Il presidente israeliano Isaac Herzog prosegue le consultazioni con i partiti per individuare a chi affidare l’incarico di formare il prossimo governo. Ieri ha osservato che, dopo l’attacco del 7 ottobre, in cui sono rimasti uccisi anche numerosi arabi, il pubblico arabo potrebbe aver attraversato un punto di svolta: «Si può dire che abbia varcato il Rubicone, avviando un processo di “israelizzazione” e manifestando la volontà di essere parte integrante dello Stato in quanto cittadini».
Gadi Eisenkot, leader di Yashar, ha ricevuto le raccomandazioni di 67 dei 120 membri della Knesset, ottenendo così il sostegno di una chiara maggioranza dei legislatori contro le 46 ottenute dal primo ministro Benjamin Netanyahu.
A sostenerlo sono stati anche I Democratici di Yair Golan, che dispongono di otto seggi. Durante il colloquio con Herzog, la deputata Naama Lazimi ha chiesto la nascita di un governo di emergenza nazionale e ha indicato che, come primo passo, potrebbe essere formato anche un esecutivo di minoranza. Tra i suoi obiettivi ci sarebbe il cambio del presidente della Knesset.
La complessa missione di Herzog, tra la scelta di un governo di minoranza e alleanze complesse
Herzog ha messo in dubbio la tenuta di un governo di minoranza in una fase così complessa e ha chiesto ai rappresentanti del partito se non fosse preferibile cercare un accordo per un governo di unità. «Un quarto degli israeliani ha votato Netanyahu. Non è il caso di considerare un governo di unità?», ha domandato.
Il deputato Gilad Kariv ha risposto che la questione non riguarda la persona del premier, ma le sue scelte politiche. Netanyahu, ha detto, ha avuto diverse occasioni per guidare un governo di unità nazionale, ma non ha mantenuto gli impegni presi. Anche la Lista Unita ha annunciato che raccomanderà Eisenkot per l’incarico.
Gadi Eisenkot, punta a istituire una commissione d’inchiesta statale sul massacro del 7 ottobre. Secondo Ynet, la proposta sarebbe approvata dalla Knesset tramite una legge, anziché con una decisione del governo. Prima ancora di avviare i negoziati per la formazione del governo, Eisenkot si preparerebbe così a intervenire sui lavori parlamentari.
Intanto, i partiti del Blocco del Cambiamento hanno concordato di creare da sei a otto commissioni speciali per abrogare le leggi della riforma giudiziaria e approvare provvedimenti urgenti, facendo leva sulla loro maggioranza alla Knesset. La decisione, presa all’unanimità dai tre partiti arabi che compongono la lista, è stata descritta nel comunicato come «non semplice».
I suoi esponenti hanno spiegato di voler ampliare il distacco tra Eisenkot e Netanyahu, pur criticando l’opposizione per non aver dimostrato sufficiente determinazione nel contrastare le politiche del premier e l’incitamento contro i cittadini arabi. La Lista Unita ha chiesto a Eisenkot di formare al più presto un governo di emergenza, anche di minoranza, che possa assumere il controllo delle istituzioni e in seguito allargare le alleanze.
Il rapporto tra i partiti arabi e Hamas
Il nuovo esecutivo dovrebbe affrontare anche le questioni della popolazione araba, tra cui criminalità e incitamento quotidiano. La lista ha sostenuto che un eventuale «governo del cambiamento» dovrebbe comprendere sia i partiti arabi sia quelli ultraortodossi. Nel corso delle consultazioni, Herzog ha incontrato anche Mansour Abbas, leader del partito arabo Ra’am. Al presidente, Abbas ha presentato una visione fondata sulla riconciliazione e sulla pace: due Stati e la deposizione delle armi da parte di Hamas e delle altre organizzazioni armate.
«Vogliamo uno Stato palestinese che persegua la pace, ma occorre riconoscere anche i diritti della controparte», ha aggiunto, secondo quanto riportato da Ynet. Poi il confronto si è concentrato anche sul rapporto di Ra’am con Hamas. Herzog ha chiesto ad Abbas: «Siamo in guerra con Hamas, un’organizzazione terroristica sanguinaria. Lei la considera un’organizzazione terroristica?», ha domandato il presidente.
Abbas ha evitato di rispondere direttamente, contestando in maniera goffa quella che ha definito una continua prova di lealtà imposta al suo partito. Ha ricordato che Ra’am nasce da un movimento islamico e ha chiesto che i suoi rappresentanti non siano sottoposti a verifiche costanti sulla loro lealtà, sul rispetto della legge e sulla sicurezza dei cittadini.
La domanda è stata riproposta dal direttore generale della Residenza presidenziale. Abbas ha spiegato che una risposta esplicita potrebbe mettere in pericolo lui e la sua famiglia. «Ho una risposta, ma lasciatemi un po’ di spazio per poter fungere da ponte e per proteggere me stesso e la mia famiglia. Si tratta di salvare vite umane», ha affermato. E sul piano di Trump per Gaza: «Sosteniamo questa visione».
Il peso delle liste arabe e il «tradimento» di un alleato di Bibi
La posizione di Ra’am si inserisce in una fase di trattative in cui il sostegno dei partiti arabi può incidere sul numero di raccomandazioni raccolte dai candidati, ma non scioglie da solo il nodo della maggioranza parlamentare.
Altra sorpresa, Giudaismo Unito della Torah, alleato di Netanyahu, non ha raccomandato alcun candidato: i suoi sette deputati sono stati invitati dai leader spirituali a non sostenere né Netanyahu né Eisenkot, lasciando invariato il vantaggio di quest’ultimo. Le raccomandazioni non garantiscono che Eisenkot riuscirà effettivamente a costruire una coalizione, ma lo mettono nella posizione più forte per ricevere la prima opportunità.
Durante una pausa, Herzog ha incontrato l’ex premier britannico Tony Blair, in Israele per rilanciare il piano di Trump per Gaza. Tra gli ostacoli resta il rifiuto di Hamas di deporre le armi.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >