Le Borse riescono a cambiare idea prima ancora che cambino le notizie. Nel giro di 24 ore hanno cambiato la narrazione raffreddando molti entusiasmi. Giovedì avevano salutato il successo democratico alle elezioni americane come un referendum contro Donald Trump. Il rialzo delle quotazioni era stato letto come inno alla vittoria dei dem. Ieri copione completamente riscritto. I dem non sono più i buoni della storia, ma un problema. Il timore, infatti, è che l’accresciuta presenza democratica possa frenare la costruzione dei data center, ostacolare gli investimenti delle Big Tech e mettere un freno alla grande corsa all’intelligenza artificiale.
È il mercato, insomma, a dettare la trama delle notizie: quando le quotazioni salgono, la politica diventa una promessa; quando scendono, si trasforma in una minaccia. Una bella lezione per oracoli troppo frettolosi. La finanza non fa politica. Guarda solo al portafoglio.
Wall Street rimbalza, l’Europa resta in rosso
Così a Wall Street è arrivato un rimbalzo: il Nasdaq ha recuperato terreno e Nvidia ha guadagnato il 4%, trascinando con sé il comparto dei semiconduttori. Ma il sollievo americano non ha contagiato l’Europa. Milano ha chiuso in calo dello 0,9%, pur difendendo quota 50.000 punti, mentre Francoforte ha perso l’1,92%, Londra l’1,01% e Parigi lo 0,81%. Nella notte lunghi brividi avevano attraversato i mercato del Pacifico: Tokyo -6%, mentre Seul – 6,6%.
Intelligenza artificiale, il nodo dei costi e dei data center
Un quadro internazionale molto confuso, con gli investitori ancora alle prese con il dilemma che attraversa l’intero settore tecnologico: quanto vale davvero la rivoluzione dell’intelligenza artificiale e quanto costerà realizzarla? Perché dietro la magia degli algoritmi c’è una gigantesca macchina industriale fatta di server, chip, energia, cemento e investimenti miliardari.
E comincia a farsi strada il dubbio che le cambiali firmate oggi possano essere più costose dei rendimenti promessi domani. A complicare il quadro ci sono anche le resistenze delle comunità locali: tra referendum, proteste e preoccupazioni per i consumi energetici e l’impatto ambientale, la costruzione dei data center incontra ostacoli sempre più concreti. Dalla Silicon Valley, tuttavia, il messaggio è di tutt’altro segno. Sarah Friar, direttrice finanziaria di OpenAi, ha ribadito che gli investimenti nell’intelligenza artificiale proseguiranno, con l’obiettivo di soddisfare la domanda, raccogliere nuovi capitali e rafforzare le alleanze. La macchina, dunque, non intende fermarsi.
Anche se i mercati cominciano a guardarla con occhi meno indulgenti. A pesare sull’umore degli investitori ci sono inoltre i timori sui tassi americani. Un mercato del lavoro ancora robusto e salari in crescita potrebbero convincere la Federal Reserve a mantenere più a lungo una politica monetaria restrittiva, mentre i rendimenti dei Treasury decennali, saliti al 4,85%, tornano a fare concorrenza alle azioni.
Borse incerte tra entusiasmo tecnologico e realtà
Il risultato è un mercato che corre avanti e indietro, cercando ogni giorno una nuova spiegazione per giustificare i propri movimenti. Giovedì la vittoria democratica era una festa per gli investitori, ieri rischiava di diventare un ostacolo alla rivoluzione tecnologica.
Le Borse sembrano aver perso la bussola. Perché nella nuova corsa all’oro digitale tutti vogliono partecipare alla rivoluzione, ma quando arriva il momento di pagare anche l’entusiasmo più sfrenato comincia a fare i conti con la realtà.
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