Nel 2022 i miliardari nel mondo sono diminuiti del 6%
  • La popolazione di super ricchi per la prima volta, dopo quattro anni, ha registrato una diminuzione del 6% nel 2022, arrivando a contare 392.410 individui. Motivo? Portafogli colpito dall’alta volatilità del mercato che ha portato a un -11% della ricchezza.
  • Le donne continuano a essere una parte minoritaria all’interno della popolazione dei miliardari. Nel 2022 sono solo l’11%, contro l’89 % degli uomini.
  • Secondo un recente report di Wealth-X le università che hanno sfornato più miliardari si trovano principalmente negli Usa, e vedono al primo posto Harvard con circa 17.660 alunni che sono diventati paperoni, il 5% della popolazione miliardaria mondiale.

Lo speciale contiene tre articoli.


Trend in netto contrasto con la crescita registrata negli ultimi anni, specialmente nel 2020 e 2021. Per ritrovare un indebolimento nella popolazione dei paperoni mondiali si deve andare al 2018 quando i mercati sono stati particolarmente volatili. La stessa instabilità, questa volta innescata dalla guerra in Ucraina, ha fatto vacillare le ricchezze di molti miliardari che hanno visto un calo del proprio patrimonio netto combinato del 11%. Dopo i massimi storici registrati negli ultimi anni, questa flessione ha visto la ricchezza netta media della popolazione miliardaria scendere a 41,8 trilioni di dollari. Il calo nella popolazione dei paperoni, specifica l’ultimo report di Wealth-X, non ha colpito tutte le regioni del mondo: il Medio Oriente, l’America latina e i Caraibi hanno registrato una crescita sia nel numero dei miliardari che nella loro ricchezza. Dati in positivo anche per la Cina, nonostante l’Asia nel suo complesso non abbia registrato performance di rilievo.

La divisione geografica della ricchezza

Nonostante il calo nel numero dei miliardari gli Usa continuano ad essere il Paese con il maggior numero di paperoni (34,3%) che in totale raggiunge una ricchezza di 14.545 miliardi di dollari. Al secondo posto si trovano i paesi asiatici che raccolgono il 29,6% dei miliardari globali e 11.854 miliardi di dollari. Medaglia di bronzo per l’Europa con il 25,6% di ricchi che hanno nel complesso un patrimonio di 10.561 miliardi di dollari. Se ci concentriamo sul Vecchio Continente scopriamo che il paese con più paperoni è la Germania con 19.870 individui e un patrimonio di 2.226 miliardi, seguita dal Regno Unito (14.885 per 1,145 miliardi), dalla Francia (12.150 per 1,244 miliardi), dalla Svizzera (9.090 per 967 miliardi) e infine dall’Italia con 8.500 individui che dispongono di 1.074 miliardi di dollari. Osservando il calo nella popolazione dei miliardari notiamo come l’Italia sia il Paese che ne ha persi di meno (-1,2%), seguita dal Regno Unito (-3%) e dalla Svizzera (-6%). La Germania ha registrato una perdita di paperoni del 7,2% e la Francia del 10%. Ampliando lo sguardo a livello globale si nota come solo gli Usa e il Giappone sono riusciti a battere la Francia in fatto di miliardari in picchiata, facendo registrare rispettivamente un -10,3% e -13,3%. La Cina, in controtendenza, ha invece visto crescere la sua popolazione di ricchi del 2,3%. Questo trend è dovuto da una parte alla concessione di particolari stimoli politici mirati e dall’altra all’esposizione relativamente limitata alla guerra tra Russia e Ucraina. Elementi che hanno contribuito a depotenziare le pressioni legate alle catene di approvvigionamento e quelle nel settore immobiliare.

La Cina non è però l’unica realtà che ha fatto registrare delle performance positive. Il Medio Oriente e l’America Latina hanno infatti visto un aumento sia nel numero dei miliardari che della loro ricchezza. Le aree del Medio Oriente hanno avuto una crescita nella popolazione wealth del 7,4% e del patrimonio di un + 1,9%. Dati positivi legati principalmente al settore energetico, e all’impennata dei prezzi delle materie prime (gli sforzi dell’Ue per cercare un’alternativa alla Russia come fornitore di gas). Per quanto riguarda l’America latina i miliardari sono aumentati del 3% nel e la loro ricchezza del 5,1%. Il motivo in questo caso è legato al fatto che le più grandi economie della regione sono importanti esportatori di materie prime.

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