Che stangata in arrivo per le famiglie e le imprese
Quello di Giuseppe Conte è un governo dannoso per l’economia del Paese. Altro che esecutivo nato per impedire che le tasse aumentino e l’Italia vada in recessione. La manovra appena varata farà lievitare le imposte e retrocedere in serie B una serie di aziende(…)

(…) e di conseguenza farà perdere un migliaia di posti di lavoro. Per capirlo non serve un economista, basta chiunque sappia ancora far funzionare il cervello.

Prendete ad esempio la tassa che colpirà le vetture aziendali. Gli intelligenti che l’hanno partorita hanno pensato che stangando le auto date in uso ai dipendenti si puniranno quei «privilegiati» che viaggiano a sbafo sulle macchine pagate dalle imprese, quasi che i fruitori di questi cosiddetti «fringe benefit» siano dei nababbi o degli evasori fiscali. In realtà, triplicando il prelievo sui veicoli aziendali si otterrà un effetto perverso, che sarà assai più pesante per l’economia italiana del mezzo miliardo che il ministero dell’economia riuscita a rastrellare. Infatti, la tassa inventata da Conte e compagni colpirà le auto tradizionali, vale a dire i diesel e le macchine a benzina, salvando quelle elettriche o ibride. A prescindere dal senso della misura, spacciata come intervento a favore della tutela dell’ambiente, il risultato sarà una penalizzazione dell’industria italiana, che come è noto anche ai sassi ma non a Palazzo Chigi non produce vetture elettriche o ibride. Lungi da noi ovviamente difendere Fca, azienda che ormai ha sede legale in Olanda e fiscale in Gran Bretagna e da domani sarà pure di proprietà dei francesi. Ma se si puniscono le auto aziendali meno ecologiche e si favoriscono quelle che si producono in Giappone, in Germania o in Francia, dove sui motori elettrici e ibridi sono più avanti di noi, quale sarà dopo la manovra l’effetto sulle fabbriche italiane? Non serve una laurea in economia per capire che stangando le flotte aziendali a benzina o diesel si otterrà non solo di distruggere un mercato, rallentando le vendite, ma si privilegeranno gli acquisti di vetture che sono prodotte altrove e non negli stabilimenti italiani. A Palazzo Chigi e al ministero dell’Economia qualcuno ci ha pensato? Quasi certamente siamo in grado di escluderlo, perché il cervelloni che hanno partorito la misura avranno fatto i conti a breve, badando ad incassare mezzo miliardo nel 2020, senza calcolare affatto quale sarà la ricaduta sull’industria, sull’occupazione e ancor meno sul Pil degli anni venturi. Cosi, in cambio di un pugno di milioni, il governo sacrifica qualche miliardo.

Ma non è tutto. Anche la tassa sulla plastica rischia di produrre gli stessi effetti di quella sulle auto. Con la scusa di difendere l’ambiente, l’esecutivo si appresta a tartassare i produttori di bottigliette, vaschette per alimenti e fustini per i detersivi. L’hanno definita la plastica monouso, che nella testa dei soliti scienziati equivarrebbe a usa e getta. Risultato, per ogni chilo di plastica pretendono in cambio un euro. In tal modo – dicono dalle parti di Palazzo Chigi – ne scoraggeremo l’utilizzo. Peccato che con la tassa sulla plastica si otterrà nel migliore dei casi solo di far pagare di più una serie di prodotti di largo consumo. Se prima infatti una mozzarella in sacchetto costava 1 euro e 90 centesimi, da domani costerà 2 euro e se una confezione di salmone affumicato era in offerta a 6 euro, dopo la manovra si pagherà 6 euro e una decina di centesimi in più. Lo stesso capiterà con i vasetti di yogurt, che da meno di 1 euro passeranno a 1 euro e oltre. L’elenco può continuare con i detergenti, gli ammorbidenti, gli shampoo, i flaconi di schiume da doccia, le buste di insalata e i tubetti di crema, le vaschette che contengono la carne o il filetto di pesce. Insomma, tutto o quasi ciò che compriamo al supermercato, merendine comprese, sarà soggetto alla nuova imposta sulla plastica monouso, con il risultato di un generale rincaro dei prezzi dei prodotti di largo consumo, perfino le patatine. Perché tutto è contenuto nella plastica monouso. Dunque, il governo nato per non alzare l’Iva e non far pagare agli italiani un euro in più, pur senza far salire l’imposta sul valore aggiunto appiopperà alle famiglie una stangata camuffata da misura per il bene comune.

Oltre all’aumento delle tasse sulla spesa degli italiani, il provvedimento, come l’imposta sulle auto aziendali, otterrà il risultato di penalizzare le aziende italiane, cioè le molte che producono plastiche monouso. Perché è ovvio che le aziende di generi di largo consumo, per essere competitive sul mercato cercheranno di confezionare i loro prodotti con involucri che non siano tassati o costino di meno, con inevitabili ricadute su chi fabbrica vaschette per alimenti o contenitori per saponi. Risultato, un doppio colpo per l’economia nazionale: alle famiglie e alle imprese.

Forse Giuseppe Conte sarà anche un avvocato del popolo (ma ne dubitiamo). Di certo è un avvocato dalle cause perse, perché con questa manovra al popolo farà perdere molti soldi.

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