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Abdul El-Sayed (Getty Images)

Che alle Midterm il Partito democratico abbia ottenuto un successo elettorale strepitoso, è un dato di fatto innegabile. Tra l’altro, al di là della vittoria in entrambi i rami del Congresso, l’Asinello potrà contare su un ampio margine alla Camera, oltreché su un robusto vantaggio in termini di seggi al Senato.

Midterm, i democratici trionfano ma solo il 28% degli americani li apprezza

Ciò detto, la matematica è un conto, la politica un altro. Sì perché, al netto del risultato storico, il Partito democratico si trova adesso ad affrontare almeno due problemi. Innanzitutto, secondo un sondaggio del New York Times e della Siena University del 21 ottobre, solo il 28% degli americani si dichiara soddisfatto dell’Asinello.

Ne consegue che i dem hanno, sì, condotto una campagna elettorale efficace, battendo su carovita e file di Jeffrey Epstein, ma anche che il loro trionfo deve molto agli errori e ai demeriti di Donald Trump che, con la sua impopolare guerra all’Iran, ha portato a un deciso aumento del costo del carburante, danneggiando così il Partito repubblicano.

In secondo luogo, vanno tenute presenti le spaccature nell’Asinello tra l’ala centrista e quella di estrema sinistra, che appare sempre più venata da fattori collegati all’islamismo.

Da El-Sayed a Mamdani, l’asse tra estrema sinistra e posizioni islamiste

Martedì, il seggio senatoriale del Michigan è stato vinto da Abdul El-Sayed. Noto per le sue posizioni anti-israeliane, costui ha condotto la campagna elettorale insieme ad Hasan Piker: uno streamer famoso per aver difeso Hezbollah e per aver affermato in passato che gli Stati Uniti si erano meritati gli attentati dell’11 settembre 2001.

Non solo. Nelle scorse settimane, è emersa una lettera che lo stesso Sayed cofirmò nel 2012 con soggetti più o meno collegati alla Fratellanza musulmana per chiedere all’allora presidente egiziano, Mohammed Morsi, di effettuare delle epurazioni nelle forze di polizia e nei media del suo Paese. Tra l’altro, martedì, a essere eletta deputata è stata anche Daraliza Avila Chevalier: candidata dei Democratic Socialists of America che, appoggiata dal sindaco di New York Zohran Mamdani, si è convertita all’Islam nel 2018.

Insomma, un primo elemento da notare è che la saldatura tra estrema sinistra e posizioni islamiste si sta facendo strada nel Partito democratico. Il che potrebbe rivelarsi un problema nel medio termine.

Sebbene molti analisti ritengano che l’Asinello abbia stravinto grazie alla qualità dei candidati scelti (dallo stesso Sayed a James Talarico in Texas), la verità è che a funzionare principalmente da coagulante è stato l’antitrumpismo o comunque la disaffezione verso l’inquilino della Casa Bianca. La domanda allora è: riuscirà il Partito democratico a reggere questa situazione a lungo? Ricordiamo che storicamente la maggioranza degli ebrei americani vota dem.

E che i Democratic Socialists of America hanno apertamente contestato l’attuale leader della minoranza al Senato, Chuck Schumer, che è ebreo. Emerge dunque un nodo di base elettorale. Passato lo spauracchio di Trump, su quali elementi il Partito democratico riuscirà a far convergere le sue antitetiche anime?

Centristi contro radicali: le fratture nell’Asinello arrivano al Senato e alla Camera

Del resto, domenica, abbiamo visto le spaccature dei dem proprio in Michigan, dove la deputata dell’Asinello Haley Stevens ha rotto con Sayed, dando l’endorsement al candidato repubblicano, Mike Rogers.

Questo certifica la tensione che si registra tra l’ala centrista e quella di estrema sinistra. In tal senso, bisogna fare attenzione alle mosse del senatore dem della Pennsylvania, John Fetterman. Profilo nettamente filo-israeliano, si è avvicinato ai repubblicani su alcune questioni (come la gestione delle frontiere).

Qualcuno ritiene che stia prendendo in considerazione l’ipotesi di cambiare casacca. Non sappiamo se ciò avverrà. Quel che è certo è che la sua convivenza al Senato con Sayed non sarà troppo pacifica.

Ma non è ancora tutto. Al di là della questione islamista, i socialisti hanno intenzione di mettere sotto pressione l’attuale leader della minoranza alla Camera, Hakeem Jeffries, il quale punta ovviamente a diventare Speaker con il nuovo Congresso che si insedierà a gennaio.

Quale sarà il loro potere contrattuale? E che cosa chiederanno a Jeffries in cambio del loro voto? Infine, alcuni giorni fa, The Hill ha rivelato che i parlamentari e gli strateghi dem avrebbero già iniziato a litigare tra loro sull’eventualità di intentare un nuovo processo d’impeachment contro Trump.

Dalle primarie alla Casa Bianca, la difficile corsa dei dem verso il 2028

In questo caos politico, valoriale e programmatico, non sarà facile per il Partito democratico riuscire a selezionare un candidato durante le prossime primarie presidenziali. L’ala dem della Rust Belt potrebbe avere dei nomi interessanti, a partire dal governatore della Pennsylvania, Josh Shapiro, che, consapevole delle necessità dei colletti blu, ha cassato alcune politiche green ideologiche, abbracciando, almeno sotto certi aspetti, una sorta di «trumpismo di sinistra».

E poi c’è Jon Ossoff, rieletto senatore in Georgia: un economista dalla retorica obamiana, critico su armi e Israele e specialista di TikTok, che è balzato in testa alle presidenziali sulla piattaforma di scommesse Polymarket. Tuttavia, il trionfo al Congresso di martedì rafforza le correnti liberal e radicali del Partito democratico, che daranno quindi battaglia per la nomination.

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