Emilia-Romagna, l’agenda di Figliuolo per il dopo alluvione
Il commissario alla Ricostruzione, generale Francesco Paolo Figliuolo (Ansa)
  • A quasi due mesi dal violentissimo nubifragio che ha colpito la regione, imprenditori, agricoltori, albergatori e semplici cittadini contano i danni, confidando nell’arrivo del nuovo Commissario per avviare la ricostruzione, tra preoccupazioni e tanta voglia di fare. Ma ancora non si conoscono l’entità e i vincoli dei fondi a disposizione.
  • Roberto Bozzi, presidente di Confindustria Romagna: «Aspettiamo i ristori promessi, il governo detassi chi aiuta i dipendenti».
  • Il rappresentante delle pmi Maurizio Minghelli: «I costi delle locazioni e di alcuni materiali stanno andando fuori controllo».

Lo speciale contiene tre articoli.

Tonnellate di rifiuti da smaltire, frane che ostruiscono la viabilità, argini dei fiumi dissestati, immobili da recuperare. C’è poi la parte industriale. Le aziende sono ripartite, fa sapere Confindustria Romagna, ma con i capannoni ancora invasi dal fango e cumuli di detriti di macchinari inservibili accatastati, da rimuovere. C’è il problema della difficoltà a raggiungere il posto di lavoro per le criticità della rete stradale mentre i fuorisede faticano a trovare un alloggio in affitto. E non è solo per l’inagibilità di tanti immobili. Si è scatenata la speculazione. Le locazioni dei piani alti stanno aumentando, perché percepiti come più sicuri. L’Emilia-Romagna soffre come altre regioni industriali della carenza di manodopera che importa dal resto del Paese. Se dovesse cominciare la spirale dei rialzi dei fitti, sarebbe ancora più difficile trovare personale. A questo si aggiungono, sottolineano le associazioni imprenditoriali, i rincari dei materiali per la ricostruzione. È una dinamica alla quale bisognerà mettere un freno. L’agenda del Commissario Francesco Paolo Figliuolo si allunga ogni giorno di più. Non allo stesso modo il suo budget di cui ancora non si conoscono ammontare e vincoli.

Reclama attenzione il tessuto delle imprese artigiane. Oltre 130.000 con 443.000 lavoratori, secondo i calcoli della Cna, hanno subito danni ingenti. Ci sono ancora numerose famiglie che non possono far rientro nella propria abitazione e per le quali si sta erogando il Cas, il Contributo di autonoma sistemazione. I danni ai privati registrano una prima stima di 2,1 miliardi: oltre 70.300 gli edifici coinvolti dal maltempo, di cui 1.890 dalle frane. Infine, ma non ultimo dei problemi, il turismo che soprattutto nella riviera adriatica, ha subito una battuta d’arresto. Le stime della Federalberghi regionale parlano di un calo medio del fatturato del 40% ma con punte anche del 50%. I telefoni delle strutture squillano solo per le disdette. «Alcuni clienti mi hanno riferito che i pediatri tedeschi consigliano ancora alle famiglie di cambiare destinazione, perché temono che le spiagge siano inquinate da fanghi e liquame» afferma il presidente del sindacato dei balneari dell’Emilia Romagna, Simone Battistoni.

«Alcuni ci chiedono se per venire devono vaccinarsi e solo ultimamente le assicurazioni tedesche hanno ripreso a coprire i viaggi per le nostre località» afferma Patrizia Rinaldis, presidente di Federalberghi Rimini.

L’agricoltura è forse il settore che ha subito i danni maggiori e difficili da superare nel breve tempo. Coldiretti ha stimato che sono stati coinvolti dall’alluvione 21.000 aziende agricole e allevamenti con perdite per 1,1 miliardo di euro.

Queste le priorità che il Commissario Figliuolo dovrà affrontare. Immancabili le polemiche politiche. A cominciare dalla discussione sull’entità delle risorse da stanziare e recuperare. Bisognerà quindi fare una distinzione tra gli interventi che devono essere considerati da fase emergenziale e quelli da ricostruzione. La differenza tra emergenza e ricostruzione indica capitoli di spesa diversi: la parte dell’emergenza va sul bilancio del fondo per le emergenze nazionali (è un fondo con risorse limitate), la parte per la ricostruzione ha bisogno di trovare risorse altrove.

La regione Emilia Romagna ha consegnato a Palazzo Chigi l’elenco degli interventi urgenti per un totale di 1,93 miliardi di euro: 10,6 milioni per l’assistenza alla popolazione, 422 milioni di euro per la messa in sicurezza dei corsi d’acqua, 1,13 miliardi per il ripristino dei collegamenti viari e 368 milioni per altre tipologie di intervento. Tra questi interventi, quelli già realizzati sono per oltre 16 milioni di euro, mentre quelli in corso riguardano risorse per 507 milioni. La stima dei danni è di 8,8 miliardi esclusi quelli indiretti.

La preoccupazione del territorio è che gli interventi siano ostacolati sia dalle scarse risorse sia dalla burocrazia. Va creata una struttura commissariale che dovrebbe comprendere una sessantina di persone da istruire. Sulle stime dei danni si è anche scatenata la polemica. Il presidente della regione, Stefano Bonaccini che non avrebbe ancora digerito la mancata nomina a commissario, non perde occasione per accusare il governo di lentezza. Un’occasione ghiotta per staccare un dividendo politico.

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