Maurizio Landini
Il Segretario Nazionale della Cgil Maurizio Landini (Ansa)

La geografia in questo bilancio è stata fondamentale per riuscire a trovare le coperture di tutte le misure messe in campo dal governo. Come anticipato, caricando sulla Nec (National escape clause, la clausola di salvaguardia nazionale) alcune misure finanziate in precedenza dal Pnrr, si sono liberate risorse per misure ordinarie non soggette a vincoli europei.

Ma la scure di Bruxelles è sempre in agguato. All’indomani della consegna della legge di Bilancio la Commissione europea ha già fatto sapere di star valutando l’estensione della flat tax per gli autonomi fino a 100.000 euro proposta dalla Lega e licenziata dal governo in questa manovra.

«Non voglio esprimere giudizi prematuri sul pacchetto per il prossimo semestre. Lo stiamo sicuramente valutando, e potete sicuramente aspettarvi alcuni sviluppi più avanti nel corso dell’anno» ha precisato un portavoce. La Commissione su questo esprimerà un giudizio il 24 novembre quando verrà pubblicato il parere sul Dpb italiano e degli altri Paesi dell’area euro, contestualmente al semestre europeo.

La Cgil contro i lavoratori autonomi

Contro gli autonomi, come sempre, si schiera anche la Cgil. «Un professionista benestante con un reddito lordo da 100.000 euro pagherà, nel 2027, 8.658 euro di Irpef. Un lavoratore dipendente con un reddito da 51.000 euro lordi ne pagherà invece 14.030: pur percependo la metà, avrà un’imposta quasi doppia» commenta il segretario confederale della Cgil Christian Ferrari. «Il primo risparmierà circa 10.000 euro all’anno, il secondo 100 euro all’anno. Inoltre, l’autonomo sarà completamente esentato dal pagare le addizionali locali, il dipendente continuerà a pagare in media 1.428 euro per finanziare i servizi pubblici regionali e comunali».

Il solito attacco alle partite Iva, ree di produrre e di assumersi il rischio di impresa al contrario dei dipendenti che, a fronte di una tassazione sicuramente meno favorevole, fruiscono di garanzie e certezze. Il segretario Maurizio Landini fa un attacco più generico: «Nuove flat tax, altre marchette elettorali, quando il problema nel nostro Paese è andare a combattere l’evasione fiscale e rendere il fisco progressivo, restituire le tasse che i lavoratori dipendenti e i pensionati stanno pagando».

Le accuse dell’opposizione: «Manovra elettorale»

Pronti anche gli attacchi delle opposizioni, a cominciare da Giuseppe Conte. Il leader del M5s, dopo reddito di cittadinanza e Superbonus, ha il coraggio di parlare di marchette elettorali. «La manovretta elettorale è una lotteria di micromisure per microplatee. Se sei fortunato, dopo lo slalom tra i vari requisiti, raccogli qualche briciola. Il biglietto vincente va ad armi e difesa: 14 miliardi di extra-spese. Quello perdente ai lavoratori dipendenti, tartassati tra rincari, tasse e stipendi da fame». E insiste a mettere sullo stesso piano armi e difesa, facendo finta di non sapere che i fondi stanziati per la difesa non possono essere spesi per la sanità proprio per volere dell’Ue.

«Per le armi 4,5 miliardi in più nel 2027, per la sanità 2,5: la metà di quanto chiesto dallo stesso ministro e dalle Regioni». Il leader di Avs Nicola Fratoianni parla di governo di scrocconi e di manovra «a sbafo, che lascia i debiti a chi verrà dopo». Anche qui, facendo finta di non ricordare che proprio il Superbonus, che inizialmente sarebbe dovuto costare 35 miliardi di euro, è finito per costarne 175 miliardi. Sei volte la manovra del 2027. Anche per la segretaria dem Elly Schlein «Meloni ha fatto una manovra di mance e spot elettorali».

L’iter della legga di Bilancio

Ad ogni modo, se esiste una certezza, è che la legge che si presenta a ottobre difficilmente arriva intatta a dicembre. Il primo passaggio è il deposito del testo in Parlamento: quest’anno si inizierà dalla Camera. La commissione Bilancio dovrebbe incardinare il testo martedì 3 novembre, lunedì 9 inizieranno le audizioni delle principali istituzioni e delle parti sociali.

Viene poi il momento degli emendamenti ai quali di prassi è prevista una dote che dovrebbe essere pari a 300 milioni. Il governo al termine dell’esame delle proposte dei partiti presenta un maxiemendamento che incorpora le modifiche ammesse. Dopo l’esame della commissione il testo passa al vaglio dell’Aula. L’esecutivo può decidere di porre la questione di fiducia sul provvedimento come accade quasi sempre, con ogni colore di governo.

Passata a Montecitorio la legge arriva in Senato, l’iter è lo stesso ma si velocizza, spesso per i tempi ma anche perché il testo arriva blindato. Basterebbe anche una piccola modifica per riconsegnare la manovra a Montecitorio per la terza lettura.

Il sospetto di Meloni sull’Istat: «Apparati dello Stato più severi delle agenzie internazionali»

Ieri intanto il premier Meloni ha nuovamente criticato l’Istat: «Non vorrei che alcuni apparati dello Stato fossero, per qualche ragione a me incomprensibile, più severi di quanto non lo siano le principali agenzie finanziarie internazionali e i più autorevoli centri studi che hanno certificato che già oggi saremo sotto al 3%» nel deficit, ha detto rispondendo a una domanda di Bruno Vespa per il libro Storia della Seconda Repubblica. «Non ho nascosto il mio disappunto, perché quel traguardo ci avrebbe consentito di avere qualche risorsa in più da mettere sulla legge di Bilancio, anche perché c’è un discreto margine di discrezionalità in queste valutazioni».

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