«Sequestro di persona plurimo, aggravato dall’essere stato commesso da un pubblico ufficiale con abuso dei poteri inerenti le sue funzioni anche in danno di minori». E ancora «rifiuti di atti d’ufficio», per non aver concesso alla Open arms, considerata dal governo una minaccia, un Pos, il porto sicuro di sbarco. Non solo il sequestro di persona, ma anche il ruolo assunto nella decisione di imporre lo stop all’ingresso della nave della Ong spagnola Proactiva.
Le accuse con le quali le toghe sferrano l’attacco all’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini sono contenute in 110 pagine, ricevute qualche giorno fa dalla giunta per le autorizzazioni a procedere, che ieri sono diventate pubbliche.
Al centro c’è un nodo fondamentale e particolarmente delicato, già evidenziato dalla Verità: i magistrati riducono la decisione con cui è stata bloccata la Open arms a un semplice «atto amministrativo», anziché a un atto politico. Un limite insidioso da superare, non solo per le decisioni prese dal precedente esecutivo.
Le toghe del Tribunale dei ministri di Palermo analizzano la questione con elementi di diritto a tratti infarciti da valutazioni dal sapore filosofico: l’interpretazione sulla concessione del Pos, si legge nel documento, «non è stata unanimemente condivisa, evidenziandosi, a sostegno delle diverse soluzioni ermeneutiche, che l’individuazione dello Stato responsabile dell’evento Sar (ricerca e soccorso, ndr) sarebbe rimesso al mero arbitrio delle Ong». E ammettono: «È, invero, innegabile che talora l’impianto normativo di riferimento possa essersi prestato a strumentalizzazioni, dirette a sviare la responsabilità dei soccorsi verso i Paesi più disponibili all’accoglienza dei migranti». Poi, però, sostengono: «Ciò non toglie che la soluzione interpretativa qui adottata sia l’unica percorribile, sempreché, si intende, l’individuazione operata dalla Ong soccorritrice non appaia del tutto disancorata dai criteri individuati dalle convenzioni internazionali».
E siccome a bordo della Open arms, alla quale era stato prima concesso e poi negato un attracco a Malta, la situazione si sarebbe fatta critica, secondo le toghe, l’Italia avrebbe dovuto concedere il porto. Anche perché «il suo dirigersi verso le coste italiane non è apparso inequivocabilmente preordinato al trasferimento illegale di migranti in Italia».
L’arrivo della nave, valutata dal governo gialloblù come un «passaggio non inoffensivo», insomma, secondo i giudici era invece finalizzata «a prestare soccorso». Il provvedimento viene quindi ritenuto «illegittimo». E la responsabilità, secondo le toghe, è solo di Salvini. Anche se, poi, nel merito, i giudici scrivono che il ministro dell’Interno «adottava nei confronti di Open arms, d’intesa con i ministri della Difesa e delle Infrastrutture e dei Trasporti, il decreto interdittivo, qualificando l’evento come episodio di immigrazione clandestina, a dispetto del riferimento alla situazione di distress del natante su cui i soggetti recuperati stavano viaggiando».
Secondo i giudici, però, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte non sarebbe stato d’accordo. E citano uno scambio di lettere. «Il 15 agosto il ministro Salvini sottoscriveva una nota di risposta a una precedente missiva del 14 agosto 2019 del presidente del Consiglio, con cui lo si era invitato ad adottare con urgenza i necessari provvedimenti per assicurare assistenza e tutela ai minori presenti sull’imbarcazione. Con tale nota respingeva ogni responsabilità al riguardo, evidenziando che i minori a bordo della nave spagnola dovevano ritenersi soggetti alla giurisdizione dello Stato di bandiera anche con riferimento alla tutela dei loro diritti umani. Che, inoltre, non vi erano evidenze per escludere che gli stessi viaggiassero accompagnati da adulti che ne avevano la responsabilità, comunque ricadente sul comandante della nave».
Altro passaggio: «Il 16 agosto il presidente del Consiglio rispondeva alla citata missiva del ministro Salvini, ribadendo con forza la necessità di autorizzare lo sbarco immediato dei minori presenti, anche alla luce della presenza della nave al limite delle acque territoriali e potendo, dunque, configurare l’eventuale rifiuto un’ipotesi di illegittimo respingimento. Conte aggiungeva di aver già ricevuto conferma dalla Commissione europea della disponibilità di una pluralità di Stati a condividere gli oneri dell’ospitalità dei migranti della Open arms, indipendentemente dalla loro età».
Ed ecco perché, secondo i giudici, Salvini avrebbe violato le convenzioni internazionali. Un peso notevole, secondo le toghe, l’avrebbe avuto la situazione sulla Open Arms così come riportata dal procuratore Luigi Patronaggio: «Il grado di esasperazione in cui versavano i migranti […] rende intuitivo come non tanto il prolungamento anche di un solo giorno di navigazione, quanto il fatto stesso di allontanarsi dalle coste italiane, ormai tanto vicine da poter essere raggiunte a nuoto, si sarebbe rivelato del tutto insostenibile ed incomprensibile». Tra le prove viene elencata anche la relazione della psicologa salita sulla nave con Patronaggio. Quanto basta per mettere Salvini da solo sulla graticola.
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