• I dati sconvolgenti svelati dal report della Ong Porte Aperte/Open Doors, che sarà presentato oggi alla Camera. Quattro Paesi «fortemente islamici» tra i primi cinque dove il fenomeno è più allarmante.
  • Sarah Champion, deputata del partito del premier Starmer, invoca l’aperturadi un’inchiesta e di un accertamento nazionale sulle gang di pakistani stupratori.

Lo speciale contiene due articoli.

Oltre 380 milioni di cristiani perseguitati nel mondo, in pratica uno su sette: 15 milioni in più rispetto allo scorso anno e, soprattutto, mai così tanti nella storia. È la sconvolgente fotografia che emerge dalle 22 pagine della World watch list 2025, l’ultimo report della Ong Porte Aperte/Open Doors che, in 32 anni di ricerche su questi temi, mai si era trovata a dover fare i conti con uno scenario tanto allarmante, che include anche migliaia di cristiani uccisi: quasi 4.500 l’anno.

Questo nuovo documento, che sarà presentato oggi alla 11:30 alla Sala stampa della Camera dei Deputati – alla presenza, oltre che del direttore della Ong Cristian Nani, del vicedirettore della Verità Francesco Borgonovo, del giornalista Matteo Giusti e di Giangiacomo Calovini, capogruppo di Fratelli d’Italia in commissione Affari Esteri – è l’esito di un lungo lavoro, che vede 100 Paesi del mondo monitorati in 70 dei quali è presente Open Doors stessa, per un totale di circa 4.000 tra persone coinvolte, ricercatori nazionali, esperti esterni e un team ad hoc di analisti.

Grazie alla mappatura della World watch list 2025, è possibile conoscere con precisione anche la suddivisione per aree degli attacchi cui sono soggetti i credenti in Gesù Cristo, con un cristiano su cinque perseguitato in Africa, due cristiani perseguitati ogni cinque in Asia ed uno ogni sedici in America Latina. La nazione dove le persecuzioni sono più feroci in assoluto, in realtà da ormai oltre 20 anni, risulta essere sempre la stessa: la Corea del Nord capeggiata dal leader supremo Kim Jong-un, dove si applica un regime di tolleranza zero che si stima abbia portato a rinchiudere nei campi di lavoro forzati fino a 70.000 cristiani, obbligando gli altri vivere la propria fede in clandestinità; e molti di quanti provano a fuggire sono spesso e volentieri rimpatriati a forza dalla Cina, altro Paese non esattamente faro di tolleranza, dato che i cristiani li destina al carcere, alla tortura e in alcuni casi alla morte.

Per quanto riguarda l’area dove gli aumenti di persecuzioni sono più tangibili, l’epicentro è quello dell’Africa Subsahariana, ma la situazione appare preoccupante anche a seguito delle guerre civili in Yemen e Myanmar. Colpisce inoltre l’inasprimento in atto in Asia Centrale, con in pratica tutti i Paesi considerati che – per effetto d’un crescente autoritarismo, il cui apice si tocca in Kirghizistan – vedono un aggravamento delle condizioni dei cristiani. Sarebbe tuttavia miope fermarsi ad una lettura meramente politica di questo fenomeno, che ha una origine religiosa in molti casi; di sicuro, quanto meno, in quelli più gravi. Tanto è vero che Open Doors, se da un lato giustamente elenca nel rapporto varie ragioni per cui i cristiani sono perseguitati nel mondo – dall’antagonismo etnico all’oppressione comunista e post-comunista -, dall’altro lato non ha dubbi nell’indicare quale sia la principale di queste ragioni, vale a dire l’«oppressione islamica, dovuta al fatto che si cerchi di riportare il mondo sotto la “Casa dell’islam”, con azioni violente o meno».

Coerentemente con questa considerazione, si può agevolmente osservare come ben quattro delle cinque nazioni dove i cristiani se la passano peggio siano «fortemente islamiche»: Somalia, Yemen, Libia e Sudan. Proprio in conseguenza delle violenze poste in essere da gruppi di terroristi islamici e altre ramificazioni religiose radicale, si stima – solo in Africa Subsahariana e senza contare le famiglie delle vittime di uccisioni, stupri, detenzioni – siano qualcosa come 16,2 milioni i cristiani sfollati. Un numero immenso e davanti al quale l’unico lieve miglioramento registrato da Open Doors rispetto alla rilevazione precedente – la diminuzione dei cristiani uccisi – appare ridimensionato; tanto più che questa diminuzione, che vede le vittime scese da 4.998 a 4.476, è tale principalmente per il calo in Nigeria che con 3.100 morti, tuttavia, rimane l’epicentro dei massacri, che peraltro aumentano nei Paesi vicini.

C’è inoltre da ricordare un aspetto fondamentale e quasi mai considerato, e cioè che le violenze contro i cristiani nel mondo, spesso, si manifestano anche in stupri e violenze sessuali; del tema si parla poco, va detto, anche perché purtroppo in non pochi Paesi le denunce sono rare, per ragioni culturali e sociali. Tuttavia, un dato minimo di partenza, secondo le stime incrociate con testimonianze raccolte da Open Doors, c’è e non appare affatto marginale, dato che parliamo di quasi 4.000 casi – 3.944 per l’esattezza -, anche qui un numero in aumento rispetto ai 3.231 dell’anno precedente. 821, poi, i casi di matrimoni forzati di giovani donne cristiane, in crescita rispetto ai 609 della World watch list 2024. «Pur migliorando la nostra ricerca», sottolinea dinnanzi a questi numeri la Ong autrice del report, «siamo qui a ripetere anno dopo anno che questi numeri sono la punta di un iceberg di violenze domestiche, silenziose, continue specie contro donne e bambini». Tutti orrori commessi, spesso, nell’indifferenza dell’Occidente.

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