Per il secondo giorno consecutivo, gli allarmi bomba hanno messo sotto scacco i Paesi europei. Le segnalazioni hanno riguardato almeno 18 voli aerei, ma in Irlanda le minacce di attentati sono state indirizzate anche a diverse testate giornalistiche. E come giovedì, gli avvertimenti si sono rivelati infondati.
La minaccia ai media irlandesi: «Faremo saltare in aria i vostri aerei»
Nonostante i falsi allarmi, è inquietante il contenuto di un’email inviata a 18 media. Nel testo, pubblicato dal Financial Times, si legge: «Questo è solo l’inizio. Quello che è successo questa settimana è solo una piccola parte di ciò che attende l’Europa nel prossimo futuro. Molto presto faremo saltare in aria i vostri aerei, navi da crociera, stazioni della metropolitana e treni». Non è stata verificata l’autenticità della rivendicazione, ma il mittente si definisce come «uno dei leader del gruppo responsabile» delle minacce ai voli aerei.
Allarmi in dieci Paesi: voli deviati e caccia in volo
L’ondata di allarmi bomba ieri ha interessato l’Italia, il Portogallo, la Francia, la Repubblica Ceca, la Bulgaria, la Danimarca, l’Ungheria, Cipro, la Romania e il Regno Unito. Per quanto riguarda il nostro Paese, un volo partito da Fiumicino e diretto a Lisbona è stato costretto a un’operazione di sicurezza all’aeroporto della Capitale portoghese. È stata la Polizia di pubblica sicurezza del Portogallo ad aver ricevuto la segnalazione tramite la telefonata di un agente delle forze dell’ordine.
Sempre lo scalo romano è stato coinvolto da un altro allarme bomba: un volo Praga-Roma è stato deviato su Venezia. Nella Capitale ceca sono state segnalate minacce su almeno nove voli. Due di questi, partiti da Praga e diretti rispettivamente a Cipro e Bucarest, hanno fatto alzare in volo i caccia dell’Aeronautica militare ungherese su richiesta della Nato. Lo stesso è accaduto per il volo Bruxelles-Sofia. In Bulgaria, un altro allarme ha riguardato un aereo proveniente da Londra. Gli avvertimenti non hanno risparmiato neppure la Francia, la Spagna – dove sono stati registrati quattro allarmi – e Copenaghen.
Meloni: «Aggredite le infrastrutture civili»
Quanto sta succedendo in Europa dimostra, per il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che le spese per la sicurezza sono necessarie. «I nuovi attacchi hacker in tutta Europa devono preoccupare», ha esordito il premier. E anche se è presto per capire «se l’attacco al plasma in Francia, i finti allarmi bomba sugli aerei o l’aggressione verso i beni alimentari siano collegati», questi episodi indicano che «a essere aggredite sono le infrastrutture civili». Ha quindi precisato che «quando parliamo di spese di Difesa e sicurezza» non si tratta «semplicemente di armi, ma di salvaguardare la quotidianità dei cittadini». Sulle minacce di giovedì, Meloni ha spiegato che «non ci sono state conseguenze per i passeggeri» grazie «al lavoro silenzioso dell’Aeronautica militare, della polizia di frontiera aerea, passando per gli equipaggi e il personale di terra».
La preoccupazione trapela anche dalle parole del ministro dei Trasporti, Matteo Salvini: «Sono tutti allarmi fortunatamente infondati che però rischiano di avere ripercussioni in termini di cancellazioni e paura». Ha poi aggiunto: «Come ministro dei Trasporti non ho elementi, è un lavoro di intelligence e sicurezza, siamo in costante contatto perché se andassero avanti altri giorni sarebbe problematico». A parlare invece di possibili sospetti è stato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. Al Qn ha dichiarato che nonostante non ci siano «prove sui responsabili, la Russia tenterà di destabilizzare e creare panico».
Indagini in Italia e coordinamento europeo
Intanto, sugli allarmi bomba scattati giovedì in Italia indagano gli uffici distrettuali sotto il coordinamento della Procura nazionale antimafia e antiterrorismo. Bruxelles ha attivato il meccanismo di condivisione delle informazioni a livello dell’Ue e la prossima settimana si incontreranno gli esperti di sicurezza degli Stati membri. Lo scopo della riunione è «esaminare la situazione e discutere le misure», ha fatto sapere il commissario ai Trasporti, Apostolos Tzitzikostas. Dall’altra parte, lo «Stato maschile» ha negato il suo coinvolgimento dopo la rivendicazione recapitata due giorni fa a Fiumicino. Il movimento ha commentato: «Quale Stato maschile? Non esiste più da molti anni». E ha lanciato una provocazione: «Se domani firmassero una lettera minatoria, da parte di Vladimir Putin, cerchereste di contattare il nostro presidente per porgli la vostra stupida domanda?».
Il sospetto russo sulle minacce ai giornali irlandesi
Il pensiero che ci sia la regia di Mosca serpeggia anche sul caso della minaccia di attentati recapitata ai giornali e alle tv irlandesi. Nonostante non ci siano conferme, un funzionario irlandese ha parlato al Financial Times di «un forte sospetto di un coinvolgimento russo». Gli avvertimenti sono stati recapitati alle redazioni di Rte, Irish Independent, Newstalk, Today Fm e Virgin Media. Per il primo ministro irlandese, Micheal Martin, tutte queste minacce sembrano «il frutto di un’azione coordinata». L’Irlanda sta intanto correndo ai ripari in vista del vertice dei capi di Stato e di governo dell’Ue il 12 e 13 novembre a Dublino. Martin ha assicurato che «le forze di polizia stanno mettendo a punto protocolli adeguati».
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