La paga di Tridico è solo l’ultimo dei problemi
I difensori di Pasquale Tridico frignano dicendo che il presidente dell’Inps guadagna meno di altri boiardi di Stato. Vero. Ma nessuno ha mai sostenuto che il numero uno dell’ente avesse uno stipendio superiore a quello del governatore della Banca d’Italia o del direttore dell’Agenzia delle entrate. Il problema è che Tridico, in linea con la narrativa grillina contro la Casta, fino a prima di triplicare il suo stipendio minacciava di querela chiunque parlasse di un aumento del suo emolumento. La questione dunque non è quanti euro incassa il professore che tiene in pugno le pensioni degli italiani, ma quante balle racconta, e se sia il caso che un tizio così, che ancora inventa scuse sui ritardi dell’istituto nel pagamento della cassa integrazione e dei bonus, debba rimanere alla guida dell’Inps.

Come abbiamo scritto nei giorni scorsi, per Tridico si ventilava una «promozione reddituale» già da mesi. Il direttore generale dell’ente infatti aveva proposto ai ministeri competenti un lauto ritocco della busta paga del presidente, che avrebbe visto passare il compenso da 63.000 euro lordi l’anno a 150.000. Ma il 27 dicembre 2019, quando La Verità raccontò di questo prossimo aumento, Tridico si indignò e minacciò di ricorrere agli avvocati, accusandoci di aver propinato ai lettori una falsità. La realtà a distanza di tempo si è però incaricata di smentirlo e guarda caso le cifre sono esattamente quelle anticipate nell’articolo dell’epoca.

Fin qui si potrebbe dire che il presidente dell’Inps ha raccontato una balla e oggi, dopo averlo negato, vuole tenersi stretta la robusta maggiorazione. Si dà però il caso che il rialzo dello stipendio arrivi a ridosso di una serie di disastri dell’istituto affidato a Tridico e rischi di sembrare addirittura un premio per il presidente pasticcione.

Difficile infatti dimenticare il click-day, ovvero la corsa a cui sono state condannate le partite Iva nelle prime settimane dell’emergenza Covid. Ricordate? Il governo varò una misura per dare 600 euro a chi era stato costretto dal lockdown a rinunciare al proprio reddito e per ottenerlo, spiegò Palazzo Chigi, sarebbe stato sufficiente collegarsi al sito dell’Inps e presentare la domanda. Peccato che, pronti via, il giorno fissato per accedere al contributo il sistema collassò e anzi i dati di migliaia di persone furono resi accessibili a tutti. Sarebbe stato sufficiente chiedere scusa, dire che l’ente non era preparato ad accogliere una simile ondata di richieste. Ma invece di ammettere il flop, Tridico si inventò un attacco cibernetico contro l’istituto. Una bufala che durò giusto il tempo di alcuni accertamenti. Magistrati e servizi di sicurezza appurarono in un amen l’inesistenza di un complotto contro l’Inps e la denuncia finì nel ridicolo.

Archiviata la gaffe, invece di imparare la lezione ed evitare dichiarazioni avventate, il presidente si è subito impegnato a prendere un’altra cantonata, ma questa volta ancor più grave della precedente. Ai giornalisti che da settimane chiedono conto del pagamento della cassa integrazione, Tridico ha infatti negato qualsiasi ritardo nell’erogazione degli assegni. Si dà però il caso che nelle redazioni di giornali e tv arrivino quotidianamente lamentele di chi dichiara di non aver visto un euro. Anche in questo caso, anziché ammettere che qualche cosa non sta girando nel verso giusto e manifestare la propria disponibilità a cercare di risolvere i problemi, il presidente-cameriere (in un’intervista a Panorama raccontò di essere figlio dello stato sociale e di essersi laureato a prezzo di enormi sacrifici, facendo anche il lavapiatti, e di ciò gli rendiamo merito) ha preferito contestare l’evidenza.

Alle domande dei cronisti ha infatti risposto invariabilmente con stizza, accusando stampa e televisioni di diffondere fake news. Che nei programmi di maggior ascolto parlino direttamente i lavoratori lasciati senza soldi e famiglie ridotte sul lastrico è, secondo Tridico, un’operazione di discredito messa in atto contro di lui, l’Inps e i 5 stelle. Insomma, anche in questo caso la colpa è del complotto.

Ecco, noi non siamo contrari a che il numero uno dell’ente previdenziale sia adeguatamente retribuito. Siamo contrari al fatto che un presidente non all’altezza del compito affidatogli venga premiato. Si possono regalare 100.000 euro lordi l’anno a chi fa funzionare l’ente, non a chi fa solo figuracce.

Ps. Nella speranza di rifarsi un’immagine e tener stretto l’incarico da 150.000 euro, ieri sera Tridico ha nominato una portavoce. Non avendo trovato nessuno dei 29.000 dipendenti in grado di farsi carico del ruolo, ha pescato all’esterno. I cassintegrati senza cassa integrazione ringraziano.

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