Plusvalenze Juve: «La m… che ci sta sotto»
  • La Procura ipotizza scambi di calciatori a prezzi gonfiati per aggiustare i bilanci: indagati Andrea Agnelli, Pavel Nedved e Fabio Paratici che avrebbero «creato» guadagni per 282 milioni fra 2019 e 2021. I dirigenti bianconeri al telefono sui conti: «Non è solo il Covid e lo sappiamo…».
  • L’Atalanta passa 1-0 con Duvan Zapata, gli uomini di Massimiliano Allegri si ritrovano a 7 punti dal quarto posto.

Lo speciale contiene due articoli.

«Non era solo il Covid e questo lo sappiamo bene». Quando gli investigatori hanno ascoltato la voce di Andrea Agnelli pronunciare quella frase devono essersi convinti che la società bianconera e il presidente fossero «ben consapevoli» dei trucchetti ideati dall’ex chief football officer Fabio Paratici, al vertice dell’area sportiva fino al giugno scorso, per impedire una chiusura in rosso dei conti. Il giochetto finanziario, vecchio come il cucco, è legato a quella che in Procura a Torino chiamano la «gestione malsana delle plusvalenze». Ovvero pompare i cartellini di qualche calciatore ceduto. E allora, chiusa la settimana di Piazza Affari, per evitare ripercussioni sui titoli, venerdì sera gli investigatori del Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di finanza, su ordine dei pm torinesi Marco Gianoglio, Ciro Santoriello e Mario Bendoni, si sono presentati negli uffici della Juve a Torino e in quelli milanesi, disponendo perquisizioni anche negli automezzi della società. L’inchiesta, denominata «Prisma», vede indagati il presidente Agnelli, il vice Pavel Nedved, l’ex chief football officer (ora al Tottenham) Paratici, il dirigente con responsabilità strategica Marco Re, i due chief financial officer Stefano Bertola e Stefano Cerrato e la Juventus football club spa. La Procura, dopo aver fatto sbobinare le intercettazioni, è a caccia dei riscontri sul meccanismo delle plusvalenze usato come «correttivo dei rischi assunti in tema di investimenti e dei costi connessi ad acquisti e stipendi scriteriati». L’unico modo, probabilmente, per salvare quella che in una intercettazione viene definita «una macchina ingolfata». Il tema spunta spesso nelle telefonate captate dagli investigatori, proprio in concomitanza con l’indagine ispettiva sulle plusvalenze avviata dalla Consob, e inserite nel decreto di perquisizione.

Durante l’assemblea degli azionisti, quella che lo scorso 29 ottobre ha approvato il bilancio 2020-2021 della Juve con una perdita di 209,9 milioni e l’aumento di capitale di 400 milioni, Agnelli si era detto «sereno». Ma la situazione era ben chiara ai suoi più stretti collaboratori. Che a telefono ne parlavano liberamente. «Proprio gli investimenti», scrivono i pm inserendo anche i virgolettati dei commenti intercettati, «oltre le previsioni del budget e gli “ammortamenti e tutta la merda che sta sotto che non si può dire”» sono stati tra le cause dello squilibrio economico e finanziario. A partire dalla «scrittura privata» sulle retribuzioni arretrate di Cristiano Ronaldo, «carta famosa che non deve esistere tecnicamente», dicono i manager in una conversazione. E allora sarebbero partiti gli «scambi» incrociati di giovani calciatori, tra gli under 17 e gli under 23, «ove», spiegano i pm, «a fronte di una o più cessioni è corrisposta una o più acquisizioni con un valore più alto». I valori di cessione o di acquisto, fortemente influenzati e dipendenti dal valore residuo del diritto iscritto al bilancio, sono la base, valutano i magistrati, per calcolare la plusvalenza. E di casi ne sono saltati fuori più d’uno.

Sotto la lente non è finito solo lo scambio già chiacchierato con il Barcellona che ha portato Arthur alla Vecchia signora e Miralem Pjanic al Barça. Si va dall’acquisto dal Marsiglia di Marley Ake «per 8 milioni di euro, con contestuale cessione allo stesso Marsiglia di Franco Daryl Tongya Heubang per 8 milioni euro» del bilancio al 30 giugno 2021, che per gli investigatori è una «operazione cosiddetta a specchio», ovvero a somma zero, con conseguente assenza di movimento finanziario e presenza di un duplice effetto positivo sui bilanci della cedente e della cessionaria, fino alle vaste manovre sulle giovani promesse. «Numerose operazioni con corrispettivi rilevanti e fuori range rispetto ai calciatori di medesimo livello e categoria», le definiscono i pm, come l’acquisto dal Barcellona di Alejandro José Marques Mendez per 8,2 milioni, con contestuale cessione allo stesso Barcellona di Matheus Pereira da Silva per 8 milioni, finiti nel bilancio del 30 giugno 2020. E poi ci sono le operazioni «effettuate in prossimità della scadenza contrattuale», come quella con il Genoa per Nicolò Rovella, acquistato per 18 milioni, «con contestuale cessione al Genoa di Manolo Portanova per 10 milioni e di Elia Petrelli per 8 milioni». Per un totale di 42 operazioni di mercato sospette, che avrebbero portato nelle casse juventine ben 282 milioni di plusvalenze tra il 2019 e il 2021. Con la finanza creativa, insomma, la Juve sarebbe riuscita a raggiungere una perdita di esercizio di 39.895.794 euro anziché di 171.459.794 nel 2019, di 89.682.000 anziché di 209.403.106 euro nel 2020 e di 209.885.432 al posto di 240.345.750 nel 2021. Un risultato notevole. Al quale si sarebbe arrivati con quella che le toghe torinesi chiamano la «gestione Paratici». Il mago delle plusvalenze, posto al vertice dell’area sportiva fino al giugno 2021, sarebbe, stando all’accusa, «l’artefice della pianificazione preventiva» degli affari legati a scambi e cessioni. A svelarlo, anche in questo caso, sarebbero state le intercettazioni: «Hanno chiesto di fa’ plusvalenze». E in una più esplicita: «Che almeno Fabio (Paratici, ndr), dovevi fa’ plusvalenze e facevi plusvalenze». L’inchiesta va avanti velocemente e, ieri pomeriggio, è stato ascoltato per ore dai magistrati anche un altro dirigente, il direttore generale Federico Cherubini. Ma il caso non è isolato. Dalla Covisoc, l’organismo di controllo sulle società di calcio, fanno sapere che «la questione non riguarda solo la Juve». E il calcio italiano torna a tremare.


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