L’energia fossile perde terreno, mentre cresce chi ha puntato sulla produzione verde grazie al calo dei costi. Interessanti anche le utility che offrono pacchetti completi, dalla fornitura di luce e gas alla raccolta rifiuti.

Investire nelle azioni dei settori energia e utility era considerato, soprattutto nel passato, un modo semplice di approcciarsi al mercato azionario con società con buoni flussi di dividendi e spesso alte cedole. Senza considerare volatilità tutto sommato contenuta. Il 2020 ha fatto a polpette questa idea, visto che molte società dell’energia tradizionale e basata soprattutto sui combustibili fossili, come sui servizi di pubblica utilità, hanno visto le quotazioni anche scendere di oltre il 50%.

Purtroppo, anche la cedola da parte di molte di queste società è stata rivista al ribasso o cancellata con il caso abbastanza emblematico di Exxonmobil (ex Esso e prima ancora Standard oil). Per intenderci, stiamo parlando della stessa società che fino al 2011 aveva il valore di Borsa più alto del mondo. Ben diverso è stato invece il comportamento delle società del settore energetico che avevano puntato più sulle energie rinnovabili, come solare ed eolico.

«La crescente pressione dell’opinione pubblica per le fonti energetiche rinnovabili ha portato a un flusso di aiuti governativi e più recentemente al Green deal europeo», spiega Salvatore Gaziano, direttore investimenti di Soldiexpert scf, «Per anni, il motore principale dello sviluppo delle energie rinnovabili sono stati gli incentivi statali, necessari per giustificare l’investimento. Tuttavia, con i costi che si riducono così drasticamente ogni giorno che passa, le energie rinnovabili possono generare interessanti ritorni sugli investimenti. Il costo degli sviluppi delle energie rinnovabili è diminuito al punto che stanno diventando più economici dei combustibili fossili», spiega Gaziano.

Nel settore delle utility o più propriamente multiutility, visto che spesso queste società si occupano per esempio in Italia di acqua, luce, gas, rifiuti e altri servizi, il tema d’investimento è supportato anche da piani d’investimento importanti destinati ad attività ad alto valore tecnologico, dall’efficienza energetica alla digitalizzazione.

Comparti interessanti per gli investitori, ma dove non è facile muoversi con scelte nette poiché i multipli di alcune società del settore sono diventati fuori controllo, soprattutto nel segmento legato alle «nuove energie».

Mai come oggi, dunque, con anche il peso di una pandemia mondiale sulle spalle, investire direttamente sui titoli dell’energia può essere un azzardo. Meglio affidarsi a fondi ed Etf che hanno il vantaggio di ridurre i rischi.

Del resto, i prodotti non mancano e alcuni di questi non smettono di offrire soddisfazioni ai risparmiatori. È il caso, ad esempio, dello Spdr msci Europe che è cresciuto del 56,28% in tre anni e dell’iShates global clean energy, in salita del 252,4% in tre anni. La lista è lunga per gli amanti dei rendimenti elevati: il Bnp paribas energy transition è cresciuto del 138,9% in 36 mesi.

Del resto, non si tratta di una bolla, ma di una vera e propria tendenza verso le energie pulite che sta facendo molto bene anche ai risparmiatori che vi investono.

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