Israele sotto processo per genocidio, e tagliata fuori da sport e serie tv
Benjamin Netanyahu (Ansa)
  • Netflix e Apple sospendono le fiction dello Stato ebraico. L’Iran sequestra una petroliera. Netanyahu: «Non occuperemo Gaza».
  • Usa: «Accuse infondate». Gerusalemme: «Il Sudafrica è il braccio giuridico di Hamas».

Lo speciale contiene due articoli.

È scontro tra Israele e la federazione internazionale di hockey. Mercoledì, la International Ice Hockey Federation (Iihf) ha escluso lo Stato ebraico dalla partecipazione al proprio campionato del mondo, citando preoccupazioni legate alla sicurezza. «Il Consiglio dell’Iihf, nell’ambito dei poteri conferiti dallo Statuto dell’Iihf, ha deciso di limitare la squadra nazionale israeliana dalla partecipazione ai campionati Iihf fino a quando la sicurezza e il benessere di tutti i partecipanti (compresi i partecipanti israeliani) non potranno essere garantiti», si legge in una nota ufficiale della federazione. In particolare, secondo il Jerusalem Post, l’Iihf «ha preso la decisione dopo che il suo presidente, Luc Tardif, ha ceduto alle pressioni politiche esterne, tra cui quelle russe». Inoltre, riferendosi al comunicato dell’Iihf, l’Associated Press ha sottolineato che la federazione «ha già utilizzato un linguaggio simile in materia di sicurezza per sostenere la sua decisione dello scorso anno di sospendere Russia e Bielorussia dalla competizione in seguito all’invasione russa dell’Ucraina».

Di decisione «arbitraria» ha parlato il presidente della Commissione sport della Knesset, Simon Davidson. «Sfortunatamente, stiamo assistendo a una decisione pericolosa e che crea un precedente che puzza di antisemitismo sotto la maschera della sicurezza per gli atleti», ha aggiunto il presidente del Comitato olimpico israeliano, Yael Arad. Il Jerusalem Post ha anche riportato che la Israeli Ice Hockey Association ha fatto ricorso alla Corte arbitrale per lo sport contro la disposizione dell’Iihf. Il paradosso è evidente. A essere escluso dal campionato di hockey per motivi di sicurezza è il Paese che ha subito un brutale attacco da Hamas lo scorso 7 ottobre, mentre in più parti del mondo stanno riemergendo preoccupanti episodi di antisemitismo. D’altronde, un ulteriore elemento allarmante è stato riportato da Haaretz, secondo cui, da quando è in corso la crisi di Gaza, Netflix e Apple tv avrebbero sospeso la trasmissione di varie serie israeliane.

Nel frattempo, la tensione internazionale continua a crescere. Ieri Teheran ha sequestrato una petroliera nel Golfo di Oman, per trasferirla in un proprio porto a seguito di un ordine giudiziario emesso da un tribunale iraniano: in particolare, l’imbarcazione stava trasportando petrolio iracheno verso la Turchia. Secondo la Cnn, si tratterebbe di una «rappresaglia nei confronti degli Stati Uniti che hanno confiscato la stessa nave e il suo petrolio l’anno scorso». Un simile evento è prevedibilmente destinato a gettare ulteriore benzina sul fuoco: ricordiamo che da numerose settimane i ribelli Huthi, notoriamente spalleggiati dal regime khomeinista, stanno effettuando attacchi nel Mar Rosso. Forse non a caso, proprio ieri, il loro leader, Abdel-Malik al-Houthi, ha tuonato contro gli Stati Uniti, affermando che loro possibili attacchi non resteranno senza risposta.

Gli occhi continuano frattanto a essere puntati su Gaza. «Israele non ha intenzione di occupare in modo permanente Gaza o di spostare la sua popolazione civile», ha dichiarato il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, per poi proseguire: «Israele sta combattendo i terroristi di Hamas, non la popolazione palestinese. E lo stiamo facendo in piena conformità alla legge internazionale». Le forze di difesa israeliane hanno inoltre reso noto che Hamas ha usato più di 6.000 tonnellate di cemento e circa 1.800 tonnellate di acciaio per realizzare i tunnel al di sotto di Gaza: il tutto sarebbe costato decine di milioni di dollari.

Dall’altra parte, secondo Al Arabiya, l’Egitto starebbe elaborando un nuovo piano di mediazione per la Striscia. Proprio ieri, il presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi ha del resto ricevuto il segretario di Stato americano, Tony Blinken: in particolare, secondo una nota del Dipartimento di Stato Usa, i due hanno discusso di varie questioni (dagli ostaggi agli aiuti umanitari a Gaza, passando per gli attacchi condotti dagli Huthi nel Mar Rosso).

Tutto questo, mentre, sempre ieri, il primo ministro del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman bin Jassim Al Thani, ha ricevuto il segretario generale dell’Olp, Hussein al-Sheikh. Dal canto suo, l’inviato speciale americano, Amos Hochstein, ha cercato di allentare le tensioni tra Israele e Libano. «Spero che potremo continuare a lavorare su questo sforzo per arrivare insieme, tutti noi su entrambi i lati del confine, a una soluzione che consentirà a tutte le persone in Libano e in Israele di vivere con una sicurezza garantita e di tornare a una vita normale, a un futuro migliore», ha dichiarato.

Proseguono nel frattempo gli sforzi politici di Washington per favorire la creazione a Gaza di un governo guidato dall’Anp dopo lo sradicamento di Hamas. Tuttavia la tensione crescente tra Stati Uniti e Iran rischia di incrementare notevolmente la tensione. L’iperattivismo di Teheran (e del suo network regionale) potrebbe infatti portare a un allargamento del conflitto.

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