Intesa archivia nove mesi da record: batte le attese del mercato, ritocca al rialzo le previsioni di utile per l’intero 2026 e mette sul tavolo un dividendo da 3,8 miliardi. Numeri che non hanno bisogno di effetti speciali. L’utile netto a settembre raggiunge 8,2 miliardi, il migliore di sempre per il periodo come tiene a precisare Carlo Messina nella presentazione agli analisti, con una crescita dell’8,1% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Un risultato che spinge Messina a prevedere per l’intero esercizio profitti ben superiori ai 10 miliardi. Il mercato ha accolto i risultati senza fuochi d’artificio, ma con un segnale positivo: il titolo ha chiuso in rialzo dello 0,57% a 5,99 euro. Il giudizio degli analisti è positivo. Jefferies promuove la trimestrale e porta l’obiettivo di prezzo a 8 euro. Gli analisti considerano solidi i risultati, sottolineando in particolare commissioni, costi e accantonamenti come elementi che hanno mostrato un andamento migliore delle attese.
Una traiettoria di crescita che potrebbe prolungare la stagione favorevole. La generosità verso gli azionisti, intanto, è tutt’altro che simbolica. È stato approvato un acconto sul dividendo di 22 centesimi per azione, per un ammontare complessivo di 3,8 miliardi. Una cedola che si inserisce in una politica di remunerazione decisamente robusta: nei primi nove mesi la distribuzione complessiva maturata ha raggiunto 7,8 miliardi, di cui 6,1 miliardi in dividendi, ai quali si aggiunge il buyback da 2,3 miliardi concluso a ottobre.
La partita con Mps, Messina: «Progetto solido»
Ma il dividendo non è soltanto una bella notizia per chi possiede azioni Intesa. È anche una pedina importante nella partita con Mps. Per neutralizzare integralmente l’effetto dello stacco della cedola, Messina ha migliorato l’offerta: il rapporto di cambio sale da 1,6 a 1,664 azioni ordinarie Intesa di nuova emissione per ogni titolo Mps.
Un ritocco che accompagna la determinazione del gruppo a portare a termine l’operazione. Davanti agli analisti, l’amministratore delegato ha ribadito la «solidità del progetto per Mps» e ha spiegato che il risultato dell’assemblea dei soci del Monte «rafforza la nostra fiducia sull’esecuzione».
Messina ha sottolineato soprattutto il significato della bocciatura di tutte le proposte del management senese: un «messaggio chiarissimo», ha detto, «una cosa mai vista», che evidenzia la distanza tra la posizione degli azionisti e quella della dirigenza. Per i soci di Mps, ha aggiunto, si apre la possibilità di «entrare a far parte del principale gruppo bancario italiano e di uno dei principali gruppi bancari europei».
Il nuovo gruppo punta a superare i 16 miliardi di utile netto nel 2029 e a distribuire agli azionisti circa 61 miliardi nel quinquennio 2025-2029: ben 11 miliardi in più rispetto a quanto previsto dal piano industriale presentato da Intesa a febbraio. E non si tratta soltanto di dimensioni e dividendi. Per Siena e la Toscana sono previsti più credito, un polo tecnologico, una direzione commerciale e nuove strutture centrali.
Quanto a Mediobanca, Messina ha confermato la volontà di continuare a investire nel marchio e nelle persone di Piazzetta Cuccia, perché «ha molto valore». La conclusione dell’operazione Mps è attesa tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027; successivamente partirà l’offerta obbligatoria su Mediobanca.
Il fronte regolatorio e la questione fiscale
Sul fronte regolatorio, il numero uno di Intesa si è detto fiducioso sull’Antitrust, auspicando un esito coerente con la proposta presentata al mercato. E ha escluso che eventuali ulteriori cessioni di sportelli Mps, oltre ai 635 già destinati a Unipol, possano coinvolgere il gruppo guidato da Carlo Cimbri.
Resta il capitolo fiscale, quello sul quale Messina ha decisamente meno voglia di sorridere. Intesa ha già pagato in nove mesi 5,2 miliardi di imposte, mentre l’impatto della manovra 2026 si avvicina ai 900 milioni, quasi un miliardo. «Avevamo preso un accordo e il governo non lo ha rispettato. Hanno deciso un’ulteriore imposta sul settore bancario», ha osservato. Il suo invito è a «evitare l’approccio populista secondo il quale prendere misure contro le banche crea consenso elettorale». Sull’eventuale conto del 2027, invece, è ancora presto per fare calcoli: bisognerà attendere il completamento dell’iter della finanziaria.
Messina ha infine richiamato la stabilità dell’Italia, definendola in una «posizione unica» e riconoscendo il lavoro della presidente Giorgia Meloni e del ministro Giancarlo Giorgetti.
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