• Antonio Tanza, rappresentante dei consumatori nel comitato Edufin, responsabile del portale creato dal governo per dire agli italiani come usare i loro risparmi, minaccia l’addio: «Strumento per convincere tutti ad aprire un conto corrente»
  • Francoforte in una morsa: le nuove regole sui crediti deteriorati penalizzano le nostre banche. Fare retromarcia, però, azzererebbe la credibilità della Vigilanza europea.

Lo speciale contiene due articoli.

Pronti, via, casino. Il comitato Edufin per l’educazione finanziaria, quello che dovrebbe «rieducare» i risparmiatori italiani in modo che la smettano di perdere soldi stupidamente con le banche, rischia di dover rinunciare alla copertura delle associazioni dei consumatori a neppure dieci giorni dalla partenza del portale varato da ministero dell’Economia, Consob, Bankitalia e via vigilando.

Il rappresentante del coordinamento dei consumatori nel comitato Edufin, Antonio Tanza, nell’ultima riunione ha criticato pesantemente tutto l’impianto dell’operazione, sia dal punto di vista dell’impostazione ideologica (tutta «filo banche»), sia della trasparenza nell’uso dei fondi pubblici. E ha scritto alla ventina di associazioni che rappresenta, da Adusbef a Federconsumatori, passando per Cittadinanzattiva e Adiconsum, aprendo un dibattito che potrebbe portare all’uscita dei consumatori dall’iniziativa.

L’antefatto di questa trovata del governo Gentiloni sono le crisi bancarie di questi ultimi anni, che si sono mangiate i risparmi di oltre mezzo milione di italiani in avventure che La Verità ha raccontato fin dalla sua nascita, come Popolare di Vicenza, Veneto Banca e Banca Etruria. In un Paese normale, sarebbero stati messi sul banco degli imputati i banchieri che hanno violato la legge e, eventualmente, i vigilanti che non hanno vigilato. Da noi, invece, il centrosinistra è riuscito a far passare un messaggio subliminale ben diverso: se uno ha perso i soldi, per esempio nei bond convertibili di Banca Etruria, il problema non è che qualcuno lo ha truffato, ma che lui è ignorante.

Il comitato per l’educazione finanziaria è stato istituito ad agosto 2017 con apposito decreto del ministro Pier Carlo Padoan, che ha nominato come presidente l’economista Annamaria Lusardi e altre dieci personalità tra le quali spiccano il proprio portavoce Roberto Basso e i rappresentanti di Bankitalia, Consob, Covip (fondi pensione), Ivass (assicurazioni), Ocf (consulenti finanziari). E l’avvocato Tanza, presidente di Adusbef, su indicazione di tutta la galassia dei consumatori. Bilancio annuo: 1 milione di euro.

Lo scorso 16 aprile è finalmente partito il portale www.quellocheconta.gov.it, ma nella riunione del 13 aprile il rappresentante dei consumatori ha sollevato varie questioni che ha poi riversato in una lettera ai propri mandatari e che La Verità ha potuto leggere.

Tanza ha innanzitutto contestato l’impostazione del sito, dove «si mira esclusivamente a promuovere le magnifiche e progressive sorti del sistema bancario, nel tentativo di acquisire gli ultimi 3 o 4 milioni di cittadini non ancora bancarizzati». Quando si apre il sito, ci sono subito alcuni video che presentano in ordine alfabetico i vari strumenti bancari e di risparmio, anziché in ordine di popolarità e complessità. Nel primo modulo, ad esempio, ci si imbatte subito nel bonifico sepa, ma Tanza fa notare che non è esattamente la prima cosa con cui introdurre il cittadino al magico mondo bancario. «Le guide già presenti sul sito di Bankitalia, dai mutui per la casa al credito al consumo, sono addirittura più accattivanti di quelle sfornate dal comitato», scrive il presidente di Adusbef. Che poi definisce il sito «carente» perché «non è stato studiato tenendo conto delle ampie conoscenze dei consumatori».

Quello che dovrebbe connotare un’iniziativa del genere dovrebbe essere almeno la trasparenza, ma secondo i consumatori manca anche quella. Il bilancio 2017 non è stato ancora consegnato ai membri del comitato, anche se è stato loro detto che una copia sarebbe stata pubblicata sul sito del ministero dell’Economia. Anche qui Tanza allarga le braccia e scrive: «Pare sia nella sezione Trasparenza del sito del Mef, ma io non sono stato capace di trovarlo». A dire il vero, non è riuscito neppure a noi.

In ogni caso, si sa che circa 750.000 euro sono stati spesi per attrezzature varie e per far partire il portale, mentre il resto del milione sarebbe finito in borse di studio e consulenze.

Ma è la proposta di bilancio per il 2018 che è già ritenuta «inaccettabile» dai consumatori. Le loro associazioni, in prima fila nell’assistere decine di migliaia di truffati, sono contemplate solo in quanto riceveranno 100.000 calendari, che dovranno poi distribuire gratuitamente. «Ho lottato perché i calendari arrivassero almeno a spese del comitato presso le sedi delle associazioni: inizialmente avremmo dovuto curare noi anche il ritiro», scrive Tanza ai colleghi.

Per gestire il portale, secondo Tanza, si spenderanno invece 13.500 euro al mese, ovvero molto di più quanto spendono le associazioni per i propri siti, mentre ben 640.000 euro se ne andranno in campagne informative. Di questi, ben 400.000 euro andranno in acquisto di spazi pubblicitari. Ma non mancheranno anche 15.000 penne a sfera con il logo Edufin da regalare qua e là.

Sul budget 2018 hanno espresso perplessità anche altri quattro consiglieri, ma è con i consumatori, che si vedranno il 3 maggio, che si rischia lo strappo più doloroso.

Il tutto mentre da oltre quattro mesi si attende lo sblocco di 10 milioni di euro derivanti dalle multe Antitrust, in buona parte frutto delle denunce dei consumatori.

Francesco Bonazzi


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