• Dietro le sofferenze degli istituti acquistate a prezzi stracciati dalle società di recupero crediti ci sono 1,2 milioni di persone. Incardinato al Senato un ddl di Fdi per dare ai titolari il diritto di riscatto, pagando il 20% in più del prezzo di cessione dell’Npl.
  • Una norma sul riacquisto del mutuo sulla casa. Serva a consentire il ritorno «in bonis» e così riprendere l’immobile al costo dell’asta.

Lo speciale comprende due articoli.

Il 19 giugno scorso un video ha attraversato il Web con qualche milione di visualizzazioni. Si poteva vedere il premier, Giuseppe Conte, su un balcone a Napoli, dialogare con un avvocato settantenne, in piede su un altro balcone e in mutande. «Presidè», ha gridato il civilista, sblocchi subito la 788, una legge che può salvare migliaia di persone». Il riferimento era a un disegno di legge portato avanti da Fratelli d’Italia, nella persona del senatore Adolfo Urso, con l’obiettivo di consentire il riscatto delle sofferenze bancarie direttamente ai debitori. Dal momento che l’Italia è il Paese della commedia, una proposta così delicata e seria che coinvolge addirittura 1,2 milioni di italiani (tra persone fisiche e titolari di società) è finita alla ribalta grazie a uno spezzone di cabaret. Al quale Conte ha replicato con un «me ne interesserò» durato giusto il tempo di richiudersi la porta del balcone dietro le spalle. Il picco di viralità del video è durato qualche giorno. Invece il testo di legge è andato avanti e da venerdì è incardinato in commissione al Senato. Grazie alla doppia firma della leghista Roberta Toffanin, il ddl ha fatto il primo passo formale per incamminarsi lungo tutto l’iter parlamentare e vanta la concreta possibilità di entrare con un emendamento in uno dei prossimi voti d’Aula.

L’obiettivo è «agevolare le prospettive di recupero dei crediti in sofferenza e favorire il ritorno in bonis del debitore ceduto, al fine di contribuire allo sviluppo e alla competitività del sistema economico produttivo nazionale», si legge nel primo articolo, «anche attraverso misure che favoriscano, tra l’altro, la ripresa dell’accesso al credito per le famiglie, i liberi professionisti e le piccole e medie imprese». In pratica se il testo di Urso diventasse legge si creerebbe un canale privilegiato per i debitori che avrebbero la possibilità, tramite un diritto di opzione, di ricomprarsi il non performing loan o direttamente l’incaglio aggiungendo al prezzo con cui la banca l’ha ceduto una percentuale compresa tra il 20 e il 40%. Immaginate che il debito venduto da un istituto a una società specializzata in Npl o un altro istituto che si occupa di sofferenze valga 20.000 euro rispetto ai 100.000 valutati al momento dell’interruzione dei pagamenti delle rate. Il debitore avrebbe tre mesi di tempo per sborsare 20.000 euro più 4.000 nel caso in cui non ci siano spese legali o 28.000 complessivi nel caso di un contenzioso già avanzato. In questo modo si fisserebbe un margine predefinito per tutte quelle società che hanno fatto incetta di Npl dalle banche obbligate a cedere in fretta e furia e contabilizzare secondo le regole imposte da Bruxelles agli istituti europei. Le condizioni di accesso al diritto d’opzione mirano a favorire quasi esclusivamente i piccoli. Le singole pratiche di Npl non devono superare i 25.000 euro. Il credito ceduto deve essere stato classificato prima del primo gennaio 2015 e se si tratta di una impresa, le dimensioni del fatturato devono classificarla nel perimetro delle Pmi.

Per le cessioni effettuate prima dell’eventuale entrata in vigore della legge, ci sarà una finestra di soli trenta giorni per avanzare la richiesta di subentro alla società cessionaria. In questo modo si vorrebbe dare il tempo di sanare anche le posizioni cristallizzate da ormai troppo tempo. Bisogna considerare, infatti, che il fenomeno dei crediti deteriorati in banca raggiunge il picco nel 2015 con 360 miliardi tra sofferenze (201,1 miliardi), inadempienze probabili (136,3 miliardi) ed esposizioni scadute (13,8 miliardi). Da lì è partita su diktat della Bce e delle istituzioni europee la corsa a fare pulizia di bilancio. Ora gran parte dei bilanci sono lindi. Ne hanno pagato il conto gli azionisti e tutti coloro che avevano investito nelle banche italiane che hanno perso verticalmente valore. Ma quella cifra immensa espulsa con un tratto di penna da un libro mastro, rappresenta ancora la vita di più di un milione di persone. La casa perduta, il capannone sigillato o l’azienda vicina al fallimento. Sul mercato del recupero crediti è finita, dunque, con ogni probabilità, una parte consistente dei 170,8 miliardi spazzati via dai bilanci delle banche. E ora la politica vorrebbe evitare che quelle persone, in grado di sollevarsi, debbano restare da sole a trattare con chi fa recupero crediti. «Piena soddisfazione perché, finalmente, dopo oltre un anno di battaglie, la commissione finanze del Senato ha attivato l’iter del disegno di legge», ha detto Adolfo Urso, «poche ore dopo dall’approvazione a larga maggioranza nelle Commissioni Lavoro e Attività produttive del Senato di un ordine del giorno, che impegna il governo a dare soluzione al dramma sociale e produttivo di oltre un milione di italiani tra imprese e famiglie, schiacciati dal peso dei crediti deteriorati che di fatto rende difficile la loro attività produttiva. Tutto questo conferma che ci sono finalmente le condizioni politiche per approvare in breve tempo un provvedimento così fortemente atteso». A dire sì oltre a Lega e Fratelli d’Italia sono stati anche i parlamentari 5 stelle. Segno che da qui a fine anno potrebbero esserci probabilità concrete. anche Lando Maria Sileoni, segretario della Fabi, il sindacato dei bancari si unisce alle lodi dell’iniziativa, dal momento che da tempo sostiene la necessità di tirare una linea su ciò che è stato. Non per favore chi ha comprato a prezzi stracciati ma per far ripartire l’economia. In effetti le banche hanno già perduto quel denaro. Adesso si tratta di cancellare l’onta del debito per dare scarpe nuove a chi può tornare a correre. Non a caso l’ultimo comma del testo prevede che chi si ricompra il proprio debito venga cancellato dalla centrale rischi.


Da non perdere

Ticket di 50 euro per vedere Venezia
I nostri soldi

Ticket di 50 euro per vedere Venezia

Un superticket che potrebbe arrivare fino a 50 euro. È questa l’idea lanciata dal primo cittadino, che ha annunciato la richiesta al governo di alzare la soglia del biglietto di ingresso per i turisti nella città lagunare dagli attuali 5-10…

Ripagare il Pnrr ci costerà una manovra
I nostri soldi

Ripagare il Pnrr ci costerà una manovra

È ormai da quasi sei anni che sosteniamo che l’accordo politico concluso da Giuseppe Conte all’alba del 21 luglio 2020, che poi ha portato al Pnrr, sarà ricordato come un’enorme e dannosa ipoteca sul futuro degli italiani. Avevamo previsto -…