I soldi di Open per far viaggiare Renzi con aerei privati di lusso
  • Aeroplani, hotel di categoria, ristoranti e perfino mobili Ikea: le carte di credito dell’ente guidato da Alberto Bianchi hanno coperto spese per il Rottamatore e i suoi sodali, che molto spesso hanno optato per soluzioni di lusso.
  • L’ex senatore Aldo Di Biagio elaborò il testo: «Mi rode il c…». Toto: «Nessun favore chiesto».

Lo speciale contiene due articoli.

È cosa nota che tra i più affezionati lettori della Verità ci siano i componenti del Giglio magico. Ma la perquisizione all’avvocato Alberto Bianchi, ex presidente della fondazione Open indagato per finanziamento illecito, lo ha certificato. Gli investigatori della Finanza a settembre – nella prima delle due visite nello studio del legale – in un fascicolo di colore rosso hanno trovato una cartellina denominata «volo privato MR per accettazione fondazione Open» e insieme un articolo della Verità del 13 giugno 2018 intitolato: «Negli Usa con jet privato di lusso, chi paga 150.000 euro per Renzi?». All’epoca, in beata solitudine, stavamo facendo le pulci alle spese pazze di Renzi: proprio in quei giorni scoprimmo che aveva acquistato una villa da 1,3 milioni di euro nonostante avesse sventolato in tv – appena cinque mesi prima – un saldo del conto corrente di circa 15.000 euro. Nei giorni scorsi abbiamo scoperto che quella dimora, che si trova nella Beverly Hills di Firenze, era stata acquistata grazie al generoso prestito dell’imprenditore Riccardo Maestrelli, il quale aveva anticipato 700.000 euro al politico che lo aveva inserito nel Cda di Cassa depositi e prestiti immobiliare. I denari sono stati fatti prima transitare sul conto dell’anziana madre, così da non dare troppo nell’occhio. Ma ci eravamo interessati anche alla storia dell’aereo.

Scoprimmo che l’ex premier il 5 giugno 2018 era volato in America su un volo privato con due guardie del corpo e il segretario particolare Benedetto Zacchiroli, per poter parlare (143 secondi) dal palco dell’anfiteatro del cimitero militare di Arlington in occasione della commemorazione per il cinquantenario della morte di Bob Kennedy. Ad accogliere il Rottamatore all’arrivo furono Joe Kennedy, pronipote di Robert, e Bill Clinton. Calcolammo che quel discorso era costato ai generosi ospiti più di 1.000 euro al secondo, considerando anche le spese di vitto e alloggio della combriccola. Renzi per andare a Washington era infatti salito su un Dassault Falcon 900 bianco, messo a disposizione dalla «Leader» di Ciampino, compagnia esclusiva di «Luxury airtaxi». L’azienda offre catering di chef stellati, limousine e altri lussi a chi viaggia con loro. L’aereo, «un trireattore lungo raggio», ha una grande cabina passeggeri divisa in due aree: «Questo permette un alto livello di comfort e privacy per i passeggeri a bordo sia durante il giorno che di notte. Il divano letto a disposizione nella cabina dei passeggeri è progettato per fornire il massimo comfort durante i voli a lungo raggio effettuati di notte». Ovviamente il prezzo di tanto agio è per tasche capienti. Come dimostravano i nostri conti: «Cliccando sul sito Privatefly, il costo stimato per quattro passeggeri, con andata sempre il martedì (per esempio il 19 giugno) e ritorno il giovedì (21 giugno) parte da 85.000 euro. Ma si tratta di un’offerta base. La cifra reale (salvo sconti) per la traversata oceanica, secondo un esperto contattato dalla Verità, con una compagnia di livello come la Leader si aggirerebbe intorno ai 150.000 euro, considerando le ore di volo e la sosta di tutto l’equipaggio». Adesso gli investigatori hanno probabilmente in mano la fattura col prezzo versato, sino a oggi mai ufficializzato. Un anno e mezzo fa scrivemmo: «Resta la domanda: chi paga e perché i viaggi di Renzi in giro per il mondo, dal Qatar alla Cina, dal Kazakistan a Washington?».

