La sua destra libera
Giorgia Meloni (Fabrizio Corradetti/LiveMedia/NurPhoto via Getty Images)

Giorgia Meloni ottiene la fiducia alla Camera con un discorso identitario, chiaro e concreto. Netta la presa di distanza dal fascismo. La parola d’ordine è: libertà.

Ho ascoltato i discorsi di insediamento di molti presidenti del Consiglio e li ho sempre trovati zeppi di buone intenzioni, quasi sempre però declinati in frasi generiche, senza alcun ancoraggio ad impegni precisi. Perfino il meno istituzionale di tutti, quello che Matteo Renzi tenne con una mano in tasca, sorvolava su alcuni passaggi chiave, pur promettendo agli esterrefatti senatori che quella sarebbe stata l’ultima volta che un premier avrebbe chiesto la loro fiducia, perché poi il Senato sarebbe stato abolito. Sì, l’intervento di presentazione di un nuovo governo è sempre necessariamente un po’ un elenco di propositi che evita di scendere troppo nei dettagli. Al contrario, il discorso che Giorgia Meloni ha letto ieri a Montecitorio mi è parso più concreto. Nelle sue parole c’era un po’ di retorica, come è quasi scontato per ogni esordio, ma si trovavano anche riferimenti che credo sia il caso di riassumere.

Parto dal problema dei problemi, ovvero dai rincari delle bollette. Il nuovo presidente del Consiglio ha spiegato che «sarà necessario mantenere e rafforzare le misure nazionali a supporto di famiglie e imprese». Costi quel che costi, cioè anche se questo «drenerà gran parte delle risorse reperibili, costringendoci a rinviare altri provvedimenti». Segue indicazione degli interventi necessari a cercare altre fonti energetiche che ci rendano meno dipendenti dal gas e da Mosca.

Subito dopo viene il capitolo dell’inflazione, con la promessa di allargare già con la nuova legge di bilancio la platea dei beni primari che oggi godono dell’Iva ridotta al 5 per cento. Messe in ordine le cifre, con le previsioni della Bce e del Fondo monetario, Giorgia Meloni ha osservato che negli ultimi vent’anni l’Italia è cresciuta un quinto rispetto ad altri Paesi come Francia e Germania. Dal 2011 a oggi è pure andata peggio, ha detto il nuovo premier, e guarda caso si tratta degli anni in cui si sono succeduti governi deboli, eterogenei e senza un mandato popolare. E sulla questione cardine, ovvero sul debito pubblico e sulla necessità di tranquillizzare gli investitori privati, prima ha ricordato che il nostro è uno dei pochi Paesi che ha un avanzo primario e poi che il risparmio delle famiglie ha superato la soglia dei 5.000 miliardi di euro, circa il doppio del debito dello Stato.

Ma la parte più concreta è forse quella in cui il nuovo premier ha parlato di tasse, promettendo di estendere la tassa piatta per le partite Iva, portandola da 65 a 100.000 euro di fatturato, e, accanto alla prima, ha annunciato un’altra flat tax sull’incremento di reddito raggiunto nel triennio precedente, accompagnate da una tregua fiscale per cittadini e imprese. Interventi per abbassare la pressione fiscale che vedranno anche una modifica dei criteri di valutazione dei risultati dell’Agenzia delle entrate, che saranno ancorati agli importi effettivamente incassati e non a quelli contestati. Un passaggio che potrà sembrare secondario, ma che impedirà agli agenti del Fisco di ottenere premi sulla base di accertamenti presuntivi, che spesso danno luogo solo a noie al contribuente ma non al gettito per l’erario. Netto anche il passaggio dedicato al reddito di cittadinanza, che verrà confermato solo per i pensionati in difficoltà, gli invalidi e le persone non in grado di lavorare, ma sarà cancellato per chi non ha impedimenti, e sostituito da formazione e accompagnamento al lavoro.

Parole chiare su due altri aspetti che, pur non essendo economici, hanno a che fare con la libertà, sostantivo di cui ieri nel giorno della fiducia Giorgia Meloni ha fatto largo uso nel suo discorso. «Non ho mai provato simpatia o vicinanza nei confronti dei regimi antidemocratici. Per nessun regime, fascismo compreso», ha detto tagliando la testa al toro delle argomentazioni usate contro di lei e il suo partito. «L’orrore e i crimini da qualunque parte provengano non meritano giustificazioni di sorta», ha commentato citando le leggi razziali, «punto più basso della storia italiana: una vergogna che segnerà il nostro popolo per sempre». Ma di libertà ha parlato anche a proposito del Covid, ricordando le 177.000 vittime della pandemia. «L’Italia ha adottato le misure più restrittive dell’intero Occidente, arrivando a limitare fortemente le libertà fondamentali di persone e attività economiche, ma nonostante questo è tra gli Stati che hanno registrato i peggiori dati in termini di mortalità e contagi. Qualcosa, decisamente, non ha funzionato e dunque voglio dire fin d’ora che non replicheremo in nessun caso quel modello».

Libertà, insomma, anche di parlar chiaro contro tutti i conformismi, e per dire che l’intenzione è sempre la stessa: fermare l’immigrazione. Non chiamatelo blocco navale, chiamatelo come vi pare, ma l’obiettivo è «fermare le partenze illegali, spezzando finalmente il traffico di esseri umani nel Mediterraneo». Parole dirette, senza troppi giri. Come quelle sul semipresidenzialismo, un sistema per rendere la nostra una democrazia che decide invece di una che chiacchiera. Le promesse non sono tante, ma essenziali. Alla sinistra del lamento e del politicamente corretto probabilmente tutto questo non piace. Ma anche questo rappresenta un buon inizio.

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