La cooperativa di Buzzi è senza pace. Finisce in manette pure il liquidatore
  • La commercialista Vanessa Giammatteo, divenuta commissario della Eriches 29 dopo «Mafia capitale», arrestata in un’indagine su un’altra coop. Il gip: «Pericolo immanente e incombente che commetta reati».
  • Sbarcano oggi i 414 immigrati a bordo della nave della Ong fatta attraccare a Pozzallo. La soluzione del capo di Open Arms: «Normalizzare gli arrivi in modo strutturale».

Lo speciale contiene due articoli.

Era uno dei fiori all’occhiello della galassia di cooperative riconducibili a Salvatore Buzzi, travolte dall’inchiesta della procura capitolina sul «Mondo di mezzo».

Per la Eriches 29, travolta dai debiti durante l’amministrazione giudiziaria, ad agosto 2019 era stato disposta dal Mise la nomina di un commissario liquidatore. Per un curioso scherzo del destino, mentre Buzzi attende l’ultimo passaggio in Cassazione, la stessa Procura di Roma ha arrestato nei giorni scorsi proprio la liquidatrice della Eriches. Le accuse mosse dai pm di piazzale Clodio a Vanessa Giammatteo, commercialista romana di 48 anni, finita in carcere insieme al suo collega Marco Fantone e all’avvocato Massimo Seri, riguardano però il suo incarico di commissario liquidatore di un’altra cooperativa, la Grandi lavori, iniziato cinque anni prima di quello svolto per la ex coop di Buzzi. Secondo l’accusa, la commercialista «prima ancora di accettare la carica (di commissario liquidatore, ndr) apriva (il 19 giugno 2014) presso (..) il c.c. 743 intestato a “Grandi lavori Soc. Coop in LCA”, della cui esistenza non dava mai notizia all’Autorità di vigilanza, e vi faceva confluire, appropriandosene, la somma di euro 616.838,93 che poi prelevava per contanti (euro 93.900), a mezzo assegni circolari (euro 49.219), con bonifici a proprio favore (euro 122.700, con bonifici verso destinatari vari, (euro 16.981,40) e con bonifici in favore di conti correnti intestati a Fantone Marco (euro 102.700), al quale era legata da stretti rapporti di collaborazione professionale documentati sin dal 2007».

Per raggiungere il suo scopo la donna avrebbe presentato al Mise «rapporti riepilogativi semestrali ai quali allegava tabulati infedeli delle movimentazioni» del vero conto corrente della Grandi lavori. Il consorzio Eriches 29 era collegato a quella che forse è la più nota delle intercettazioni dell’inchiesta sulla presunta mafia romana poi travolta dalla Cassazione. Quella in cui Buzzi, parlando al telefono con una sua collaboratrice aveva detto: «Tu c’hai idea quanto ce guadagno sugli immigrati? Il traffico di droga rende meno», per poi aggiungere «Noi quest’anno abbiamo chiuso con quaranta milioni di fatturato ma tutti i soldi, gli utili li abbiamo fatti sui zingari, sull’emergenza alloggiativa e sugli immigrati, tutti gli altri settori finiscono a zero». Il riferimento di Buzzi era in gran parte legato alla realizzazione e alla gestione del discusso campo nomadi di Castel Romano, dove erano confluiti gli abitanti di vari campi della capitale, con non pochi problemi di gestione dei conflitti tra le diverse etnie. Nel solo 2014 quella struttura, ancora gestita dalla Eriches in regime di proroga, aveva portato nella casse della cooperativa 1,5 milioni di euro, provenienti dal Comune di Roma. Dopo la prima ondata di arresti del 23 dicembre 2014, che aveva portato Buzzi e altri indagati per quella che allora veniva chiamata «Mafia capitale», tutte le cinque coop riconducibili a Buzzi -la 29 Giugno Onlus, la 29 Giugno servizi, la Formula sociale, la Abc e il Consorzio Eriches 29 – che davano lavoro a oltre 1.000 dipendenti, erano state sequestrate, per rimanerci fino a marzo 2018. A fine 2019, tutte le coop tranne la Formula sociale erano già finite in liquidazione, ma a gennaio 2020 anche per l’unica superstite il Mise disponeva la liquidazione coatta.

Per la Eriches la liquidazione coatta amministrativa era stata decretata dal Mise il 30 agosto 2019, a fronte di «una condizione di sostanziale insolvenza in quanto, a fronte di un attivo circolante di euro 10.641.599,00, si riscontra una massa debitoria di euro 10.679.510,00 ed un patrimonio netto negativo di euro 138.293,00» e veniva nominata, «visto il relativo verbale delle operazioni di estrazione a sorte in data 14 giugno 2019, dal quale risulta l’individuazione del nominativo», la Giammatteo.

All’epoca della nomina, la Procura di Roma sta già svolgendo accertamenti sul crack della Grandi lavori, inizialmente con un fascicolo a «Modello 45», privo quindi di ipotesi di reato, ed esiste già una nota redatta il 27 maggio dal nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza. Di tutto questo, ovviamente il Mise non può che essere all’oscuro e la commercialista e il suo collega continuano a mantenere in piedi numerosi ruoli identici a quello ricoperto dalla Giammatteo per la Eriches.

Ed è proprio questo cortocircuito a spalancare per Giammatteo e Fantone le porte del carcere, accusati di peculato, riciclaggio (Fantone) e autoriciclaggio (Giammatteo). Scrive infatti il gip Nicolò Marino nell’ordinanza di custodia cautelare: «Il pericolo concreto e attuale che i predetti commettano altri reati della stessa specie di quelli per i quali si procede nei loro confronti, appare “immanente ed incombente” (per utilizzare gli stessi termini del pm) anche in ragione delle plurime procedure di liquidazione che li vede ancora ricoprire l’incarico di commissario liquidatore (…): ben undici la Giammatteo, e ventinove Fantone».


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