Oggi scopriamo che Renzi per farsi ammirare dai suoi ospiti americani mentre scende da un jet privato ha fatto pagare la traversata ai generosi finanziatori di Open, probabilmente all’oscuro dello spreco di denari dell’ente per gli sfarzi del senatore semplice. Del resto più di un mecenate ha dichiarato a verbale di aver finanziato il nostro a propria insaputa. L’assistente personale dell’imprenditrice Maria Laura Garofalo, il cui gruppo è risultato tra gli sponsor della Fondazione, sentita dagli investigatori ha detto, infatti, di aver scoperto a chi fossero destinati i contributi solo al momento del bonifico. Ma c’è anche il produttore cinematografico Alessandro Di Paolo – che le cronache rosa indicano come fidanzato di Elisa Isoardi – autore di un versamento a Open nel 2016. Quando i finanzieri gli hanno chiesto il perché di quel contributo non ha trovato una spiegazione logica, ammettendo di aver versato senza farsi troppe domande. Per anni i donatori non hanno saputo più nulla dei loro soldi. Ora, grazie all’inchiesta della Procura di Firenze, scoprono che tra le spese addebitate sui conti di Open (e prima ancora di Big Bang) c’erano i rimborsi ai quali attingevano i consiglieri della fondazione, ma anche gli uomini macchina che la facevano funzionare. Gli elenchi dei rimborsi sono lunghi. Si va dalla carta di credito intestata a Marco Carrai, che nel solo 2012 ha strisciato al Starhotels Rosa Grand a Milano per 231 euro, al Principe di Savoia di Milano per 370 euro, allo Star hotel Rosa di Milano per 263 euro in un’occasione e 259 in un’altra. Ma anche le strisciate di Sara Biagiotti, una delle tre Renzi’s angels, coordinatrici della campagna elettorale del Bullo per le primarie del Pd, poi finita a Sesto San Giovanni nel ruolo di sindaco, sono entrate nei faldoni dell’inchiesta. Con la carta numero 30611297, che le era stata affidata dalla fondazione, ha pagato due fatture Ikea, una da 1.460 euro, l’altra da 367,98, un conto hotel all’Excelsior di Bologna per 740 euro, un altro all’Hotel Giotto da 809 euro, cinque biglietti Trenitalia (322 euro) e cinque biglietti Alitalia (855 euro). E ancora: Hotel Giuan Alghero (280 euro), Star hotel Grand Milano (172 euro da moltiplicare per quattro soggiorni diversi), hotel Isolabella a Taormina (247 euro), hotel Bernini Roma (207 euro), Grande Jolly di Firenze (355). E ha anticipato «all’avvocato Boschi 679 euro», appuntando che erano «da rimborsare». Spese simili sono state riscontrate sugli estratti conto della carta in uso a Roberto Reggi, sindaco di Piacenza, poi sottosegretario all’Istruzione, su quella in uso a Eleonora Chierichetti, a Lorenza Bonaccorsi (per lei c’è anche una serata in osteria a Roma per la modica cifra di 225 euro), a Giuliano Da Empoli, e agli altri trascinatori di Big Bang. E poi, addebitate soprattutto sui conti di Open, ci sono le spese dei big. Tra le quali i finanzieri annotano quella per gli «altri costi inerenti Errani, Renzi, Mancini, Lotti». Totale: 380 euro. E quella pagata il 9 marzo 2013 per gli «allestimenti Matteo novembre 2012». Totale: 6.050 euro. Altra rendicontazione generica e per cifre significative, datata 30 dicembre 2013, è segnata con questa voce: «Girotondi da comitato per Matteo Renzi segretario, 72.000 euro». Lo stesso giorno parte dai conti di Open anche un «contributo a comitato Matteo Renzi Segretario Pd» da 54.700 euro. E, infine, dai faldoni saltano fuori le annotazioni abbraviate: «MR». Facile intuire che si tratta delle iniziali del fu Rottamatore. Gli investigatori le hanno trovate impresse su una cartellina bianca contenente i contratti per un’utenza mobile sim Ipod, su una cartellina azzurra con all’interno la corrispondenza del comitato per la candidatura di MR con tali dottori Fazzini e Spadoni. Ma, soprattutto, hanno trovato quelle iniziali sulla sottocartellina denominata «Volo privato MR» per Washington del giugno 2018: il noleggio dell’aereo taxi che portò il Bullo negli States. Tutto pagato dai finanziatori di Open.


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