«Progetti e fatture copia e incolla». Un superteste smaschera i Renzi
  • La Procura di Firenze ha un asso nella manica per il processo che inizierà il 4 marzo: un architetto riconosce il proprio lavoro nelle planimetrie per cui Luigi Dagostino ha pagato ben due volte, dando 200.000 euro a Tiziano.
  • Dalle trascrizioni emerge che Tiziano Renzi combinò un incontro con il figlio premier. E che chiedeva continui favori: cene, auto e assunzioni.
  • Il Tribunale di Cuneo ha respinto la richiesta di ricusazione fatta dalla toga incaricata dell’udienza per la signora Laura Bovoli. La quale potrebbe finire nuovamente alla sbarra.

Lo speciale contiene tre articoli

L’agenda giudiziaria dei genitori di Matteo Renzi è come una pallina da flipper che schizza da una città all’altra, da un’udienza all’altra. Oggi a Cuneo il gup Emanuela Dufour dovrà decidere se rinviare a giudizio Laura Bovoli in un’inchiesta per bancarotta; entro sabato il gip di Firenze Angela Fantechi si esprimerà sulla richiesta di revoca degli arresti domiciliari per la signora e per il marito Tiziano Renzi; infine lunedì ci sarà la prima udienza del processo in cui i coniugi sono alla sbarra insieme con Luigi Dagostino ex socio nella Party srl, accusati di aver emesso fatture per operazioni inesistenti.

Il procedimento si annuncia ricco di colpi di scena. I Renzi caleranno il loro jolly, proponendo ai giudici la testimonianza di un parente pronto a scagionarli, mentre la pm Christine von Borries ha in serbo una clamorosa contromossa: le dichiarazioni di un architetto che giura di aver realizzato lui stesso, su incarico di Dagostino, il progetto che nel 2015 i Renzi avrebbero rivenduto all’imprenditore. Peccato che il medesimo studio fosse già stato profumatamente pagato (più di 322.000 euro) tra il 2013 e il 2015 allo stesso professionista. In pratica le planimetrie sarebbero state pagate due volte: la prima all’architetto, la seconda ai Renzi, che hanno emesso due fatture nel giugno del 2015, una da 170.800 euro e una 24.400, per un totale di 195.200 all’incirca per il medesimo lavoro.

I due documenti avevano come oggetto «uno studio di fattibilità di una struttura ricettiva e food» mai realizzata. Eppure vennero saldate dalla Tramor dello stesso Dagostino, poi ceduta al gruppo Kering, azienda che liquidò la seconda fattura ed è quindi considerata vittima di truffa.

Durante le indagini i magistrati hanno sequestrato due mail in cui la fattura più cospicua presentata dai genitori dell’ex premier (la 202 della Eventi 6), subisce delle modifiche sia per quanto riguarda l’oggetto sia per l’importo, passando da 122.000 a 170.800 euro nel giro di 24 ore.

Nella seconda mail era allegato un prospetto di 8 pagine intitolato «Taste Mall» (una specie di Eataly in salsa rignanese) comprendente una descrizione sommaria (tre pagine scarse) del progetto e cinque planimetrie.

Con La Verità Dagostino nell’aprile del 2018 ha ammesso di aver pagato il babbo per la sua attività di lobbista, visto che in quel periodo svolgeva la mansione di facilitatore d’affari con politici d’area Pd, soprattutto nel settore dei centri commerciali. La giustificazione ufficiale per quei pagamenti, come risulta dalle intercettazioni, sarebbe, però, meno scivolosa: Dagostino versava cifre fuori mercato perché pativa la sudditanza psicologica nei confronti del padre del premier. In un’intercettazione del 15 marzo scorso, inserita dalla pm in vista del processo in un nuovo deposito d’atti, la compagna di Dagostino, Ilaria Niccolai, preannuncia la linea difensiva in questo modo: «Noi non si può parare il culo ai Renzi e la difesa dovrà essere sul discorso della sudditanza».

In realtà tutta questa sudditanza non sembra esserci. Quando viene messa in pagamento la prima fattura dei Renzi (quella da 24.400 euro), Dagostino ha l’onore di entrare a Palazzo Chigi per un appuntamento con l’allora sottosegretario Luca Lotti. Nell’occasione l’imprenditore è accompagnato dal magistrato Antonio Savasta, la toga che in quel momento stava indagando su un giro di fatture false che coinvolgeva lo stesso Dagostino. Il pm è lì per strappare un incarico che gli consenta di lasciare la Puglia, trovandosi al centro di diversi procedimenti penali e disciplinari.

