«Gli aiuti a Israele finiranno entro la fine dell’anno. È un Paese prospero e non ha bisogno di 4 miliardi di dollari», ha dichiarato Donald Trump in un’intervista a Fox. Il presidente ha aggiunto che gli Stati Uniti continueranno a sostenere Israele se necessario, ma che il Paese potrà acquistare armi americane.
Secondo Trump, l’intesa per interrompere i versamenti è stata raggiunta con il premier Benjamin Netanyahu. La notizia ha suscitato critiche in Israele. Gadi Eisenkot, leader di Yashar, ha scritto su X che il rapporto con Washington è essenziale per la sicurezza nazionale e che cittadini e forze di sicurezza non dovrebbero apprendere dai media di un cambiamento così rilevante.
A suo giudizio, la gestione di Netanyahu rappresenta un pericolo concreto: «Netanyahu ne risponda». Israele ha informato gli Stati Uniti di aver acquisito informazioni di intelligence secondo cui l’Iran starebbe valutando l’uso di armi chimiche contro i propri nemici.
Il risiko dei partiti per formare un nuovo governo
Intanto si muovono i partiti. Dopo le elezioni della scorsa settimana, il blocco di Netanyahu ha perso la maggioranza. I principali partiti ebraici di opposizione hanno avviato i colloqui per formare una coalizione.
All’incontro di Herzliya erano presenti Eisenkot, Naftali Bennett, Yair Golan, Avigdor Liberman e Yair Lapid. I numeri restano il nodo principale. I partiti ebraici di opposizione hanno 48 seggi, contro i 53 dell’area di Netanyahu. Per raggiungere la maggioranza servirebbe il sostegno dei 19 deputati arabi. I negoziatori puntano a un governo di emergenza nazionale, fondato sul carattere ebraico e democratico di Israele, sui principi della Dichiarazione d’Indipendenza, sul servizio militare obbligatorio e sul disarmo di Hamas.
Tra le prime mosse potrebbe esserci la sostituzione di Amir Ohana, del Likud, alla presidenza della Knesset. La candidatura di Lapid è ancora in discussione e una decisione è attesa lunedì. Il cambio consentirebbe di sbloccare la commissione d’inchiesta statale sul massacro del 7 ottobre 2023 e sulle responsabilità politiche e di sicurezza che precedettero l’attacco.
I leader chiedono inoltre al presidente Isaac Herzog di affidare a Eisenkot il primo tentativo di formare il governo. Bennett ha assicurato il sostegno del suo partito: «Non abbiamo tempo da perdere». La coalizione dovrà tenere insieme forze con posizioni diverse sulla sicurezza e sui rapporti con i partiti arabi.
I negoziatori dovranno concordare un programma e garanzie per evitare che le divergenze facciano cadere il governo. Anche la scelta di Herzog sarà decisiva: chi riceverà il mandato dovrà dimostrare di poter raccogliere i voti necessari e presentare un’intesa concreta.
La scelta difficile di un’alleanza con i partiti arabi
La questione dei deputati arabi divide l’opposizione. Golan ha incontrato esponenti della Lista Unita, mentre Liberman esclude un governo sostenuto da Ra’am o dalla Lista Unita. Sostiene che si possa governare senza di loro, ma non ha indicato con quali numeri. Netanyahu accusa gli avversari di dipendere da forze che, a suo dire, non considerano terroristiche Hamas e Hezbollah.
Senza i deputati arabi, però, l’opposizione rischia di non avere la maggioranza. Il Likud ha ipotizzato finanziamenti di Qatar e Turchia per aumentare la partecipazione degli elettori arabi e oggi potrebbe chiedere l’annullamento del voto. Il giudice della Corte suprema Sohlberg ha già respinto un ricorso contro la ratifica dei risultati. L’opposizione accusa Netanyahu di voler delegittimare il voto e ostacolare una nuova maggioranza. Se i negoziati falliranno, Israele potrebbe tornare alle urne, senza garanzie che l’esito sia diverso.
Resta da chiarire il viaggio di un aereo italiano, identificato dal codice 300AB4, da Ciampino a Teheran. Non si conoscono lo scopo della missione né i passeggeri. L’ipotesi di una delegazione vaticana accompagnata da personale dell’intelligence italiana non ha conferme indipendenti.
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