Macron ha ignorato gli alert del suo ministro della sanità, la Francia poteva evitare il lockdown
  • A oggi in Francia sono oltre 30.000 i decessi a causa del Coronavirus. Ma mentre l’Italia viveva per prima in Europa l’emergenza sanitaria, il Paese guidato da Emmanuel Macron rimaneva a guardare minimizzando il problema e criticando la sanità italiana.
  • Una bozza di lockdown localizzato e l'”effetto Chernobyl”. Dopo la scoperta di focolai nel Paese e un principio di contenimento, la Francia è tornata a tranquillizzare i cittadini spiegando che il Covid-19 era circoscritto in alcune aree e non avrebbe toccato Parigi. Una strategia già adottata ai tempi del disastro nucleare sovietico.
  • Il drammatico appello dei giornalisti francesi in Italia. I cronisti inviati in Italia già il 12 marzo scrivevano della situazione critica del Bel Paese.
  • Trasferimento dei malati di Covid. Per i pompieri è stata una “sbruffonata”. Dopo aver annunciato in diretta nazionale l’inutilità delle mascherine contro il Coronavirus, la Fnspf, l’organismo di rappresentanza dei vigili del fuoco ha definito una «una pura operazione di comunicazione» l’idea di impiegare treni-ospedale per trasferire con l’alta velocità dei malati dalle regioni più colpite a quelle risparmiate dal virus.

Lo speciale contiene quattro articoli.

In Francia i morti a causa del Coronavirus sono stati 30.177 (aggiornamento al 22 luglio 2020, ndr.). Anche dall’altra parte delle Alpi, l’arrivo del morbo cinese ha coinciso con una tragedia umana e con un congelamento dell’economia, i cui effetti hanno messo in ginocchio il sistema produttivo nazionale e provocheranno un’ondata di licenziamenti.

Purtroppo gli elementi in comune con ciò che è accaduto in Italia sono molti e, anche qui, nessuno sarà mai in grado di far tornare indietro le lancette dell’orologio all’inizio del 2020, quando ancora si credeva che il Covid-19 fosse stato circoscritto alla provincia di Wuhan, nel cuore della Cina. Anche in Francia si credeva che questa nuova malattia fosse una parente della Sars e che sarebbe rimasta lontano dall’Europa.

E così, anche quando il virus ha iniziato ad assumere proporzioni inquietanti nella vicina Italia, il governo francese non si è allarmato più di tanto. Quando la Francia aveva ancora un vantaggio di una decina di giorni rispetto al nostro Paese, l’esecutivo transalpino ha perso tempo prezioso e non è corso ai ripari. Anzi, osservando ciò che accadeva nel nostro Paese, alcuni esponenti governativi e commentatori transalpini hanno lasciato intendere che l’Italia fosse una nazione del terzo mondo.
«A pensar male degli altri si fa peccato. Ma a volte ci si indovina» diceva Giulio Andreotti. E così, viene da chiedersi se, quando il vulcano Covid-19 stava per eruttare e riversare anche sulla Francia la sua colata lavica di morte e sospensione delle libertà, le autorità francesi fossero davvero certe della grandeur, anche sanitaria, del loro Paese rispetto alla presunta piccolezza italiana. Oppure se si sia trattato solo di miopia da parte del governo allora guidato da Edouard Philippe? Il sospetto è forte.
Va riconosciuto che la gestione di questa pandemia non è stata per niente semplice. Ma proprio per questo, forse, sarebbe servita meno leggerezza. Come quella contenuta nelle parole dell’allora portavoce del governo Sibeth Ndiaye che all’uscita dal Consiglio dei ministri francese dichiarava: «l’Italia ha preso delle misure che non hanno permesso di fermare l’epidemia». Qualche giorno prima, l’8 marzo, il sito del quotidiano cattolico La Croix titolava «Coronavirus, l’Italia non sufficientemente attrezzata di fronte alla crisi sanitaria» (Titolo originale : “l’Italie sous-équipée face à la crise sanitaire”). Un’allusione infelice ad una supposta inferiorità italiana? Fortunatamente non sono mancati gli apprezzamenti, come quello di Jérôme Gautheret – corrispondente di Le Monde in Italia – che, rispondendo a dei lettori che chiedevano se il numero di morti nel nostro Paese fosse legato ad una minore qualità del sistema sanitario dello stivale, offriva una chiave di lettura molto chiara. «Le due provincie in cui la situazione è più estrema – spiegava il giornalista francese riferendosi a Bergamo e Brescia – riuniscono le migliori strutture sanitarie d’Italie e senza dubbio tra le migliori d’Europa. Ma quando c’è un tale afflusso di malati, nessun sistema è efficace».

Ma in Francia fino ai primi giorni di marzo, il governo continuava a relativizzare il problema. L’11 marzo ad esempio, l’allora primo ministro Edouard Philippe, aveva detto chiaro e tondo ai microfoni del canale Tf1 che indossare le mascherine protettive per strada «non serve a nulla». Il giorno dopo una trentina di giornalisti francesi e francofoni residenti in Italia avevano pubblicato una tribuna per allertare la Francia e la UE, sulla base della loro esperienza nel nostro Paese.

Ma il governo ha continuato con le capriole semantiche. Ndiaye ha offerto un’altra “perla” su Bfm Tv affermando che l’utilizzo delle mascherine richiedeva «dei gesti tecnici precisi». In realtà, anche in Francia, la mancanza di mascherine era impressionante. Nonostante il confinement (il lockdown in francese, ndr.) sia iniziato il 17 marzo, l’ammissione di colpa da parte del governo è arrivata qualche settimana dopo anche grazie alle rivelazioni di una presentatrice TV, Marine Carrère d’Encausse.

Nel frattempo, un po’ come ha fatto Giuseppe Conte in Italia, Emmanuel Macron ha moltiplicato le uscite pubbliche e i proclami. Uno di questi è stato quello relativo al trasferimento dei malati di Covid – con dei treni attrezzati – dalle regioni più colpite agli ospedali di zone risparmiate dal virus. Un’idea perfetta sulla carta, ma estremamente costosa e potenzialmente pericolosa per i pazienti, come hanno detto i pompieri in un rapporto che doveva restare segreto, di cui parleremo in questo focus.

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