Vaccini, ma i danni chi li paga?
  • Per il 2021 stanziati 161 milioni per gli immunizzati colpiti da conseguenze gravi. Soldi che riguardano il passato: nessuno ha pensato agli effetti degli anti Covid.
  • La presidente dell’associazione delle persone malate, Nadia Gatti: «Non vogliono riconoscere conseguenze di questo tipo».

Lo speciale contiene due articoli.

Reietti. È questo il termine più appropriato per definire i danneggiati da vaccino. Messi in un angolino dallo Stato, che pur riconoscendo loro un’indennità li tratta come figli di un dio minore. Trascurati dall’opinione pubblica, perché le loro storie sui giornaloni e le trasmissioni televisive non trovano spazio. Derisi dagli scienziati da talk show i quali, forse nel timore che ammettere la loro esistenza alimenti il pericoloso fuoco dell’esitazione vaccinale, preferiscono saltare a piè pari il problema. Eppure, i danneggiati da vaccino esistono, eccome. È sufficiente prendere la bozza della legge di bilancio 2021, attualmente in fase di discussione in Parlamento, per rendersi conto che la questione è molto più reale di quanto sembri. L’articolo 78 della manovra, infatti, prevede uno stanziamento di ben 161 milioni di euro per questa categoria.

L’aspetto più grottesco riguarda il fatto che la norma interviene per sanare un «elevatissimo contenzioso», protrattosi per nove lunghi anni a seguito di una sentenza sfavorevole della Corte costituzionale, ma che governo e ministero della Salute si sono sempre rifiutati di attuare. Per capire perché lo Stato si trovi oggi a mettere mano al portafoglio occorre fare un passo indietro. Non prima di una doverosa premessa: i vaccini salvano ogni anno milioni di vite e costituiscono uno dei pilastri della profilassi per la prevenzione delle malattie. E anche se i numeri potrebbero sembrare statisticamente insignificanti, quella dei danneggiati rappresenta una realtà che merita di essere raccontata.

Trattandosi di un argomento tabù, trovare il bandolo della matassa di cifre, statistiche e leggi si è rivelato un percorso lungo e accidentato. La prima pietra viene posta con la legge 210 del 25 febbraio 1992, approvata al fine di introdurre un «indennizzo a favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazione di emoderivati». Questa norma nasce dopo che, il 22 febbraio 1990, i giudici della Corte costituzionale sanciscono l’illegittimità della legge 51 del 4 febbraio 1966, la quale a sua volta «non prevede, a carico dello Stato, un’equa indennità per il caso di danno derivante, al di fuori dell’ipotesi di cui all’articolo 2043 del Codice civile (risarcimento per fatto illecito, ndr), da contagio o da altra apprezzabile malattia causalmente riconducibile alla vaccinazione obbligatoria antipoliomielitica, riportato dal bambino vaccinato o da altro soggetto a causa dell’assistenza personale diretta prestata al primo».

Con questa sentenza, la Corte riconosce dunque l’esistenza di un diritto costituzionalmente sancito a un indennizzo in caso di danno alla salute patito in conseguenza della somministrazione di una vaccinazione obbligatoria. Chi intenda beneficiare della legge deve presentare domanda alla Asl di competenza, o di ultima residenza in caso di decesso. Toccherà poi alla Commissione medica ospedaliera (Cmo) emettere il giudizio sanitario sul nesso causale tra la vaccinazione e la menomazione dell’integrità psico-fisica, o la morte. In caso di accoglimento della richiesta viene erogato un assegno bimestrale vitalizio, il cui importo dipende dalla classificazione assegnata dalla Cmo: in una scala da 1 a 8 l’indennizzo varia – per l’anno 2020 – da 700 a 800 euro circa mensili.

