Gli italiani ribadiscono: non vogliono vedere il Bullo
ANSA

Lo ammetto: bisogna ringraziare Matteo Renzi. Non per avere fatto il presidente del Consiglio, e nemmeno per aver varato, nei suoi due anni e mezzo a Palazzo Chigi, una serie di riforme che poi sono state puntualmente bocciate dal Consiglio di Stato, dalla Corte costituzionale e dagli italiani. No, il grazie è dovuto perché l’ex segretario del Partito democratico ha indicato una soluzione per il riciclaggio dei politici trombati. Per anni lo smaltimento degli ex ministri (…)

(…) è stato un problema di tutti i partiti, tanto che lo stesso Renzi aveva posto la questione di come rottamare alcuni vecchi arnesi liquidati dagli elettori che dopo essere usciti dal Parlamento di solito stazionavano alla buvette o nei dintorni di Montecitorio o di Palazzo Madama. Ora, però, grazie alla soluzione escogitata dal senatore semplice di Scandicci, esiste un modo pulito e poco costoso di piazzare il silurato. Lo ha dimostrato lo stesso Renzi, che dopo aver fatto resistenza per non mollare la poltrona di capo del Pd si è riciclato come guida turistica. Ovviamente di lusso, perché un ex premier non si può abbassare a girare per musei con la bandierina in mano per farsi seguire. Tuttavia, come ha dimostrato il nostro, si possono organizzare le cose in maniera da rendere dignitosa anche l’attività di tour leader per le vie della città. Renzi, infatti, ha dimostrato di potersi destreggiare molto bene tra un affresco e una cappella, descrivendo pur senza essere Vittorio Sgarbi e senza avere una laurea in storia dell’arte, le opere della sua città. Ciò prova che, una volta mandati a casa dagli elettori, gli ex onorevoli possono essere agevolmente impiegati sia nell’accompagnamento alle visite guidate per turisti, sia per la preparazione di guide multimediali. Ve lo immaginate, per esempio, Silvio Berlusconi che vi spiega il Duomo di Milano, l’accademia di Brera o il Cenacolo? E che dire di Romano Prodi che nella sua Bologna racconta San Petronio e la torre degli Asinelli, cioè casa sua? Per non parlare poi di Paolo Gentiloni, che a Roma fa da guida turistica fra San Pietro, il Colosseo, Piazza di Spagna e Piazza Navona. Perfino Piero Fassino potrebbe in tal modo essere reimpiegato. Anzi no, nel caso dell’ex sindaco di Torino sarebbe meglio evitare, perché essendo un tipo un po’ nervoso, l’ultimo segretario dei Ds finirebbe per litigare con i turisti, allargando le braccia e strabuzzando gli occhi. Anche con Mario Monti sarebbe preferibile rinunciare, altrimenti si rischia che faccia indossare il loden a tutti quanti, costringendo i visitatori ad adottare la cura rigorosa che prima di diventare premier gli ha fatto ingoiare Angela Merkel (di qui quella postura un po’ ingessata che da anni l’ex rettore della Bocconi mostra in ogni occasione pubblica).

Tornando però a Renzi, oltre a riconoscergli di aver aperto una prospettiva futura per il reimpiego degli onorevoli rimasti disoccupati, gli si deve pure dare atto di un certo coraggio: l’ex sindaco di Firenze si dimostra un uomo dalle mille vite, che non si arrende davanti a nessuna sconfitta. A dicembre del 2016 la sua carriera apparve ai più conclusa, ma Renzi seppe rialzarsi e tirare avanti come se nulla fosse avvenuto nonostante sul suo capo si fosse abbattuto uno tsunami del 60%. Di fronte alla batosta, il nostro si consolò guardando il bicchiere pieno per un quarto: beh, in fondo ho preso il 40%. Poi vennero le elezioni politiche, che sotterrarono il Pd, ma anche in questo caso il segretario fece spallucce: fosse stato per lui, sarebbe restato incollato alla poltrona, ma i compagni del Pd fecero intervenire alcuni operai con la fiamma ossidrica per rimuovere l’ostacolo, ossia Renzi.

Ora il fu presidente del Consiglio ritorna in scena, anzi sul palcoscenico, con uno spettacolo per il Nove dal titolo Firenze secondo me. Il programma, strombazzato per settimane e pagato centinaia di migliaia di euro, ha radunato uno share da monoscopio: 1,8%, meno de La fabbrica dei biscotti, che su Tv8 ha fatto di più, e meno delle repliche di Maurizio Crozza che, nonostante sia già visto (e le battute già sentite), evidentemente fa ridere più di un ex segretario del Pd. Perfino i vecchi film riescono a pareggiare con Renzi, il quale, se sono vere le stime che i sondaggi attribuiscono a un partito da lui fondato, a breve potrà raggiungere il successo del Nove, collocandosi intorno al 2%. Un risultato non da prefisso telefonico, ma da telefono occupato. In inglese, ovviamente: come piace a Matteo, che tra uno storytelling e una fake news ha perso di vista l’italiano. Inteso come elettore e tele ascoltatore.

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