«Sono bastati 15 giorni». Il comandante della Polizia locale di Milano, Gianluca Mirabelli, ha rivendicato giovedì la velocità con cui il Corpo ha reagito alla denuncia che ha portato in carcere la commissaria Ilenja Sabato e quattro agenti. Una vicenda «dolorosa», ha spiegato, che dimostrerebbe quanto la polizia locale sia «refrattaria» a comportamenti ingiustificabili.
Quindici giorni, però, raccontano soltanto l’ultimo capitolo di una storia che ha radici profonde. Perché se si mettono in fila curriculum, precedenti giudiziari e soprattutto le sedici pagine dell’ordinanza firmata dal gip Elio Sparacino, la domanda per Mirabelli e per la giunta di Beppe Sala diventa un’altra: perché Ilenja Sabato è rimasta per anni in ruoli investigativi e di comando quando c’era chi l’aveva rimossa da questo ruolo già nel 2015?
Del resto, di campanelli d’allarme ce ne erano già stati diversi. Tanto che nell’ottobre del 2020 la trasmissione Le Iene aveva documentato con telecamere nascoste alcune conversazioni tra appartenenti al Nucleo contrasto stupefacenti della polizia locale e un informatore. Nel servizio si parlava apertamente di droga e denaro da dividere. L’inchiesta giudiziaria successiva portò, nell’aprile 2021, agli arresti domiciliari di quattro agenti e all’iscrizione di altri tre. Il Comune spiegò allora di avere già trasferito cautelativamente i quattro dipendenti coinvolti in uffici con competenze amministrative.
A dirigere quel Nucleo, dal febbraio 2016, c’era appunto Ilenja Sabato. E questo nonostante nel 2015 l’ex comandante dei vigili urbani, Antonio Barbato, l’avesse già spostata a mansioni amministrative. Sabato non fu accusata dei fatti contestati allora ai suoi uomini. Anzi, il comunicato del Comune descriveva l’ufficiale responsabile del reparto come soggetto che sarebbe stato «dolosamente» indotto in errore dagli agenti.
I precedenti della commissaria Ilenja Sabato
Ma è proprio quello che accadde dopo a diventare oggi politicamente rilevante. Sabato non venne allontanata dalle attività investigative. Il suo curriculum lo racconta nel dettaglio: termina la direzione del Nucleo contrasto stupefacenti il 20 ottobre 2020 e dal 21 ottobre 2020, cioè il giorno successivo, risulta commissario nell’unità investigazioni e prevenzione, con compiti di «direzione e coordinamento».
Non ci fu, dunque, un passaggio a mansioni amministrative, né una collocazione fuori dall’attività di polizia giudiziaria. Dopo che un reparto da lei diretto per quasi cinque anni era stato investito da un caso tanto grave, l’amministrazione decise di lasciarle compiti investigativi.
L’arresto contestato e le accuse del gip
Il gip non descrive la vicenda come la degenerazione improvvisa di cinque ghisa. Secondo l’ordinanza, Sabato e la sua «squadra» avrebbero organizzato l’arresto di El Mehdi Narisse a Corsico, fuori dalla competenza della polizia locale milanese, utilizzando anche Sarra Atef Saleh Asaad, estranea al Corpo. Arrestato e auto sarebbero poi stati portati a Milano e gli agenti avrebbero «artatamente confezionato» gli atti per far apparire regolare l’operazione in via Ludovico il Moro.
Nelle carte compaiono anche i 500 grammi di hashish e i 1.450 euro che, secondo il gip, furono trovati e ma non verbalizzati. L’avvocata Susanna Rita Marangoni, difensore della Sabato, ha riferito che la commissaria ha risposto a tutte le domande del gip. Insieme all’avvocato Giovanni Briola ha richiamato la presunzione di non colpevolezza e chiesto cautela nelle ricostruzioni.
Le telecamere bloccate e l’ipotesi di altri complici
Accusati di arresto illegale, peculato e falso nei verbali dell’operazione, con Sabato sono finiti in carcere Mattia Rignanese, Denni Dileo, Vincenzo Compagnone e Rosario Piscopo. L’avvocato Pietro Stimolo, difensore Piscopo, ha spiegato che il vigile ha risposto a gip e pm, respinto le accuse e ha chiesto la revoca del carcere, Su Compagnone il gip ricorda il rinvio a giudizio del 2024 per lesioni e falso, sottolineando che avrebbe continuato ad agire «in spregio della legge».
Il passaggio più inquietante riguarda, però, le telecamere. Quella comunale che avrebbe dovuto riprendere il distributore risulta bloccata verso la periferia proprio nelle ore dell’operazione. Alle 17.51 riprende «inspiegabilmente» il corretto funzionamento e, scrive il gip, ciò sarebbe avvenuto «grazie, con ogni evidenza, a un comando dato da remoto». Da qui la conclusione: «Appare evidente come gli indagati godano del supporto di ulteriori soggetti». L’indagine, potrebbe allargarsi.
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