» e ad applicargli il diritto penale minorile. Sempre secondo la Bild, inoltre, gli investigatori avrebbero raccolto ulteriori elementi nel furgone utilizzato per la strage e nell’abitazione del terrorista.
Come se non bastasse, emergono ora anche nuovi dettagli sul contesto familiare del terrorista. Secondo Die Zeit, che cita gli atti degli investigatori libanesi, Ballout avrebbe indicato a membri dello Stato islamico due suoi cugini, entrambi combattenti dell’Isis, come persone che lo avevano raccomandato all’organizzazione terroristica. Uno dei due sarebbe morto combattendo in Iraq, mentre l’altro sarebbe stato arrestato dopo aver preso parte ai combattimenti. Lo stesso rapporto, aggiunge il settimanale tedesco, sarebbe stato trasmesso anche al Bundesnachrichtendienst (Bnd), cioè i servizi segreti federali. Nel 2024, inoltre, Ballout aveva pubblicato come stato WhatsApp una fotografia del cugino morto, in quello che gli investigatori ritengono un probabile omaggio allo jihadista. Malgrado tutto ciò, c’è chi ha seriamente pensato che il giovane estremista fosse «recuperabile» con un semplice corso di deradicalizzazione.
Constatate le falle di un sistema «buonista» che fa acqua da tutte le parti, il ministro dell’Interno tedesco, Alexander Dobrindt, ha annunciato una revisione delle misure di controllo riservate ai soggetti classificati come Gefährder e ha rimesso in discussione l’applicazione del diritto penale minorile nei casi di terrorismo. «Analizzeremo con estrema attenzione questo caso per capire se sia necessario trarne le dovute conseguenze», ha dichiarato Dobrindt, aggiungendo che il governo intende verificare se gli strumenti oggi a disposizione delle autorità siano realmente sufficienti a impedire che casi analoghi possano ripetersi. Tra le ipotesi allo studio, figura anche un più ampio ricorso al braccialetto elettronico per gli islamisti considerati pericolosi.
Mentre il ministro dell’Interno pensa ai braccialetti, i vertici della Spd hanno invece scelto una misura ancora più efficace. I copresidenti Bärbel Bas e Lars Klingbeil, insieme al segretario generale Tim Klüssendorf, hanno annunciato di voler riportare «con forza nell’agenda politica» la proposta di modificare la Costituzione introducendo esplicitamente il divieto di discriminazione basata sull’identità sessuale. «Vogliamo rafforzare ulteriormente la tutela delle persone queer», hanno spiegato i tre dirigenti socialdemocratici. Qualora riuscissero nell’ardua impresa, c’è da giurare che gli jihadisti ci penseranno dieci volte prima di perpetrare nuovi attentati nella ridente Germania arcobaleno.
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