Dal febbraio 2022 non si è mai stati così vicini all’ipotesi della fine del conflitto russo-ucraino. Molto dipenderà dall’atteggiamento del presidente russo, Vladimir Putin, ma anche da quello del presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, e da come si porrà in occasione dell’incontro di Ferragosto tra lo zar e il presidente americano, Donald Trump, in Alaska. Non è stata confermata, ma non si esclude un’eventuale partecipazione del leader di Kiev al vertice più atteso dell’anno. Per il Washington Post non è arrivato alcun invito formale, mentre la Cnn sostiene che potrebbe partecipare, ma solo dopo il bilaterale già programmato. «Penso certamente che sia possibile», ha detto l’ambasciatore Usa alla Nato, Matthew Whitaker. «Ovviamente la decisione spetta al presidente. C’è tempo per prenderla, al momento non è stata presa».
Un funzionario della Casa Bianca infatti ha dichiarato che Trump rimane «aperto a un vertice trilaterale con entrambi i leader», ma che «la Casa Bianca sta pianificando l’incontro bilaterale richiesto dal presidente Putin». D’altronde un incontro Putin–Zelensky, prima del Trump – Putin «sarebbe improduttivo» per il vicepresidente americano JD Vance, che spiega: «Sarebbe possibile solo se Trump li costringe». E aggiunge: «Naturalmente condanniamo l’invasione che è avvenuta, ma serve la pace e l’unico modo per raggiungerla è parlare». Per poi concludere: «L’accordo alla fine non renderà felici né la Russia né l’Ucraina».
Non è così evidentemente per l’Europa, che si è posta contro il vertice senza proporre alternative. I governi europei infatti, con le loro dichiarazioni di fatto stanno tirando per la giacchetta Zelensky, che è nel suo più grande momento di difficoltà. Se ne accorge anche il Corriere della Sera, che dopo anni riconosce che uno dei più grandi ostacoli alla pace per Kiev e il tanto esaltato battaglione Azov, che in questi anni, come molte volte scritto su queste colonne, ha cresciuto i giovani ucraini a pane e nazionalismo (i simboli utilizzati non lasciavano dubbi in tal senso). Quando conveniva la narrazione era decisamente diversa.
Per il vicesegretario del Consiglio di Sicurezza russo, Dmitry Medvedev, anche l’Europa cerca «di ostacolare i tentativi americani di aiutare a risolvere il conflitto ucraino». Mentre per la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, la dichiarazione dei leader Ue sui negoziati sull’Ucraina è «un altro volantino nazista». Di certo non aiutano le dichiarazioni di Kaja Kallas, l’Alta rappresentante dell’Ue: «Una pace sostenibile significa anche che l’aggressione non può essere premiata. Gli obiettivi di guerra della Russia vanno oltre la conquista di territori: Mosca ha iniziato questo conflitto per distruggere l’Ucraina e minare la sicurezza europea. Un accordo non deve diventare una piattaforma per nuove aggressioni russe contro l’Ucraina, l’alleanza transatlantica e l’Europa».
Il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, conta sulla presenza di Zelensky al summit Trump–Putin in Alaska. «Speriamo e presumiamo che il presidente Zelensky, partecipi a questo incontro». Merz ha poi auspicato che si possa arrivare a un cessate il fuoco e all’inizio di un negoziato di pace. Inoltre, ha sottolineato come sia inaccettabile «che le questioni territoriali vengano discusse o decise da Russia e Stati Uniti, ignorando europei e ucraini». Ieri anche la Svezia è intervenuta sul tema per mezzo di una telefonata con Zelensky. Il premier svedese, Ulf Kristersson, ha spiegato che «la Svezia sostiene pienamente la recente dichiarazione dei leader europei sulla pace per l’Ucraina», (il documento sottoscritto dai leader di Francia, Italia, Regno Unito, Germania, Polonia, Finlandia e Commissione Ue). E poi evidenziando che Stoccolma rappresenta «il quinto donatore al mondo per l’Ucraina e continuerà a fornire aiuti militari, umanitari e finanziari in base alle esigenze del Paese». In serata è intervenuto anche il segretario generale della Nato, Mark Rutte, secondo il quale «il vertice in Alaska chiarirà se Putin vuole finire la guerra».
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