Ci fu un solo giornale che tra il 2020 e il 2022, cioè durante la pandemia, ebbe il coraggio di mettere in dubbio le decisioni di chi allora stava al governo ed è il quotidiano che stringete fra le mani.
Oggi in molti, dopo aver accettato passivamente una serie di misure anticostituzionali, dal divieto di uscire di casa al green pass, provano a rifarsi una verginità, sperando di far dimenticare la loro acquiescenza a provvedimenti che non avevano nulla di scientifico, ma scordare di essere stati accusati di assassinio semplicemente perché non accettammo l’ideologia vaccinale è impossibile.
Chi oggi fa finta di nulla e racconta le nefandezze della stagione gestita da Giuseppe Conte e da Mario Draghi dopo aver acconsentito a tutto, anche a privare gli italiani del diritto di circolare e di lavorare, semplicemente ha la faccia di bronzo e dovrebbe avere almeno il coraggio di chiedere scusa. Non a noi, che fummo ingiustamente messi nel mirino, ma a chi fu trattato da untore per il solo fatto di non aver voluto offrire il braccio alla patria.
Ciò detto, assume una certa rilevanza il fatto che ieri il presidente del Consiglio che gestì la fase dell’emergenza sia stato sentito dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid. A pesare non sono state le sue risposte, che nel più puro stile giuridichese del leader pentastellato non ci sono state, ma i suoi silenzi e l’imbarazzante difesa.
Il confronto con Fauci e il modello americano
L’audizione di Giuseppe Conte fa da contraltare a quella di Anthony Fauci, plenipotenziario di Donald Trump e successivamente di Joe Biden nella lotta al virus. Anche l’ex consigliere del presidente degli Stati Uniti è stato sottoposto a un fuoco di fila dei parlamentari, ma a differenza di quel che succede in Italia, di fronte alla reticenza del testimone il Senato americano ha deciso di incriminarlo per oltraggio al Congresso, reato penale che negli Usa non è cosa da poco. Fauci per cento volte si è appellato al quinto emendamento, quello che consente di non rispondere di fronte al rischio che le parole come testimone siano usate come capo d’accusa.
La difesa dell’ex premier sulla gestione della pandemia
Conte, che a differenza dello scienziato americano non è un immunologo ma un avvocato, non ha avuto bisogno di fare ricorso al diritto di non autoaccusarsi, perché da legale esperto qual è sa evitare le insidie delle domande, negando anche il più piccolo errore nella gestione della pandemia. Non ho mai avuto il minimo dubbio che sarebbe finita così, con un atto di auto assoluzione totale.
Del resto, un professore che nega fino allo sfinimento che esista un’anomalia nell’essere stato messo in cattedra da una commissione di cui faceva parte l’avvocato con cui condivideva studio, numero di telefono, segretaria e perfino cause, non è certo uomo che si faccia mettere sotto dalla banale contestazione di essere stato presidente del Consiglio con pieni poteri mentre si spendevano miliardi per mascherine farlocche.
Inoltre, un premier che di fronte a 184.000 morti per Covid dice che l’Italia è stata d’esempio per l’intera Europa, anzi no, per il mondo, potrà mai ammettere che quando lui era a Palazzo Chigi qualche cosa andò storto?
Il nodo politico: il ritorno di Conte a Palazzo Chigi
Per questo, in vista dell’audizione, ero certo che come al solito Conte si sarebbe rivelato un testimone impossibile da mettere alle strette. L’avvocato di Volturara Appula è una saponetta che non si riesce ad agguantare, un’anguilla che se attaccata è pronta a reagire.
Per chi ancora non lo avesse capito – e mi riferisco non certo agli avversari della maggioranza di centrodestra, ma agli alleati della minoranza di sinistra che con lui sono disposti a unirsi nel cosiddetto campo largo – il leader dei 5 stelle somiglia a una murena, che con i suoi denti rivolti all’indietro quando morde non lascia scampo alle sue prede. La questione dunque va al di là di quello che ha fatto o non ha fatto durante la pandemia, ma di quello che potrebbe fare se tornasse a Palazzo Chigi.
E la domanda, più che all’attuale maggioranza, va rivolta ai suoi alleati e a quei centristi alla Renzi che, pur di tornare al potere, sono pronti a fare carte false (come certi giornali e altrettanti giornalisti): siete disposti a rischiare di avere di nuovo Conte, quello dei dpcm, di Arcuri e delle mascherine farlocche, come presidente del Consiglio? Gli italiani credo di no.
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