Oggi un uomo per bene rischia d’essere sepolto in cella
La Gioielleria Mario Roggero di Grinzane Cavour, nel Cuneese, dove un tentativo di rapina Ë finito nel sangue, 28 aprile 2021 (Ansa)

Oggi è un giorno importante per Mario Roggero. Ma oggi è un giorno importante anche per chi, nonostante tutto, ha ancora un po’ di fiducia nella giustizia. È un giorno importante per chiunque pensi che un uomo di 72 anni, dopo una vita perbene, passata a lavorare e a sacrificarsi per la famiglia, non possa e non debba essere sbattuto in carcere per 14 anni e 9 mesi, praticamente condannato a morte in cella, soltanto per la grave colpa di essersi difeso.

La colpa di aver reagito a un’aggressione. Soltanto perché si è trovato davanti tre delinquenti che gli puntavano una pistola alla tempia, pestavano sua moglie e minacciavano sua figlia.

Mario Roggero ha reagito. Ha sparato. Ha ammazzato due banditi, ne ha ferito un terzo. Ma la sua unica colpa è quella di avere avuto paura. E di aver protetto i suoi cari. L’ho detto mille volte e lo ripeto ora, in queste ore drammatiche, in cui Mario conta i minuti e nasconde le lacrime per non farsi vedere piangere davanti a sua moglie, alle sue quattro figlie, ai suoi otto nipoti: lui è una persona perbene. E quel giorno, come tutti i santi giorni della sua vita perbene, non avrebbe fatto male a una mosca: avrebbe chiuso il suo negozio a Grinzane Cavour e sarebbe tornato a casa, avrebbe guardato un po’ di tv con sua moglie, poi sarebbe andato a dormire, aspettando il mattino per svegliarsi e ricominciare a lavorare. Come ha sempre fatto. Tutti i giorni della sua vita. Perché questo è Mario: una persona perbene. E se non lo avessero aggredito dentro il suo negozio non avrebbe sparato a nessuno. Non avrebbe fatto male a una mosca. Quel giorno due banditi sono morti, spiace. Ma sono loro che hanno scelto di trovarsi in quella situazione. Mario no. Non ha potuto scegliere. E pur non avendo scelto, ha avuto la vita rovinata. Non è giusto che ora paghi con il carcere ciò che è successo per colpa di altri.

Il punto è tutto qui: i delinquenti scelgono di delinquere, Mario si è difeso dai delinquenti. Ha sbagliato? Ha ecceduto? Poteva fare meglio? Provate voi a trovarvi lì, dentro il negozio, con la moglie picchiata, la figlia in lacrime e una pistola alla tempia. Provate. Poi giudicate. E comunque resta il fatto che Mario quel giorno si era svegliato con l’intenzione di lavorare, produrre, fare del bene per sé, per il Paese, per la sua famiglia, con la volontà di comportarsi in modo retto e onesto come ha sempre fatto. Sono gli altri, i banditi, che hanno scelto di fare il male. Che si sono svegliati con l’intenzione di fare il male. Che hanno progettato, ideato, messo in atto il male. E con il male sono stati ripagati.

Adesso nei tribunali giacciono pure le richieste di risarcimenti dei loro famigliari: Mario dovrebbe dare 3 milioni di euro ai parenti di chi lo ha aggredito. E altri 250.000 euro dovrebbe darli al terzo, il ferito, uno che sta in carcere per una serie infinita di reati, perché dopo quella rapina soffre di stress. Un altro segno del fallimento della giustizia in questo Paese. Ma, nonostante tutto, in queste ore noi vogliamo ancora credere nella giustizia. Vogliamo sperare in un soffio di dignità, in un sussurro di speranza in Cassazione.

Vogliamo vedere Mario Roggero libero. Lo so che molti di voi hanno negli occhi quel terribile video, mostrato al processo, in cui lui insegue i rapinatori fuori dal negozio e poi sembra che li prenda a calci. Ma è stato lo stesso gioielliere a svelare, qui alla Verità, che quel video è stato montato e rimontato, aggiustato ad arte. Quel video, dice, non rappresenta quello che è successo davvero. Lui, in realtà, non ha mai sparato a terra a nessuno. Lui, in realtà, non ha mai preso a calci nessuno. Ha sparato solo quattro colpi: uno contro lo specchietto dell’auto, per fermarla. Gli altri tre dentro l’abitacolo ai banditi che gli puntavano contro l’arma. Li aveva inseguiti perché temeva che avessero preso sua moglie. Si è trovato una pistola puntata davanti agli occhi.

Il video mostra un vendicatore. Invece è solo un uomo che aveva paura. Si può condannare a morire dentro il carcere un uomo che ha avuto paura? Basta conoscere un po’ Mario Roggero per capire che è tutto il contrario di un vendicatore, il contrario di un violento, di un rissoso, di un manesco. È un uomo perbene, un uomo onesto, tutto di un pezzo, innamorato del suo lavoro e della sua famiglia, un uomo d’altri tempi come ce ne sono ancora, per fortuna, in questo pezzo di vecchio Piemonte. Ha la tempra dell’ufficiale sabaudo: se fosse stato a guidare l’esercito nelle trincee della Prima guerra mondiale sarebbe stato uno di quelli che gridava «bogianen», non ti muovere, ai soldati vogliosi di scappare, uno di quelli che rimanevano lì, senza arretrare di fronte all’avanzata del nemico, pronto a sacrificarsi per difendere i suoi uomini, la sua bandiera, la sua terra. Si è trovato nella trincea del suo negozio. E si è comportato allo stesso modo. Ha difeso ciò che aveva di più caro. L’ha difeso con tutto sé stesso. Come non capirlo?

«Ho fatto una vita intera di sacrifici», ha detto ieri Mario nel suo ultimo video social, «dedicandomi alla mia famiglia e al mio lavoro. Mi sono sempre rimboccato le maniche, sin da giovane. Ho avviato questa attività. Ho conosciuto e sposato Mariangela, con la quale abbiamo avuto quattro meravigliose figlie. Le abbiamo cresciute con amore e cura, insegnando loro come affrontare al meglio la vita con onesta e impegno. Oggi sono nonno di otto meravigliosi nipoti. E il mio sogno sarebbe stare al loro fianco per vederli crescere. E l’idea di non poterci essere per colpa di un’ingiustizia mi fa stare veramente male. Mancano meno di 24 ore alla sentenza. E questa attesa è veramente insostenibile. Un qualcosa che nessuno di noi voleva, che nessuno di noi ha cercato. Vi ringrazio per tutto quello che avete fatto per noi finora. E se volete fare ancora qualcosa vi chiedo una preghiera».

Una preghiera per Mario Roggero, allora. Non può e non deve finire in carcere.

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