Voci dal Colle: governo centrodestra-5 stelle
ANSA

Mettetevi comodi, prima della fine del mese non ci sarà alcun governo.Le prossime settimane trascorreranno tra chiacchiere e rimbrotti, ma per l’esecutivo bisognerà aspettare almeno il 29 aprile. Per quella data sono convocati gli elettori di Friuli Venezia Giulia e Molise, i quali dovranno decidere da chi intendano farsi governare nei prossimi anni. Matteo Salvini spera che la scelta ricada su Massimiliano Fedriga e Donato Toma, i due leghisti scelti per le sfide di Udine e Campobasso. Vi chiedete che cosa c’entrino i presidenti di Friuli e Molise con la scelta di chi debba salire al Colle per ricevere l’incarico di formare il nuovo governo? C’entrano e vi spiego subito perché.

Le elezioni del 29 aprile, pur coinvolgendo il 2,5 per cento degli elettori, sono il primo test dopo il voto del 4 marzo.Tornare alle urne dopo soli due mesi per appurare se gli italiani abbiano cambiato idea e siano disposti a votare per qualcun altro in genere ha poco senso, ma in questo caso le elezioni un valore lo hanno. Già, perché il 29 aprile potrebbe essere confermata una tendenza, ovvero un nuovo bipolarismo fra Lega e 5 Stelle. I sondaggi più recenti dicono che gli elettori non si sono pentiti di aver scelto due partiti definiti anti sistema. Se tra le intenzioni dei votanti c’era la volontà di mandare in pensione la vecchia classe politica, diciamo che ci sono riusciti, perché in un solo colpo hanno rottamato due schieramenti che per un quarto di secolo si sono contrapposti. Nei prossimi mesi potrebbero ripensarci? Se si dà retta ai sondaggi, no. Anzi. Le ultime rilevazioni segnalano una tendenza dell’elettorato a polarizzarsi ancora di più, scegliendo di stare o con i 5 Stelle o con la Lega. I valori variano a seconda dell’istituto che ha elaborato i conteggi, ma diciamo che si va dal 34-35 per cento nel caso dei grillini, al 20-23 per cento per la Lega. Insomma, Luigi Di Maio e Matteo Salvini stanno piano piano prendendo il posto che per anni era stato di leader come Romano Prodi, Massimo D’Alema, Walter Veltroni e Silvio Berlusconi. Certo, per confermare il passaggio serve qualche cosa di più di un sondaggio e dunque eccoci qui ad aspettare le elezioni di Friuli Venezia Giulia e Molise. Basterà un test di un milione e mezzo di persone per capire se la sfida dei prossimi anni si giocherà fra 5 Stelle e Lega? C’è chi dice no e ipotizza che si debba attendere il 10 giugno, quando gli italiani saranno chiamati alle urne per rinnovare 800 comuni, un appuntamento che mobiliterà sette milioni di italiani.

Insomma, come dicevo, bisognerà prendersela comoda, perché visto come si sono messe le cose, può essere che prima dell’estate non si intraveda l’ombra di alcun esecutivo.

A questo punto, visto che, come detto, la tendenza porta a un bipolarismo che comprende pentastellati e leghisti, a qualcuno verrà spontanea una domanda: ma allora il governo Di Maio-Salvini è impossibile, visto che i due sono concorrenti e nei prossimi mesi – o anni – giocheranno una partita che li vede avversari? E qui invece tocca registrare il clima che si respira al Quirinale. Sul Colle sono convinti che, superati i prossimi appuntamenti elettorali, Lega e 5 Stelle si metteranno d’accordo per un governo che li veda alleati, coinvolgendo tutto il centrodestra. Anzi, i consiglieri del presidente pensano che l’accordo ci sia già, ma al momento pentastellati e leghisti preferiscano tenere le carte coperte, in attesa dei prossimi sviluppi.

Di MaioSalvini avrebbero fretta, perché nel frattempo in Parlamento potrebbero approvare il taglio dei vitalizi, qualche misura economica popolare e la legge elettorale. I nuovi padroni avrebbero interesse a lasciare che le scelte si sedimentino, convinti che con qualche intervento di sostegno alle famiglie e misure a favore delle imprese nessuno di loro perderebbe un voto. Poi, una volta varato il nuovo sistema elettorale, ossia l’exit strategy, l’esigenza di fare un governo tornerebbe d’attualità. Ma potrebbe essere un esecutivo a breve, dove nessuno – né grillini né leghisti – avrebbe da perderci. Se necessario, a questo punto si potrebbe andare al ballottaggio, ovviamente con protagonisti i due nuovi poli: Lega e 5 Stelle. Questa volta non più uniti, ma l’uno contro l’altro.

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