Troppo pochi per alleviare le difficoltà finanziarie di chi, magari, si è trovato costretto a lasciare il lavoro per assistere un proprio caro 24 ore su 24. Per questo motivo, più di un decennio fa alcune associazioni tra cui il Coordinamento nazionale danneggiati da vaccino (Condav) ingaggiano una battaglia per promuovere l’approvazione di una norma volta a garantire ristori più adeguati. Il primo disegno di legge viene depositato il 31 marzo 2004 e reca la firma del deputato dell’Udc Luca Volontè. Qualche settimana più tardi, il 12 maggio del 2004, il Condav organizza una manifestazione in Piazza Montecitorio e, grazie alla mediazione del deputato dei Ds Roberto Sciacca, alcuni rappresentanti delle associazioni presenti incontrano il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e l’allora presidente della Camera Pierferdinando Casini. Dietro suggerimento di Girolamo Sirchia, ai tempi ministro della Salute, la finalità del progetto di legge originario cambia da richiesta di risarcimento a richiesta di equo indennizzo.

È solo l’inizio di un lungo percorso, perché per mesi il testo giace in Commissione. Finalmente, l’11 ottobre 2005 la norma viene finalmente licenziata dal Senato e, poche settimane più tardi promulgata dal presidente Ciampi. La legge 229 del 2005 prevede un indennizzo ulteriore rispetto a quello già corrisposto con la 210/1992, pari dalle 4 alle 6 volte la somma già percepita in relazione alla categoria a suo tempo assegnata. Ai beneficiari spetta inoltre un assegno una tantum fino alla misura massima di 10 annualità per il periodo compreso tra il manifestarsi dell’evento dannoso e l’ottenimento dell’indennizzo calcolato al 50%. Qualora nel frattempo sia occorso anche il decesso, esiste la possibilità di optare tra l’ulteriore indennizzo e un assegno di 150.000 euro.

Risalire al numero di beneficiari dell’una e dell’altra legge è impresa ardua. Un primo chiarimento arriva dalla risposta fornita dall’ex ministro della Salute Beatrice Lorenzin a un’interrogazione del senatore ed ex ministro leghista Gian Marco Centinaio. Gli indennizzi della legge 210/1992 (in prevalenza emotrasfusi) sono circa 25.000, mentre quelli erogati per la 229/2005 – cioè la norma specifica per i danneggiati da vaccino – ammontano a 609, più 22 soggetti che hanno beneficiato ma la cui posizione è stata chiusa a seguito di decesso.

Capire l’esborso annuale per lo Stato risulta ancora più complesso. Spulciando il bilancio di previsione del ministero della Salute per il triennio 2020-2022, si scopre che la spesa totale ammonta a 444,5 milioni di euro all’anno. Occorre fare però le dovute distinzioni: 124 milioni sono destinati a liquidare i risarcimenti per gli emotrasfusi, 240 milioni per i beneficiari della 210/1992 (circa 9.600 euro per ciascuna posizione), 33,9 milioni per gli indennizzi dei danneggiati da talidomide e 40 milioni per gli indennizzi a favore dei danneggiati da vaccino (670 posizioni per una media di 59.700 euro annui).

E veniamo, infine, alla legge di Bilancio. Nel 2011 la Corte costituzionale ha modificato la base di calcolo dell’indennizzo previsto dalla legge 229/2005, disponendo la rivalutazione di uno dei suoi componenti, vale a dire l’indennità integrativa speciale. Ma per lunghi anni il ministero della Salute ignora di proposito la sentenza. Ora Lungotevere Ripa si trova costretto a pagare, e perciò il governo ha disposto lo stanziamento di 71 milioni di euro dal 2021 al 2023, per complessivi 220 milioni di euro, 161 dei quali andranno a coprire gli arretrati per i danneggiati da vaccino e 59 ai danneggiati da talidomide. Inoltre, nella manovra sono previsti 9,9 milioni di euro per i prossimi vent’anni che invece serviranno a finanziare la rivalutazione annuale dell’indennità integrativa speciale. Perché per qualcuno i danneggiati da vaccino saranno anche invisibili, ma i soldi che lo Stato spende per risarcirli a spese della collettività – quelli sì – sono reali.


Da non perdere