- Il settimanale del Welt inchioda il governo. Fece pressioni sugli scienziati per creare il terrore: «Dite 1 milione di morti».
- Il regime cubano testerà in fase tre il Soberana 2, facendosi aiutare anche dall’Iran. E lancia la promozione: «Immunizziamo i turisti»
Lo speciale contiene due articoli.
Un milione di morti e sette tedeschi su dieci contagiati dal coronavirus. È questa la drammatica profezia contenuta in un rapporto segreto elaborato per conto del ministero dell’Interno di Berlino, a marzo del 2020, da parte di un gruppo di autorevoli ricercatori e accademici. Balle, almeno stando alle rivelazioni fornite domenica dall’autorevole settimanale Welt am Sonntag, le quali sembrano oggi sconfessare le previsioni nefaste messe nero su bianco al tempo dagli studiosi tedeschi. Quel documento – rimasto rigorosamente top secret – commissionato dal ministro dell’Interno Horst Seehofer e utilizzato successivamente come giustificazione per le dure misure di contenimento in Germania, infatti, sarebbe stato «gonfiato» per volere del suo stesso mandante. Uno scandalo di proporzioni immani, che se confermato getterebbe un’ombra sulla credibilità dell’intero apparato scientifico tedesco e sulla sua indipendenza dalla politica.
Per comprendere la ricostruzione del Welt occorre riavvolgere il nastro fino alla prima metà marzo 2020. Sono i giorni nei quali ancora tiene banco la polemica sull’origine dei primi focolai di coronavirus e l’Italia viene accusata di essere la colonna infame dell’Europa. Ma anche in Germania i casi sono in rapida ascesa, e il governo si trova di fronte a un bivio: confermare l’approccio «soft» basato sulle sole restrizioni di viaggio e sulla quarantena per chi arriva dall’estero, oppure optare per un giro di vite. Nell’esecutivo si fa largo la strada del pugno duro. Scuole e negozi vengono chiusi, la ristorazione bloccata, il distanziamento sociale diventa un dogma, le riunioni private bandite.
Tuttavia, rimane un nodo: convincere l’opinione pubblica. Come dimostreranno le vibranti proteste di piazza nei mesi a venire, i tedeschi non sono un popolo tanto incline a subire limitazioni delle libertà individuali. Proprio in quei concitati giorni, Seehofer incontra il virologo Christian Dorsen e Lothar Wieler, capo dell’Istituto Robert Koch (Rki), l’organizzazione responsabile del controllo e della prevenzione delle malattie infettive in Germania. A seguito di quei colloqui, il ministro si convince che una riapertura troppo veloce – magari già a Pasqua – avrebbe potuto avere conseguenze devastanti.
Parte così un fitto carteggio, messo a disposizione del Welt da un gruppo di avvocati berlinesi. Da un lato i rappresentanti di alcune università tedesche, il numero uno dell’Rki Lothar Wieler, i ricercatori del Leibniz institute for economic research (Rwi), dell’Institut der deutschen wirtschaft (Iw) e della fondazione Stiftung wissenschaft und politik (Swp), e dall’altro Markus Kerber, sottosegretario all’Interno e braccio destro di Seehofer. «Cari professori», esordisce Kerber il 19 marzo spiegando ai suoi interlocutori che il ministero vuole creare una «piattaforma di ricerca ad hoc» con questi istituti, allo scopo di creare un modello per «anticipare e pianificare la situazione» e programmare ulteriori «misure preventive e repressive». Tanto per aumentare il livello di pathos, il sottosegretario paragona la situazione attuale a quella dell’Apollo 13, e a un certo punto chiede addirittura ai partecipanti di fornire i numeri di telefono e indirizzi di posta elettronica privati perché non è dato sapere «se e per quanto tempo le reti funzioneranno ancora in una maniera affidabile». Un’affermazione molto pesante, se si considera che arriva dal dicastero responsabile della sicurezza nazionale.
Nei giorni a seguire, il ministero non solo detta la linea ma segue da vicino il lavoro degli scienziati. È tutto un susseguirsi di mail e conferenze telefoniche tra i ricercatori e lo staff di Seehofer, che a un certo punto avrebbe anche fornito una bozza del documento desiderato. Obiettivo manifesto, diffondere attraverso i media l’idea che il pericolo legato al coronavirus si sarebbe diffuso nel modo più drammatico possibile. Gli scienziati decidono di assecondare il governo: «Molte persone gravemente malate verranno portate in ospedale, per poi essere respinte e morire a casa in agonia». Verso la fine di marzo il documento fa capolino nella stampa tedesca: se il governo non fa nulla andiamo incontro a 1 milione di morti. «La crescente sensazione di impotenza deve essere tenuta sotto controllo dall’impressione di un forte interventismo statale», scrive uno dei ricercatori a giustificare le rigide misure dell’esecutivo.
Non tutti però concordano sui numeri. D’altronde, a quei tempi del virus si sa ben poco. Qualcuno ipotizza una mortalità dello 0,6%, qualcun altro dell’1,2%, vale a dire esattamente il doppio. Ma quando si tratta di presentare i dati, Seehofer opta sempre per lo scenario peggiore. Oggi sappiamo che a metà maggio, finita la seconda ondata, in Germania sarebbero decedute per colpa del Covid poco meno di 8.000 persone. Senza dubbio un dramma. Qualora fosse dimostrata, però, per colpa della connivenza tra governo e scienziati, milioni di cittadini avrebbero subito limitazioni della libertà, intaccato i propri risparmi o, peggio ancora, perso il lavoro.
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