- Secondo appuntamento milanese: 153 eventi, 53 sfilate, 65 presentazioni. Il settore regge nonostante la flessione dei mercati internazionali.
- I Vip nei parterre: da Jannik Sinner a Anna dello Russo, da Bianca Balti a Linda Evangelista.
- Armani presenta la collaborazione con 10 Corso Como.
Lo speciale contiene tre articoli.
Nonostante la moda stia attraversando un periodo difficile il suo percorso delle presentazioni iniziato a New York, passato da Londra, ora a Milano per concludersi la settimana prossima a Parigi, non conosce soste. 153 gli appuntamenti sotto la Madonnina: 56 sfilate fisiche e 6 digitali, 65 presentazioni, 4 su appuntamento e 23 eventi. Questi i numeri della Fashion Week milanese (dal 25 febbraio al 3 marzo) dove verranno scritte le nuove tendenze del womenswear per la prossima stagione fredda. In passerella tutti i grandi nomi della Moda italiana: Giorgio Armani, Prada, Dolce & Gabbana, Fendi, Versace, Etro, Alberta Ferretti, Max Mara, Tod’s, Moschino e tanti altri. «La Milano Fashion Week di febbraio testimonia la volontà dell’industria della moda di rispondere alla complessità del momento che il settore sta affrontando» , spiega Carlo Capasa, presidente Camera Nazionale della Moda Italiana, «La creatività, la pragmaticità e la duttilità, che da sempre caratterizzano il Made in Italy, sono gli strumenti attraverso cui affrontare un momento così sfidante. Sono necessarie, oggi più che mai, concrete azioni di sistema che riuniscano tutti gli attori e gli operatori nella duplice direzione di innovare, secondo lo spirito del tempo, e di rafforzare la nostra filiera unica al mondo». Il Fashion Economic Trends di Camera Moda ha presentato l’ultimo rapporto di previsione della Commissione Europea che ha annunciato il ritorno a un contesto macroeconmico meno teso, pur con una crescita modesta. Secondo la Commissione Europea la frenata dei consumi iniziata nell’Unione a metà 2023 si va allentando parallelamente alla discesa dell’inflazione. Grazie alla graduale ripresa del potere d’acquisto dei salari, il permanere di un mercato del lavoro forte e la riduzione dei tassi d’interesse, i consumi sono destinati a crescere ulteriormente. Gli Usa chiuderanno il 2024 in crescita, con i consumi privati (+2.7% al netto dell’inflazione) che fanno da traino al Pil. Al contrario, l’economia giapponese resta debole fino alla fine del 2024 e all’inizio del 2025 a causa della debolezza della domanda interna. Il principale punto di domanda, a fine 2024 e inizio 2025, resta la Cina. Il lento incremento dei salari e la crisi immobiliare in corso continuano a frenare la crescita. Le recenti misure politiche, tra cui il pacchetto di sostegni monetari e fiscali, hanno migliorato il clima del mercato, ma il loro impatto rimane incerto per dimensione e tempi. In questo scenario macroeconomico la moda italiana a fine 2024 ha deluso le attese di stabilizzazione, registrando invece un netto calo del fatturato, vicino al -6%, per la prosecuzione della riduzione delle vendite nei settori core e il minore impatto positivo della crescita nei settori collegati. La debolezza della domanda contrasta con il buon andamento dei dati di occupazione e reddito per l’insieme dell’economia italiana e riflette non solo una certa stanchezza dei consumi dopo due anni di crescita accelerata di spesa e dei prezzi, ma anche comportamenti di spesa più cauti di protezione da rischi futuri. Ma il nostro Made in Italy non conosce soste: stare fermi e attendere tempi migliori, che si vedono all’orizzonte, sembra la strategia più efficace.
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