«Se non calano le tasse sull’arte la concorrenza ucciderà il settore»
Nel riquadro, Andrea Sirio Ortolani (Ansa)
Il presidente dei galleristi Andrea Sirio Ortolani: «Parigi e Berlino sono scesi sotto il 10%, noi siamo al 22%».

Dal primo gennaio Francia, Germania e anche Lussemburgo hanno modificato le aliquote sulla vendita di opere d’arte. I nostri cugini d’oltralpe sono passati da una tassazione del 20% al 5,5%, mentre i tedeschi dal 19% al 7%. I lussemburghesi sono all’8%, ma anche l’Olanda si sta muovendo in questo senso, come del resto tutta Europa. In Italia, invece, è ancora fissa al 22%, nonostante i buoni propositi dello stesso governo degli ultimi nove mesi. «Il panorama dell’arte e anche della cultura in Europa, sta cambiando in maniera drastica. I galleristi italiani iniziano a guardarsi intorno, anche perché trasferirsi all’estero conviene, ma questo comporterebbe un grave danno per noi» dice alla Verità Andrea Sirio Ortolani, presidente dell’Associazione dei galleristi italiani (Angamc) e vicepresidente del gruppo Apollo.

«L’Europa sta cambiando velocemente e questo porterà grossissimi problemi: ci sono differenze abnormi, i collezionisti andranno a comprare sicuramente in Francia o in Germania per poi portare in Italia. A perderci è il sistema Paese». Si tratta di un danno incalcolabile. «Questo significa che le gallerie italiane avranno un crollo del fatturato», continua Ortolani. «Per questo pensano a delocalizzare. Tutto questo avrà conseguenze devastanti su tutta quella che è la filiera dell’arte e anche della cultura».

Negli ultimi mesi ci sono stati lunghi colloqui con il governo. È in discussione in queste settimane il progetto di legge Amorese, si discute anche del dl Cultura, ma intanto il tempo passa e l’Italia è sempre un passo indietro rispetto ai competitor. «Il dialogo è stato costruttivo e il sottosegretario ai Beni culturali ha dichiarato in maniera esplicita che il piano è riformare il mercato dell’arte, ma sono passati molti mesi. Purtroppo nel settore la paura si è trasformata in panico. Bisogna fare veramente dei passi concreti in questa direzione, altrimenti la diaspora inizierà già questa primavera».

E oltre ai galleristi rischiano di uscire anche i capitali. «È tutto imponibile che non viene preso dalle casse dello Stato. Se invece si adottasse una tassazione agevolata i capitali rimarrebbero qua. Sarebbe un arricchimento sia da un punto di vista economico sia culturale», sostiene Ortolani. «Se si abbassa l’Iva aumentano i fatturati. Di conseguenza c’è anche tutto un effetto Irpef, perché da un punto di vista statistico abbiamo un moltiplicatore enorme. A giovarne sarebbe tutta la filiera».

Non bisogna pensare solo alle gallerie. Ci sono artigiani, restauratori, incorniciatori, stampatori, tutti lavori che rischiano di essere persi. «In Italia abbiamo le più importanti maestranze al mondo. Nel momento in cui non hanno chi gli dà lavoro chiudono», precisa il presidente dei galleristi italiani. Il rischio per l’Italia, in sostanza, è di veder scomparire tutto quello che è l’arte contemporanea. «Ci potrebbe essere un impatto anche sul sistema fieristico. Che interessi ha una galleria straniera, ma anche una italiana, a fare una fiera in Italia dove l’aliquota è al 22%? Se si va a fare la fiera in Francia o in Germania o in qualunque altro posto la transazioni sarebbero agevolate». Per Ortolani sono a rischio migliaia di posti di lavoro, in un settore dove se ne contano circa 30.000. «C’è il rischio che il nostro Paese possa essere svuotato, perdendo opere importanti: sarebbe un contraccolpo devastante. Se non hai gallerie che appoggiano gli artisti e finanziano i loro progetto, tutta la programmazione d’arte moderna e contemporanea va a scomparire. È un calo di qualità che rischia non solo la cultura ma tutta l’economia italiana».

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