In vista del processo del 4 marzo l’avvocato dei Renzi, Federico Bagattini, ha depositato una lista testi, in cui la carta jolly ha il volto di Stefano Bovoli, cinquantaquattrenne fratello minore dell’imputata Laura. Nella vita fa l’imprenditore (in passato, insieme con altri due colleghi vicini ai dem, ha provato, senza successo, a impiantare una cittadella dell’enogastronomia italiana in Cina) e, secondo la difesa, sarebbe stato pagato 5.000 euro al mese per un totale di 25.000 euro nell’ambito di una collaborazione che avrebbe compreso anche lo studio di fattibilità. La sua testimonianza dovrebbe inverare la tesi che il progetto venne commissionato per davvero.

Peccato che la pm Christine von Borries abbia in serbo una clamorosa contromossa. Il 29 novembre 2018 gli investigatori della Guardia di finanza hanno sentito a verbale a Milano l’architetto bolzanino Ermanno Previdi, 69 anni, rappresentante legale, fondatore e socio di maggioranza dello studio P+P. L’uomo, secondo gli inquirenti, ha riferito «circostanze utili alle indagini».

Leggiamo le sue dichiarazioni. Le Fiamme gialle gli mostrano le cinque planimetrie inviate dai Renzi a Dagostino e Previdi sembra non avere dubbi: «Riconosco le planimetrie-tavole che mi mostrate in copia. Tale lavoro è stato elaborato dalla nostra società e riguarda in breve sintesi il recupero – mediante riqualificazione – di un complesso agricolo denominato Casa colonica, ubicato nel comune di Reggello (al confine con Rignano sull’Arno, ndr)». Nelle tavole l’architetto rileva solo piccole differenze: «Probabilmente partendo da un nostro file o da un Pdf sono state aggiunte delle modifiche nelle parti colorate». Il professionista riconosce come propri anche alcuni particolari: «I pallini gialli e verdi rappresentano gli alberi e sono stati applicati da noi». Ma, in base al racconto di Previdi, i magheggi non sarebbero terminati: «Il disegno 5 rappresenta la tavola generale del complesso della casa colonica, ma il cartiglio (un riquadro in cui sono riportate tutte le informazioni relative ai disegni tecnici, ndr) non è quello che invece insiste sul disegno originale. Infatti il cartiglio apposto sulla tavola 5 si riferisce a un altro progetto di cui sono in grado di esibirvi la relativa tavola». A verbale l’architetto ipotizza che la tavola numero 5 sia «frutto di un collage composto dal disegno riferito al complesso casa colonica, mentre il cartiglio, datato 31 ottobre 2013, è riferito all’edificio adiacente denominato Tramor».

Nel cosiddetto progetto Tramor lo studio P+P «era stato incaricato per la progettazione e direzione lavori per la realizzazione del nuovo edificio commerciale Tramor (ex Arena) e per il recupero del complesso denominato casa colonica». La ricostruzione del professionista va avanti: «In riepilogo posso affermare che le altre tavole, essendo degli stralci di tavole più grandi, certamente sono elaborate su un progetto dello studio P+P». Previdi al termine esibisce la lettera d’incarico che conferma che il lavoro venne commissionato dalla Tramor «nella persona di Luigi Dagostino» per il cliente Kering.

«Il lavoro è stato fatturato interamente a Tramor srl con cinque sal, come da documentazione che vi esibisco. Il totale dell’incarico è di 250.000 euro (oltre 322.000 euro comprendendo l’Iva e altre piccole spese, ndr) a oggi interamente saldato» ha aggiunto l’architetto e ha esibito «copia dei bonifici con cui Tramor srl ha saldato le 5 fatture». I bonifici sono stati inviati tra il 6 agosto 2013 e il 2 luglio 2015. Il penultimo partì praticamente in contemporanea con uno dei pagamenti ai Renzi. Dulcis in fundo il professionista ha garantito che «lo studio P+P non ha mai intrattenuto rapporti con la Eventi 6 srl e la Party srl (entrambe riconducibili alla famiglia Renzi, ndr)». Una testimonianza che complica ulteriormente, se mai ve ne fosse stato bisogno, la posizione dei genitori di Renzi e del loro presunto complice Dagostino.


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