Mercati finanziari a Wall Street
I mercati finanziari reagiscono alla vittoria dei Democratici alle elezioni di midterm negli Stati Uniti, con gli investitori che rivedono le prospettive dei diversi settori (Getty Images)

La vittoria dei Democratici alle elezioni di midterm negli Stati Uniti si riflette anche sui mercati finanziari, dove gli investitori iniziano a valutare gli effetti di un Congresso passato sotto il controllo dell’opposizione. Le Borse europee hanno aperto in territorio positivo, con Piazza Affari in testa grazie soprattutto agli acquisti sui titoli bancari. Ma a muoversi sono anche i singoli comparti, con una rotazione degli investimenti che premia le energie rinnovabili e mette sotto osservazione il settore tecnologico.

A Milano il Ftse Mib guadagna circa l’1%, con UniCredit in rialzo di quasi il 3%, Intesa Sanpaolo del 2,4% e Mps del 2,3%. Bene anche Fineco, che avanza di oltre il 3%. Più cauta la situazione sulle altre piazze europee: Parigi sale dello 0,35% e Francoforte dello 0,4%. Sul mercato obbligazionario, lo spread tra Btp e Bund decennali scende in area 111 punti base, dai 114 della vigilia, con il rendimento del titolo italiano al 4,43%.

Le rinnovabili festeggiano la vittoria democratica

Tra i settori che sembrano beneficiare maggiormente del risultato elettorale c’è quello delle energie pulite. La conquista di Camera e Senato da parte dei Democratici alimenta le aspettative di politiche più favorevoli alle rinnovabili, dal solare alle batterie, e di un possibile ridimensionamento del sostegno alle fonti fossili garantito dall’amministrazione Trump.

In Asia la sudcoreana Hanwha Solutions ha guadagnato il 19%, mentre HD Hyundai Energy Solutions e Oci Holdings hanno registrato rialzi rispettivamente del 12% e del 10%. Gli acquisti si sono poi estesi all’Europa: a Piazza Affari Alerion Green Power sale del 4,2% ed Erg dell’1,9%. A Copenaghen Orsted guadagna il 7,6% e Vestas il 4,1%, mentre in Germania avanzano Sma Solar Technology (+7,7%) e Nordex (+6,7%).

Gli operatori parlano di blue trade, con una possibile riallocazione dei capitali dai titoli legati allo sviluppo dell’intelligenza artificiale verso i comparti che potrebbero beneficiare di un Congresso a guida democratica. Una prospettiva che, almeno nella prima fase, ha alimentato anche il timore di un rallentamento degli investimenti nelle infrastrutture necessarie alla rivoluzione dell’AI.

L’intelligenza artificiale divide gli investitori

Il comparto tecnologico si muove infatti in ordine sparso. Da una parte c’è il timore che i Democratici possano introdurre maggiori vincoli e rallentare le autorizzazioni per le infrastrutture dell’intelligenza artificiale, a partire dai grandi progetti legati all’elettrificazione. Dall’altra, la domanda di chip e sistemi per l’AI continua a sostenere le prospettive delle aziende del settore.

A dare una spinta agli acquisti sono arrivati anche i risultati trimestrali di Amd, che ha chiuso il terzo trimestre con ricavi per 13,4 miliardi di dollari, in crescita del 45%. Particolarmente forte il comparto dei data center, con ricavi a 8,6 miliardi (+97%). I risultati hanno superato le attese e il titolo è salito di oltre il 7% nelle contrattazioni successive alla chiusura di Wall Street. A Piazza Affari Technoprobe guadagna oltre il 2%, mentre Stmicroelectronics avanza di circa l’1%. Più debole Prysmian, che arriva a perdere il 2,7% proprio per i timori di un possibile rallentamento degli investimenti nelle infrastrutture dell’AI.

La reazione negativa riguarda anche alcuni titoli legati a Elon Musk: nel premarket americano Tesla e SpaceX cedono entrambe il 3,4%. Un movimento che si inserisce nel quadro delle incertezze sulle future politiche economiche e industriali degli Stati Uniti dopo la sconfitta elettorale dei Repubblicani.

Dollaro in lieve calo, la vera prova sarà il debito

Sul mercato valutario il dollaro ha registrato una flessione contenuta. L’euro è tornato sopra quota 1,12, scambiando a 1,1237 dollari. Secondo gli analisti di Ebury, tuttavia, il risultato delle midterm non rappresenta una svolta decisiva per il mercato dei cambi: l’esito era in larga parte atteso e il Congresso democratico potrebbe limitare l’agenda di espansione fiscale di Trump, attenuando le preoccupazioni sul deficit americano.

La partita più importante si giocherà nei negoziati sul tetto del debito, attesi nel 2027. I Democratici potranno bloccare nuove spese, ma non cancellare quelle già approvate, mentre il presidente conserva il potere di veto. Anche per questo gli analisti non prevedono un cambiamento radicale nell’immediato. A pesare sui rendimenti obbligazionari continuerà inoltre la guerra con l’Iran.

La reazione dei mercati, dunque, non si traduce in una bocciatura generalizzata dell’economia americana o delle politiche di Trump. Per ora gli investitori stanno soprattutto cercando di capire quali settori potranno guadagnare spazio e quali, invece, dovranno fare i conti con un Congresso meno favorevole.

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