Lasciate ogni Speranza voi che lo ascoltate

Roberto Speranza gode della stessa fortuna che accompagna Nicola Zingaretti: appena apre bocca sbaglia. Nel caso del ministro della Salute non si tratta di tweet in cui scambia Barbara D’Urso per Rosa Luxemburg, ma di una gaffe con risvolti assai più gravi, soprattutto per gli italiani.

Tre giorni fa, durante la conferenza stampa in cui annunciava nuove misure di contenimento della pandemia, l’ex assessore all’Urbanistica di Potenza mise la mano sul fuoco sulla qualità delle mascherine in circolazione. «Esiste un procedimento autorizzativo molto rigoroso», garantì senza dare segno di tentennamenti. «Dunque, io mi sento di dire con assoluta certezza che i controlli e le verifiche sono fatti con la massima attenzione e che le mascherine in commercio sono sicure». I precedenti avrebbero dovuto indurci fin da subito a dubitare della sicurezza manifestata dal ministro. Basti dire che Speranza (nomen omen) è la stessa persona che nel febbraio di un anno fa, quando ancora la pandemia era lontana o per lo meno era di là, cioè in Cina, suggeriva agli italiani di non preoccuparsi per il Covid, perché a vigilare ci avrebbe pensato lui. Nei giorni in cui il paziente zero non era ancora stato scoperto, l’uomo a cui è affidata la nostra salute era perentorio. «Siamo pronti anche a scenari che possono avvenire, ma che escludiamo totalmente»; «Basta allarmismi e fake news»; «Non è affatto facile il contagio». Anche una volta scoperti i focolai di Codogno e di Vo Euganeo, il nostro non pareva avere dubbi, ma solo granitiche certezze: «Considero le misure prese al Senato, ovvero le mascherine in Parlamento, non fondate sul piano scientifico, così come non è fondato sul piano scientifico che tutti girino con le mascherine». Erano i giorni in cui a sinistra e nel governo si rideva di Attilio Fontana, che alla notizia di un contagio nel suo staff aveva indossato la mascherina. Ma anche dopo che la prima ondata aveva provocato decine di migliaia di morti, Speranza, invece di dimettersi, rimaneva un inguaribile ottimista, tanto da scrivere un libro intitolato Perché guariremo. Prima che venisse ritirato dalle librerie, seppellito dalla seconda ondata del virus, abbiamo potuto acquistarne una copia, scoprendo perle di saggezza inarrivabili tipo le seguenti: «Dopo questa esperienza nessuno potrà dire non lo sapevo. Non possiamo permetterci di essere colti disarmati di fronte alla violenza di una nuova pandemia»; «Ben presto la linea dura dell’Italia non sarà più una scelta discutibile da valutare, ma un modello da seguire». Il libro è della metà di ottobre e il modello da seguire dev’essere di settembre. Che si trattasse di una linea di successo, lo abbiamo toccato con mano quando Speranza ci ha rinchiuso un’altra volta, mandando a dire, tramite Conte, che lo faceva per salvare il Natale, ma poi, arrivato a dicembre, ci ha rinchiuso per salvare la Befana, quindi è stata l’ora del salvataggio di San Valentino e dell’8 marzo. Sì, perché Speranza è meglio dell’Epifania e tutte le feste se le porta via.

Ma tornando alle sue doti fortunate (diventare ministro una seconda volta perché si guida un partito così piccolo da non avere altri da candidare alla carica non è da tutti), anche lo Speranza bis è uguale allo Speranza uno. Infatti, non le azzecca mai e l’ultima che ha sbagliato è la garanzia sulle mascherine. Come abbiamo raccontato ieri, il giorno dopo la conferenza stampa in cui ha rassicurato gli italiani, si è scoperto che nel Lazio avevano piazzato cinque milioni di dispositivi di sicurezza non a norma. Stessa cosa è capitata a Gorizia e ieri di pezzuole tarocche da mettersi in faccia ne hanno scovate altre 100.000. Insomma, Speranza è l’uomo che dopo aver detto che non c’era alcuna evidenza scientifica che imponesse di girare con una mascherina a coprire naso e bocca, le ha imposte a tutti gli italiani, minacciando sanzioni. E ora, lo stesso Speranza assicura che i dispositivi di protezione sono sicuri e certificati, ma a smentirlo sono le procure che li stanno facendo sequestrare, in quanto non hanno i requisiti per garantire la protezione contro il virus.

A questo punto sorge una domanda: ma se qualcuno ha chiuso un occhio o forse tutti e due di fronte a mascherine che non erano in grado di evitare il contagio, è possibile che qualcuno si sia preso il Covid e magari sia anche morto a causa della scarsa qualità delle pezzuole marchiate con finti certificati CE? Ci sono studi che lasciano intendere che non solo le mascherine in regola avrebbero salvato molte vittime, ma addirittura ipotizzano che per negligenza alcuni funzionari dello Stato non abbiano fatto il loro dovere, controllando la merce in arrivo in Italia. Se davvero questa tesi si dimostrasse fondata, altro che modello Italia. Speranza nel suo libro ha scritto: «Credo che chiunque abbia avuto e abbia responsabilità di governo in questi mesi difficili debba essere pronto a rendere conto in ogni sede di quel che ha fatto». Bene: credo che sia ora di alzare il velo.

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