• La rivincita del modello inglese: Boris Johnson ha lasciato circolare il virus in estate, limitando i danni e potenziando gli anticorpi. Oggi, con il Covid sotto controllo, rifiuta pass e obbligo vaccinale. Mentre mezza Europa chiude.
  • Per smaltire le scorte il ministro della Salute del governo tedesco, guidato dalla cancelliera uscente Angela Merkel, fa lo spot masochista a Moderna: «È una Rolls Royce, Biontech è solo una Mercedes». Poi minaccia i dubbiosi: «Morirete entro fine inverno».

Lo speciale contiene due articoli.

Come solo questo giornale vi aveva raccontato già mesi fa, era molto probabile che i britannici avessero ragione (e che avrebbero continuato ad averla in futuro) nella gestione dell’emergenza Covid. Qui invece, a reti e testate unificate, si rideva di Boris Johnson . Di più: si descriveva il Regno Unito come un lazzaretto. Peccato che i britannici non lo sapessero: al punto che l’allarme coronavirus era praticamente sparito dai giornali Uk da un paio di mesi. Suscitando l’involontariamente comico stupore del conduttore Corrado Formigli, che qualche settimana fa ha raccontato di aver portato la sua bimba a Londra per un weekend (se era convinto che fosse un inferno, perché ci andato?) e di essersi ritrovato in un cinema – unico con sua figlia – a indossare la mascherina. «Sono cretino io o gli inglesi?», s’è chiesto. Ciascuno può abbozzare un’ipotesi di risposta, considerando che non risulta che Formigli abbia mai vinto guerre mondiali.

Sta di fatto che l’allarme coronavirus è improvvisamente ricomparso ieri sui media britannici, ma solo per descrivere il disastro in corso nelle capitali dell’Europa continentale. Ecco il Daily Telegraph: «Rabbia in Europa mentre le regole Covid innescano rivolte», con eloquenti immagini di fuochi e guerriglia urbana a Bruxelles.

La realtà (ieri pomeriggio registrata per la prima volta perfino dall’edizione online del Corriere, il quotidiano italiano che più di tutti, con le sue corrispondenze, aveva descritto Johnson come una via di mezzo tra un pagliaccio e un pericolo pubblico) è che a Londra, pur compiendo scelte controverse e audaci, hanno fatto la scommessa giusta.

Ricapitoliamo la tabella di marcia del governo Uk. Dapprima una campagna vaccinale acceleratissima, già dagli ultimi giorni del 2020, al ritmo di 6-700.000 somministrazioni al giorno. Su questa base, da marzo in poi, una sequenza di riaperture assai anticipate: prima le scuole, poi i pub e i teatri, quindi gli stadi. In teoria il freedom day definitivo sarebbe dovuto scattare a fine giugno, con la fine di qualunque restrizione. Ma il diffondersi della variante Delta ha indotto Johnson a posticipare tutto al 19 luglio. In quelle settimane, Johnson ha perfino ipotizzato l’eventuale entrata in vigore in autunno di un limitato green pass riservato ai grandi eventi. Risultato? PI media conservatori (in testa il Telegraph e lo Spectator) lo hanno attaccato, rivendicando la storia di un Paese dove la carta di identità neppure esiste, e accusandolo di paternalismo all’europea. Lo Spectator ha addirittura descritto il primo ministro britannico come una specie di Mary Poppins sotto il titolo «Nanny Boris» (non certo un complimento, nelle intenzioni del magazine). E così Johnson ha ancora una volta seguito i suoi istinti di conservatore libertario, riaprendo tutto il 19 luglio e cestinando qualunque ipotesi di pass vaccinale o di restrizione. Limitandosi a tenere in un cassetto un piano B, nel caso in cui la situazione fosse peggiorata. Per qualche settimana, effettivamente, i contagi sono molto saliti, ma ricoveri e decessi sono sempre rimasti sotto controllo. A un certo punto, poi, anche i casi di positività hanno raggiunto un fisiologico plateau, schiacciandosi e quindi decrescendo. E, a meno di sorprese, Londra sta vincendo la partita. Qual è stato, dunque, il mix efficace? Ottima campagna vaccinale (assai accelerati anche i ritmi della somministrazione della terza dose: il 25% degli over 12 ha avuto il suo booster), nessun obbligo, nessuna restrizione, e anche la scelta di una controllata circolazione del virus.

È proprio il Corriere a registrare l’opinione di sir John Bell, docente di medicina a Oxford: «Una delle cose interessanti è che potrebbe ben essere che il ritardo nel lockdown e il vasto livello di circolazione della malattia ci abbia fornito una protezione a lungo termine». E ancora: «Si può argomentare che l’esposizione al virus ora stia pagando i suoi dividendi, perché abbiamo molte persone che hanno avuto una infezione naturale». Consiglio del prof per il Natale: «Ordinare il tacchino, perché andrà tutto bene».


La scelta britannica è stata tutt’altro che avventata: far circolare il virus proprio nei mesi in cui, stando all’aria aperta, il pericolo era inferiore. Ottenendo contestualmente un buon livello di immunità naturale, aggiuntiva al lavoro svolto dal vaccino. E infatti Johnson e il suo ministro della Sanità, Sajid Javid, possono oggi confermare la linea. Ecco Javid sull’obbligatorietà: «Non penso che sia qualcosa che considereremo mai». Archiviato pure il piano B. Secondo Bojo, «non ci sono motivi per introdurli».

Dopo la crociata economica e geopolitica contro Astrazeneca (a favore di Pfizer-Biontech), e dopo la mostrificazione mediatica ai danni di Johnson, tra Bruxelles-Berlino-Parigi-Roma, avranno l’onestà intellettuale di scusarsi con i britannici? Dalle parti di Palazzo Chigi, qualcuno commise una gaffe clamorosa, provando a sostenere che Londra non dovesse ospitare le semifinali e la finale degli Europei di calcio. Chi lo ricorderà al premier?


Da non perdere

Iran e Usa, nuovi colloqui a Doha su Hormuz
Mondo

Iran e Usa, nuovi colloqui a Doha su Hormuz

A detta di Trump si svolgeranno oggi in Qatar «i colloqui voluti dal regime». Secondo Axios si tratterebbe di vertici separati tra i tecnici nemici e i mediatori del Paese del Golfo e del Pakistan. Gli ayatollah frenano: «Nessun meeting con la Casa Bianca».